Era nell’aria, doveva succedere, stava per accadere. Da oggi i titoli di stato americani non sono più quelli più sicuri ed affidabili del pianeta. L’agenzia taglia rating Standard & Poor’s declassa gli Stati Uniti, da classe AAA ad AA+, causando fortissime arrabbiature nel dalle parti del Tesoro americano, che parla apertamente di grossolano errore dell’agenzia, e del maggior creditori USA, India e soprattutto Cina, che chiedono che siano rispettati i pagamenti del debito americano nei loro confronti, condannando la politica a  stelle e strisce riguardo la gestione di questo delicatissimo tema finanziario. 

Dunque, la grande America è stata per la prima volta toccata dalla mannaia delle agenzie del rating, che ad oggi paiono davvero le vere padrone dell’economia mondiale, dei loro asset, dei destini di interi Paesi, forse dell’intero  Pianeta Terra. Il Risiko planetario messo in piedi da S&P and Co. ha dunque ottenuto la sua ciliegina sulla torta, la sua fetta più ghiotta, il “territorio” che ora le consente di essere invincibile, di poter giostrare le sorti dell’universo mondo. Ed era comunque sacrosanto che dovesse accadere, e sarebbe stato illogico non si verificasse, considerando con quanta facilità erano state tolte via delle A e dei + da economie che non parevano poi così disastrate. Se per il caso della Grecia, la cui politica recente è stata ai limiti del suicidio economico e della truffa più grottesca, nessuno aveva mosso obbiezioni riguardo al declassamento del rating, molti dubbi erano apparsi riguardo i casi di Spagna (da AA1 ad AA2) ed Italia (tagliato outlook da stabile a negativo), in quella che ormai pareva una vera e propria corsa al taglio ed al ribasso, a cui non sono neppure state sfiorate le due Regine del vecchio continente, Francia e Germania, quest’ultima vera tessitrice e marionettista dei fili che portano alla conquista d’Europa.
 
Seppure il declassamento non è stato applicato dalle altre due super agenzie, Moody’s e Fitch, ora Obama è braccato da ogni parte. Internamente non ha convinto fino in fondo la manovrona bipartisan, dai Repubblicani che vogliono spingerlo verso il baratro, ai sondaggi popolari, che nutrono parecchio scetticismo riguardo alle sorti americane, e si teme fortemente che le classi deboli finiscano per strada; anche esternamente il Presidente abbronzato non sta molto meglio, con i creditori stranieri che ne detengono il 46% del debito, ed uno in particolare è parecchio incazzato (la Cina, chi sennò), spingendosi a dichiarare tramite l’agenzia di Stato pechinese (la Xinhua) le parole che seguono, cariche di significato non solo finanziario: “I giorni in cui uno Zio Sam carico di debiti poteva tranquillamente sperperare prestiti illimitati ottenuti all’estero sembrano essere finiti”.
 
Se il tema della rielezione presidenziale (ad oggi molto poco probabile) di Mr Obama ci tocca poi fino ad un certo punto, quello che angoscia dippiù il Belpaese sono le ripercussioni che i mercati del lunedì mattina avranno rispetto alla “botta” storica che ha portato al taglio del rating USA, per la prima volta vulnerabile, da oggi non più intoccabile. In un’estate finanziaria mai come in questo duemilaundici avvolta nella polvere più oscura del caos totale, i presagi dicono che il buon vecchio MIB subirà l’ennesimo scossone negativo, e che vivremo ancora nel terrore con la paura che la mannaia delle agenzie arrotine possa passare proprio sopra lo Stivale.
 
Sarebbe però il caso che ci dicessero se c’è davvero qualcuno che sta giocando a Risiko, se è lo Standard & Poor’s per le Americhe, se lo sono Francia e Germania in Europa. E ricordargli che non si stanno muovendo e sspostando carroarmatini plastificati per raggiungere obiettivi di carte, qui in giuoco c’è la sopravvivenza economica e non solo di un intero sistema, di un mondo fatto anche e soprattutto di carne ed ossa.