Doveva essere un terremoto, uno Tsunami calcistico peggio ancora di quello degli anni ’80, dei Paolo Rossi & Co. e invece, come dopo un mesetto dall’uscita delle carte si era già intuito, la solita o quasi bolla di sapone di italiana memoria. Dovevano entrarci Roma, Napoli e forse anche l’Internazionale, ma una dopo l’altra sono cadute le millantanti accuse di un povero ex portiere che di mestiere faceva l’attore non troppo riuscito in qualche  campo dei terza serie.
 
La banda Paoloni-Erodiani si è dimostrata tutto un enorme bluff, e non è andata molto oltre i loro rettangoli di periferia, coinvolgendo giustamente i calciatori che ne erano invischiati, penalizzando per responsabilità oggettiva le poche società coinvolte, senza allargare la macchia di olio e di fango ad un generale sistema di scommesse, una sorta di Moggiopoli delle puntate, come si era tanto scritto ed ipotizzato appena uscita la notizia.
 
Ora possiamo dirlo, seppure siamo solo alla sentenza di primo grado e, c’è da giurarci che le penalizzazioni di Atalanta ed Ascoli saranno limate ulteriormente, ma se dall’inchiesta non fossero usciti i nomi di Cristiano Doni e, soprattutto di Giuseppe Signori, probabilmente questa seconda scommettopoli sarebbe stata relegata nelle pagine 14 e 15, prima del meteo e del programma televisivo.
 
Sei punti meno per Ascoli in B ed Atalanta in A, 3 anni e mezzo a Doni (che può appendere gli scarpini) e 3 al compagno Manfredini (pure lui può trovarsi un altro lavoro, visto che alla scadenza ne avrà 34 suonati). Cinque annetti con proposta di radiazione per il mitico Paoloni, che ora dovrà pensare a come pagare i debitori, ed anche per Beppino Signori, il Nome dell’Operazione, per il quale non si capisce da cosa verrà radiato: dalle scommesse, dalle interviste, o forse da Mediaset Premium di cui è opinionista? O probabilmente da futuribili e qualsivoglia attività che egli volesse intraprendere all’interno del mondo pallonaro, come quella del mister.
 
Può certamente rappresentare un serio dibattito quello legato alla responsabilità oggettiva del club che si vede penalizzato e non poco (6 punti per una squadra che si deve salvare sono un’enormità) per coinvolgimenti non diretti e “solo” perchè un suo tesserato (il più rappresentativo, tra l’altro) fa l’idiota fuori dalla sede delle società ed oltre il rettangolo di giuoco. Con tutto lo sforzo che può esprimere la mia capoccia, non riesco ancora a darne una risposta certa, e schierarmi a favore o contro tale provvedimento. Certo è che l’Atalanta ora si vede partire come prima indiziata alla retrocessione in B “grazie” alla sua bandiera, al suo ragazzone d’oro; forse, a questo punto, Percassi e famiglia potrebbero anche evitare di dire che il progetto bergamasco vede in prima linea il trequartista nato a Roma.
 
Fa ancora sorridere, inoltre, come la responsabilità oggettiva del Chievo ha portato alla società clivense a patteggioare con 80.000 euro il divieto di scommettere del proprio tesserato Stefano Bettarini; anche se, a suo tempo, l’ex Signor Ventura, che già da un pò aveva appeso i tacchetti, non era altro che un “uomo immagine” per la compagine di Sartori e Campedelli. Però, solo fino ad alcuni giorni fa, si scriveva a chiare lettere che i gialloblù erano fortemente a rischio penalizzazione per il coinvolgimento di Big Jim Bettarini. Ma va là dai..
 
Possa starci la crisi delle copie cartacee dei quotidiani, possa starci che d’estate è davvero dura tirare fuori notizie degne di questo nome, ma sin da fine maggio ci è stata propinata e venduta un’inchiesta come tante che si verificano tra i rettangoli poveri della Lega Pro, come un tornado che avrebbe dovuto riformulare in toto i calendari di A e B. Solo perchè alla solita rete hanno abboccato due o tre pesci più grossi e famosi degli altri.
 
Un bluff, pari a quello delle esilaranti esibizioni d’area del mitico Paoloni, il vero portinaio di tutta questa operazione.