Addio, o chissà, forse è solo un arrivederci. Perchè l’imprevedibile Pier Francesco Pingitore (il secondo da sinistra, Fotomlòn) ci ha abituato a tutto, a cambi di programma inaspettati, a de profundis già celebrati in partenza, per poi assistere a clamorose resurrezioni in versione biblica. 
 
Questa volta, però, pare che il sipario si chiuda sul serio per la banda di Pippo Franco & Co., che già due anni fa dovettero serrare in anticipo “Bellissima”, ultima faticaccia del Pierfa, proprio pochi mesi dopo la scomparsa di una delle anime dell’impalcatura che ha retto per quasi mezzo secolo: Oreste Lionello. E, forse, alla fine è giusto così, perchè quel programma, senza di lui, pareva monco, senz’anima, ed aveva oramai perso la verve degli anni migliori. Meglio così, davvero, altrimenti si sarebbe consegnato ai posteri un prodotto con un finale scadente, probabilmente scaduto, e non quel grande ed immenso contenitore di risate crasse e di corpi di ballo succosi, che ci ha accompagnato dagli anni in cui eravamo la  “locomotiva d’Europa”, fino a quelli del debito pubblico, di prima e seconda repubblica.
 
Dice bene Pingitore, meglio andarsene nella penombra, senza far baccano nè polemica, uscire di scena con quell’eleganza e quella fierezza che ha sempre contraddistinto l’unico vero teatro del piccolo schermo, che rimarrà tale nei secoli. Dopo il trasferimento al Salone Margherita (sempre in Roma) il Bagaglino sbarca nel lunario del piccolo schermo della tivvù di Stato, mamma Rai, che accoglierà la combriccola sino al ’94, anno di passaggio tra le atrocità corleonesi , lo smanettamento della procura milanese e la salita al trono di Re Silvio. Poi è solo Fininvest e Mediaset, con ben sedici edizioni una appressa all’altra, targate Canale 5.
 
Il passaggio alle reti forziste accentuò notevolmente gli scosciamenti reali delle soubrettes prime ballerine (ma anche terze e quarte) e questo, dopo il Drive-In, fu il secondo vero momento di vera emancipazione femminile nel palcoscenico televisivo di casa nostra, per la gioia dei più piccini che guardavano dal buco della serratura assieme ai padri, impavidi ma con il terzo occhio sempre vigilissimo per paura di prenderle dalle mogli, intente ancora in operazioni di lavatura e pulitura del dopo cena. Era l’appuntamento imperdibile del sabato sera, è inutile negarlo, è inutile che anche voi benpensanti della più bigotta intelligentia ammettiate il contrario, perchè un’occhiatina, prima fugace e disinteressata, poi più compiaciuta direttamente dal divano in finta pelle karibù, gliel’avete data anche voi, cari signori della nostra cultura tricolore. Perchè questa non era cultura? La rappresentazione parodiale, goffa e iperbolica dei personaggi della politica e dell’attualità del proprio paese, questa non è cultura, cari detentori e pontificatori della verità e del dogma morale? Per caso, signori giornalisti e conduttori dalla denunzia facile, ridere a crepapelle del proprio primo ministro o capo della principale industria economica, non è per caso cultura anche questo? Sì, lo è, e allo stato più puro. Perchè, dopo 5 o 6 giorni di lavoro più o meno sudato, più o meno stressante, e sicuramente un pò ripetitivo, forse è anche bello adagiarsi e consegnarsi per un pò alla visione serena, lineare e tranquilla di una compagnia di attori e belle gnocche che tentano di migliorare l’umore della nostra settimana più o meno di merda. E, per oltre quarant’anni, ce l’hanno fatta.
 
Grazie Pippo che, seppure quell’orrendo parrucchino, (ma vabbè, dai, è lo stesso) hai saputo presentare un programma come se davvero fossimo al circo, perchè dentro vi erano proprio tutte le bestialità del Belpaese. Grazie Pamela, con quei coscioni da terzino e quelle sopracciglia che parevano quelle dello zio Bergomi, ma che ci tenevi incollati lì, per la tua immensa carica di sex appeal che dura tuttora, e per quei corpi di ballo che guidavi con una solarità unica. Grazie Gullotta, perchè parevi la spalla di tutti, ma solo perchè di te c’era sempre bisogno, sia se si parlava della mascolina Maria De Filippi, se per la conturbante e super femminile Megane Gale.  E grazie a te, fuoriclasse Lionello che, oltre ad averci fatto apprezzare e comprendere un pazzo cervellotico come Woody Allen, sei stato forse l’unico a far sganasciare dalle risa l’amico Giulio senator Andreotti.
 
A te, Pingitore, che ti perdoniamo la creazione del “Mostro Valeriona”, diciamo grazie per aver creato e condotto nei secoli le fila di un programma davvero unico nel suo genere, perchè semplice, diretto ed estremamente leggero. Come piaceva e piace a noi, umili e poveri borghesi di un’Italia che lavora tanto, ma che vuole anche ridere, e tanto. Perchè, come diceva quel tale, chi non ride mai non è una persona seria.
 
E per questo, d”ora in avanti, nei gelidi ed umidi sabato sera di gennaio, saremo tutti un pò più soli.
 

Il Bagaglino: la storia

Teatro Salone Margherita

 

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