Da Barnetta a “Pito” Vilanova. Josè, ora basta!

By on 18 agosto 2011
Normalmente il “luso” riusciva sempre nel suo intento, quello cioè di attirare verso di sè l’attenzione di tutta l’opinione pubblica e non solo, quando qualcosa in campo non andava troppo bene o quando qualche suo giocatore aveva bisogno di un diversivo per rimanere al di fuori da critiche e processi a cielo aperto. All’Internazionale era un classico, lui sbraitava in sala stampa contro chicchessia, e la cappa mediatica era concentrata tutta a sè, mettendo al riparo società e dipendenti da un probabile naufragio e dalla grandine che si prevedeva abbattersi a breve su Appiano Gentile.
 
Ma nella notte catalana in cui forse mai come in questi ultimi tre anni le merengues sono state così vicine a fare lo sgambetto al super Barça, per giunta in casa loro, che motivo c’era di andare ad infilare in maniera così poco furbesca un intero dito destro sull’occhio del fido di Pep Gurdiola, Tito Vilanova?
 
Perchè l’hai fatto Josè? O meglio, porquè? Porquè? Questa volta il modus rissaiolo di far passar tutto in un mega marasma generale, oscurando parzialmente l’ennesima fiesta blaugrana, ha sortito anche e soprattutto l’effetto di annebbiare e cancellare quasi completamente quella che era stata una magistrale doppia interpretazione del Real a dispetto del miglior club di tutti i tempi. Carica agonistica, ottimi fraseggi, buon palleggio, e soprattutto finalmente il coraggio di potere e dovere osare anche a casa dei più forti. Un Real che all’andata ai punti avrebbe sicuramente meritato, e che al ritorno ha giocato alla morte ed alla pari per 87′, e che forse senza la solita magia del solito fenomeno catalanargentino avrebbe con ogni probabilità prevalso nel rodeo dell’extra time o nella lotteria dei penalty. 

Tutto miseramente oscurato, azzerato giornalisticamente, passato brutalmente in secondo piano, causa quella foga di pessimo stile provocatorio che il Mou ha inflitto all’obrobrioso finale di gara, per quello sfizio patetico e di vile cattiveria di voler rovinare un trionfo che sapeva si stava per compiere, culminato da una vergognosa e codarda fuga negli spogliatoi anzitempo, senza neppure attendere il cerimoniale e far capire a tutto il Nou Camp che sono usciti sconfitti sì, ma a testa ben alta e fiera. E invece il generale Mou non ce la fa, non riesce a mostrare a sè, ai suoi giocatori, alla Catalunia ed al mondo tutto che anche Lui riesce a perdere, con onore, con fair play, con una stretta di mano, senza dover per forza iniettare in ogni centimetro quadrato del rettangolo di giuoco un mix viscerale di vittimismo, provocazioni, agonisco violento e tanta tanta pressione extra che probabilmente avrebbe fatto più comodo in altre zolle del campo. Porquè Josè? Porquè?

E’ così difficile finire un clasico senza l’ossessione del torto arbitrale, senza quei cento sorrisini ebeti di pessima circostanza che stanno a dire “Avete visto, anche questa volta è già tutto scritto”; e senza quel vizio di italiana memoria di non accettare mai una  decisione della terna che sia una, strangolando di pressione tutto lo stadio e drogando di rabbia canina i proprio undici giocatori, che somigliano più a ciclisti drogati con la bava alla bocca.
E’ così disonorevole prendersi l’onore delle armi e magari guardare negli occhi i tuoi avversari a fine partita, facendogli intendere che hanno sì vinto meritatamente, ma che alla prossima occasione non avranno scampo?
Francamente non ho capito se davvero tutto questo Mourinho lo fa per tattica, perchè come si dice è la sua strategia, o se siano gli eventi del campo a farlo sbroccare fino a fargli infilare un dito nell’altrui occhio. Certo che è intelligente ed astuto come pochi, ma come pochi è anche insopportabilmente irrispettoso di uno dei valori che fondano lo sport ed il calcio in particolare: la lealtà.
 
E se un gran giocatore come Pepe sia nel primo che nel secondo match assume le sembianze di Jack lo Squartatore, se Marcelo insegue a due secondi dal fischio di chiusura il “neofita” Fabregas scorticandolo dal terreno, e se addirittura il simbolo del Real e della nazionale campione di tutto, Iker Casillias, durante i titoli di coda corre inferocito ed imbufalito contro lo stesso Cesc accusandolo di essere un “piscinero” (un tuffatore), beh caro amato Mou, questo è il risultato del tuo “fine” lavoro mentale fuori dal campo, ed ora forse è giunto il tempo ed il momento che tu ne tragga le conclusioni.
 
Perchè qui non si tratta di ironizzare su Barnetta-Beretta o su Pito-Tito Vilanova, e neppure di difendere questa o quella dignità, qui c’è in campo una squadra (il Real) che accecata dall’odio e dalla vendetta non vincerà mai più alcun titulo se non riuscirà a scrollarsi di dosso quella patina di vittimismo e di sudditanza razziale che ha nei confronti del pianeta Barça. E che tu e solo tu, Josè, gli hai inculcato.
 
E questa volta, se vuoi saperla tutta, hai fatto davvero la figura del fratello scemo di Giamburrasca, perchè la marachella, se la si vuol fare, la si deve far bene, e non con una ventina di telecamere internazionali puntate addosso.
Pirla!
 



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