E’ stato sicuramente un mondiale (di nuoto) a grandi tinte azzurre, con la ciliegiona finale del trionfo Settebello atteso da anni diciassette. E’ stato senz’altro il mondiale di Fede Pellegrini, due ori immensi e qualche lieve recriminazione. E’ stato anche, suo malgrado, il mondiale horribilis di Luca Marin.

Il 25enne chiude la kermesse con un poco lusinghiero 18mo posto nella staffetta mista azzurra, poi si sfoga in diretta planetaria con l’ormai ex morosa, proprio lei, super Fede Pellegrini, e con l’amico ed ex compagno di stanza, Filippo Magnini, ai quali viene attribuita una relazione che va avanti almeno dall’inizio dei mondiali cinesi.
 
Incazzato, rabbioso e abbastanza distrutto, Marin va ai microfoni di RaiSport (guarda il video) con un solo obiettivo: sfogarsi e far sapere al mondo che da un pò di tempo sotto la sua robusta cute sono nate e continuano a crescere due enormi ed affilatissime corna. E che, causa queste “pinne” che si trova in testa, ha perso, oltre che l’ammontare di ben 6 chilogrammi in 20 giorni (tanto da creare incredulità anche nel clan del Kilokal Tardelli) anche tutto quel poco che c’era da perdere nelle vasche di Shanghai, da cui non vede l’ora di scappare, a costo di farlo anche a nuoto, per allontanare quanto più l’influenza e l’effetto della criptonite cinese.
 
Povero Marin, si trova come nel peggior Uccelli di Rovo, castigato dall’amico-prete fidato; come in Beutiful, asfaltato dal mascellone di Ridge; come in Dallas, depresso e rincoglionito come la strappalacrime Sue Ellen. E’ uno sfogo tanto di pancia quanto fanciullesco, come si faceva tra i 15 ed i 18, dove le scoppole d’amore o presunto tale ti lasciavano inebetito per settimane. Povero ed orgoglioso Marin, esce Lui allo scoperto dopo che nè Magnini nè Pellegrini avevano mai confermato alcunchè, ma si sa, chi tace acconsente e chi parla, è le corna che si sente.
 
Rimane comunque una pagina di tivvù vera, pulita, Real, dove un ragazzo di 25 anni si esprime come fosse a casa sul divano con mamma, con tanta rabbia in corpo quanto pene d’amore in cuore, mettendoci la faccia, con genuinità, schiettezza e la serenità di non essere il colpevole. Così abbiamo smontato il mito fasullo ed ipocrita in cui tutti i professionisti dello sport debbano essere da contratto delle macchine da guerra alla Ivan Drago, create e programmate solo per gareggiare ed assolutamente esenti da ogni tipo di coinvolgimento umano e personale.
 
Al diavolo i prototipi da laboratorio, abbasso chi vince e pare una Sfinge, e viva il nostro Luca Marin, genuino ed abbacchiato, ma fiero di poter mostrare all’intero universo le sue onorabilissime corna da competizione.