Si, ci piace chiamarlo così, come lo faceva con assillo il nipotino torinèse di “Al Bar dello Sport”, poi legato come un salame al termosifone di casa perchè infastidiva lo zio, intento all’ascolto di Tutto Il Calcio minuto per minuto, da cui li a poco apprese con incredulità di aver fatto un Tredici miliardario che gli avrebbe cambiato l’esistenza.
 
Una delle tante magistrali interpretazioni del Lino Nazionale, capace di essere per un ventennio (quello buono, ndr), a cavallo tra gli anni ’70 ed ’80, il Re del cinema che più ci ha fatto ridere di gusto (lo chiamavano Trash, ma era Avangurdia pura), con capolavori puri che rimarranno indelebili negli archivi cinetelevisivi ma soprattutto nelle mascelle sbellicate delle generazioni che li hanno vissuti in diretta ed ora li rivedono e rivivono con lo stesso sapore del “come fosse la prima volta”.
 
Lui, Lino, ragazzo semplice e della strada, che cerca e trova la fortuna al nord, ma che non osteggia e non perde mai quel nobilissimo animo popolano, di chi si è saputo adattare ed arrangiare, di chi ha sempre voluto il contatto con la gente; quella Gente che non lo ha mai lasciato, e ha continuato a seguirlo senza soste, negli anni, nel piccolo e nel grande schermo, anche quando ha deciso di tuffarsi in maniera poliedrica nel mondo più serioso della commedia Rai, ascoltatissima, ovviamente, anche per la presenza di nonno Libero.
 
E quando, non più di un lustro fa, il dato auditel de “L’allenatore nel Pallone”, andato in onda una calda notte in estate inoltrata, faceva registrare più di un milione di spettatori, beh, forse lì anche i più ottusi critici si sono dovuti convincere che l’amore e l’affetto del pubblico valgono più di ogni altra statuetta più o meno laccata.
Auguri Lino, interprete e raghèzzo impareggiabile.
 
Capa di chèzzo, Paròla… (continua)