Lo sciopero di A che a parole nessuno voleva ma che poi nei fatti fa il comodo di tutti, dai furbetti presidenti oligarchi che potranno rimpolpare le rose ancor troppo scarne, passando per allenatori e giocatori che avranno due settimane vitali per affrontare delicati temi tattici, finanche, checchè se ne dica, ai tifosi demagoghi che se ne potranno rimanere un week end in più dalle parti di Ostia o Zadina di Cervia, inveendo dai baretti della spiaggia contro gli amati “miliardari” del pallone, beh tutto questo consegna anche,  a noi malati del calcio a tutte le stagioni, una bella novità televisiva, una sorpresa non attesa nel panorama della tivvù in chiaro che non dà cenni di cambiamento e di vitalità oramai da un’era geologica.

Il promo della trasmissione dei giorni passati mi aveva assai incuriosito, e l’orario in piena terza serata (inizio intorno alla mezzanotte) non mi scoraggiava affatto, abituato come sono a certe abitudini nottambule (non fatevi troppi viaggi, parlo di tubo catodico, al massimo di plasma). La trepidante attesa per l’inizio di una nuova stagione del rinnovato Controcampo mi aveva fatto salire una certa eccitazione da pre-partita, tanto da arrivare a scaldarmi una mezza pizza che stava macerando nel fornetto non so’ da quante ore o meglio, forse, da quanti giorni. Il clima era quello ideale del grande evento, della serata fantozziana con tara di fagioli e cipolla, intera tovaglia pic-nic arrotolata attorno al collo, e birra ghiacciata targata Lidl, con rutto rigorosamente libero, da ogni turbamento. Ed il consueto ritardo commerciale Mediaset sull’orario di partenza non faceva altro che incrementare il mio livello di adrenalina e di fame chimico-nervosa, tant’è che decido di imbattermi verso gli ultimi residui bellici presenti nel cigolante frigo, dai latticini asfissiati e probabilmente scaduti da oltre una decade, alle fettine di salame ungherese dal sapore di Emmenthal svizzero, fino alla latta di birra weiss depositata il giorno prima, sgassata e più amara del peggior chinotto. Il tutto condito da due morbide fette di pan bianco che hanno la fragrante morbidezza delle fette biscottate del mulino (non quello Bianco, il mulino quello vero!).
 
La Rete finalmente ha pietà di me e, onde evitare un’imminente lavanda gastrica d’urgenza, decide finalmente di lanciare il terribile promo della SerieA Tim (per inciso, ritengo assurdo ingaggiare Bianca Balti per poi tenerla mascherata con baffi e mantelli) che da il là alla sigla introduttiva dell’agoniato Controcampo.
 
L’inizio è un po’ shoccante, studio completamente vuoto, silenzio profondo e rotondo tavolo in mezzo alla sala, con Alberto Orsetto Brandi, dalla chioma sempre più impeccabile e la facciotta intonacata con cazzuole di fondo tinta, che dà il benvenuto con tono pacato e quasi dimesso, girando immediatamente la parola alla vera e propria sorpresa della stagione, tale Giuseppe Cruciani. Il radiofonico conduttore de La Zanzara dimostra subito, a differenza della non esaltante stagione scorsa, di essere decisamente a suo agio in questo nuovo  format, che pare calzare perfettamente il suo profilo; Brandi conduttore e pacato “lanciatore” di temi e servizi, Diegone Abbatantuono che fa da elemento di rottura, mostrando l’ala più popolana della massa pallonara, un sedia vuota da riempire con gli ospiti di turno, e soprattutto la linea diretta con il pubblico da casa, con eventuali incursioni di protagonisti dell’attualità calcistica. E lui, Beppe “Dica!” Cruciani che fa domande scomode, dirette ed incalzanti, un po’ all’americhèna, quello che noi seguaci zanzaristi conosciamo ormai da tempo, ma che in televisione non si vedeva da secoli, forse dai tempi risorgimentali del primo processo di Biscardi.
 
La trasmissione è subito scoppiettante, con la quarta seggiola occupata da Ricciolino Tommasi, di poche e silenti parole, ed in collegamento telefonico ecco prima Cellino poi il dott. Beretta, a completare il puzzle degli indegni protagonisti dello sciopero agostano. Il Pres. del Cagliari  è carico da morire, accusa di inadeguatezza il capo della Lega, che poi anche lui interviene in diretta; parte così un deciso ed accattivante contraddittorio (99% per merito di Cellino) costantemente interrotto dalle irruzioni schiette ed a gamba tesa del buon Crucià, con il suo soluto modus  poco diplomatico ma efficace del “Si o no?”, che un po’ imbarazza il Brandi. Bell’inizio, vivo e partecipe, non c’è che dire. Abbatantuono, vestito da beduino del Sahara con l’immancabile sciarpa-coperta alla Maurizio Mosca ed un mini trash ventilatore da “tutto a 1 euro”, pare essere un po’ fuori dai giochi, estraneo alla manovra imposta dal Cruciani, abulico e timoroso, quasi un balenone fuor d’acqua. Si teme già per il flop, che Diego possa subire troppo l’eccessiva tecnica-dialettica degli altri due, ma, si sa, ai fuoriclasse basta poco, serve un’intuizione per risolvere la partita, ed ecco che il barbuto Attila parte con un intervento dei suoi alla “sfoghi di calcio”, spezzando poi definitivamente il ghiaccio con un uno-due di esilaranti battute nel suo inimitabile stile, semplice e spassoso.
 
