Deprimente, mortificante, ridicolo. Solo alcuni dei centinaia di epiteti-aggettivi che avremmo potuto utilizzare per apostrofare il percorso legislativo che varrà il futuro della nostra economia e delle nostre vite. Abituati come siamo alle stucchevoli gestioni della politica interna nazionale, neppure c’è da meravigliarsi riguardo a ciò che stiamo osservando ed ascoltando in queste ore, sbigottiti e con la rassegnazione di chi, come noi, ha visto Montecitorio. A ferragosto titolammo con un roboante manifesto-locandina a 9 colonne (“Miracolo di San Lorenzo”), in cui ci mostravamo moderatamente compiaciuti della sorprendente concretezza e celerità con cui era stata presentata una manovra che personalmente io (come Mlòn) ritenevo sufficientemente buona, anche se  prevedeva tagli (molti) e crescita (poca).

La pacata e sommessa soddisfazione derivava soprattutto dal fatto che la Tremonti-bis aveva accordato a tempo di record le decine di anime del precario asse Bossi-Cav-Tremonti. Il pezzo, che rappresentava più un auspicio che una solida realtà, si concludeva con l’interrogativo classico che accompagna ogni misura  presa (ma non firmata) da qualunque esecutivo si segga in Parlamento: “Sarà tutto vero?”. La domanda alquanto prevenuta nascondeva una scontatissima risposta: “Certo che no !”. Non ci voleva poi tanto ad essere buon profeta Isaia, tant’è che chiunque sia un minimo avvezzo ai proseliti parlamentari aveva fin da subito inteso che la bozza di ferragosto era stata creata esclusivamente per tentare di bloccare l’emorragia dei mercati. Poi, come suole nel terreno italico, si sarebbe vista e rivista, approvata e poi stralciata, inviata e rinculata, sino a finire, come nelle migliori commedie napoletane, per aggiustarsi, per accontentare tutti.

E, si sa, se tieni buone tutte le parti significa che non hai fatto una riforma, hai semplicemente distribuito pani e pesci col bilancino del ragionier Fantozzi. A questo giro, però, si è raggiunti livelli di teatralità e colpi di spugna con conati di dietrofront a cui personalmente non ricordo di aver mai assistito, nell’ormai mia quindicinale hobbistica carriera di osservatore della Real Politique. Vigilia di ferragosto: tagli a province ed enti locali, patrimoniale sopra i 90mila, supertassa e pensioni immutate. La settimana dopo: si lamentano tutti, dai comuni alle regioni, da Montezemolo alla Camusso (ma non i calciatori, ndr), ma anche i titolari Maroni e Berlusconi, così che si dà il via allo scontato processo di modifica. 30 agosto: l’asse Calderoli-Silvio-Tremonti (Bossi è via radio causa gomito rotto) partorisce il secondo ciack della manovra bis: comuni salvati, via in toto province e metà parlamentari (evvai!), se ne va la patrimoniale ma tornano baldanzosamente le pensioni.

Neppure mezza giornata, e siamo ad oggi, 31 agosto, calendario terrestre (ma pare Marte): aut-aut della Lega sulle pensioni, laurea e naia di nuovo in granaio, riesumate Iva e tassa di solidarietà; nel mentre i tecnici informano Silvio che mancano all’appello 5 miliardi, e quei fenomeni di Bruxelles si affrettano a dire che siamo un po’ scarsini nel comparto Crescita. In queste tragicomiche ore ed al cospetto di una giornata di ordinaria follia politica, ho avuto il forte e radicato dubbio che alle riunioni di Arcore e Palazzo Grazioli non vi fosse Tremonti, bensì l’omologo Corrado Guzzanti, non Calderoli ma Bombolo, con Er Monnezza a presiedere lo scranno del Cavaliere. Tant’è che la cosa che più ci scoraggia e ci inquieta è che, a forza di accontentare questa lobby o quel patronato, non si farà altro che scrivere una manovra super partes che mantenga i privilegi di tutte le corporazioni (tra l’altro, che fine han fatto le acclamate fottute liberalizzazioni?) e picchi in testa alla solita massa dei dipendenti che sostengono il debito pubblico.

Il rischio è che questo minestrone con dentro tutto (e niente) ci mandi poi una fattura salatissima, ed un conto da pagare che potrebbe voler dire stagnazione o, ancor peggio, recessione. Impossibile fare pronostici o commentare provvedimenti che al massimo domattina sarebbero già finiti nel tritacarta, inutile e masochistico attenderci che si faccia un riforma con i contro coglioni, coraggiosa ed impopolare. Poteri forti, ordini professionali, corporativismo, cooperative ed assessori ai comuni di trenta abitanti: non preoccupatevi, nessuno vi toccherà, nessuno vi leverà la vostra mangiatoia, perchè qui siamo todos caballeros, è il Belpaese, signore e signori del circo. Anche se ha più le sembianze del Paese dei Balocchi. E per fortuna che c’è quel buontempone di Bersani sempre pronto a farci tornare il sorriso, col suo continuo ed esilarante tormentone, appena riproposto a grande richiesta di radio e tivvù: “Governo nel caos, si dimetta!”. Applausi.