Tommasi si deve pure sorbire l’incursione telefonica del finto Giulio Tremonti (già ampiamente testato a La Zanzara) che esordisce con uno sbellicante “Salve Bùandi, buona seùa” e quel bravo boyscout di Damiano ci mette un bel po’ a capire che collegato non c’è il ministro, ma la sua ottima controfigura. Strano, ma talvolta il pallone può anche riuscire strappare qualche buon sorriso. Mister AIC lascia poi il posto all’eccentrico uomo-mercato Mediaset, l’ormai mitico Paolo Ossigeno Bargiggia, subito preso in mezzo (giustamente, ndr) da un eccitatissimo Cruciani, che sponsorizza le immagini della di lui “mutazione” nel tempo. Per finire il corredo ecco anche qualche signor telespettatore che interviene da casa, e che viene gestito e stuzzicato quasi esclusivamente da Beppe, vero one man show, con Alberto Batuffolo Brandi relegato al ruolo di comprimaria comparsa o al massimo di segretario “annuniciatore” delle telefonate. Cruciani si prende tutta la scena, scegli lui chi mandare in onda o chi bloccare per via della linea disturbata e, ad un certo punto, decide pure in piena autonomia di mandare anche la pubblicità, senza se e senza Brandi. Speriamo che l’Alberto B. in Piccinini non soffra troppo di sudditanza nei confronti dell’onnipotenza dell’uomo-zanzara e, per ritagliarsi un po’ di visibilità all’interno del Suo programma, alla fine non sia poi costretto ad inventarsi cameramen.
 
E comunque, per quello che si è visto nella prima notte, dobbiamo dire che il format c’è, è brillante, piace. Buona idea quella di Brandi quella di eliminare il pubblico e quei logori e ritriti ospiti da talk, che parlano il solito politically calcio-correct e non aggiungono nulla al tedio generale, se non qualche strillo per far svegliare la gente in studio e far salire l’audience; ottimo eliminare finalmente la valletta gnocca che non nulla ci stava a dire in mezzo ad un’arena fatta di animali di tattica e fuorigioco; bene ridurre il palco ad un tavolino rotondo giusto ed essenziale, con l’ospite di turno che è più a suo agio e maggiormente intervistabile (e vulnerabile); ci sta anche l’intervento diretto della gente, che fornisce al programma un’identità più popolare e meno di elite, come se un pezzo della trasmissione fosse fatta direttamente dal pubblico, da noi. E questo, si sa, in un paese che conta non meno di 70 milioni di commissari tecnici, rappresenta sicuramente un motivo di forte apprezzamento.
 
Era comunque arrivato il momento di cambiare, soprattutto per Mediaset che, vista l’impossibilità di far concorrenza ad una seppur modesta Domenica Sportiva (da quest’anno con il jolly Gnocchi) e con la conferma dell’orario “notturno”, non poteva far altro che sterzare clamorosamente. E, per quello che abbiamo visto ai blocchi, la partenza è stata tutt’altro che falsa.  Abbiamo per un attimo rivissuto le immagini ancor un po’ sbiadite del primo Processo del Lunedi dell’era post-Biscardi, targato Rai3, che pensavamo fossero state consegnate definitivamente agli archivi od alle teche impolverate. Gigi Garanzini, Paolo Ormezzano, Gianni Mura ed altri giornalisti con la G maiuscola discutevano a ruota libera e con grande serenità delle questioni più o meno assurde del calcio di allora, il tutto corredato allegramente da un buon fiaschetto di rosso e da un salamino nostrano. L’orario di messa in onda era poco dopo l’inizio della giornata, quasi il medesimo di Controcampo, ma la rete non credette troppo a quel progetto così demodè e, dopo un anno di share non molto incoraggiante, decise di prendere altre strade, che ebbero più o meno quel successo di pubblico.
 
Auguriamoci allora che Controcampo Linea Notte non viva esclusivamente per avere un auditel da doppia cifra, anche perché l’orario difficilmente glielo consentirebbe e che, per ottenere un punto in più di fottuto share, non tradisca il proprio pubblico, malato e sonnambulo di calcio, che vuole finalmente riassaporare la pacatezza della discussione e la verità delle problematiche, fatta di domande schiette e dirette che pretendono risposte chiare ed esaurienti, e non quel solito ginepraio di ovvietà pallonara che giocatori e presidenti ci stanno propinando da oltre un ventennio.
 
 
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