Addio Gianpiero, ci mancherai. Ci mancheranno la tua voce stridula in stile “Iervolino metal Jacket”, che già è diventata un cult. Ci mancheranno i tuoi boccoli argentati scolpiti fin sulla fronte, che ci vien una voglia matta di tirarteli su e di darci un taglio netto. Ci mancheranno anche i tuoi fidati ed impareggiabili erpes labbrali, che ti hanno accompagnato sin dal tuo anonimo insediamento in quel di Appiano Gentile.
 
Ci mancherà il tuo caro e personalissimo 3-4-3 che a Marassi faceva ribollire le zolle d’erba, fino a quando qualcuno ha avuto la pessima idea di soprannominarti Gasperson, e da lì son stati cazzi amari. Ci mancherà, poi, il tuo azimo quanto inebriante senso dello humor, che alla Pinetina lo stanno ancora decriptando. Ma ci mancherà soprattutto (a noi tutti non interisti) la tua celeberrima difesa a 3, chiamata così perché nella capitale meneghina solo in tre (tu, ed altri due magazzinieri del Biscione) l’hanno capita fino in fondo. E che era così tenera e morbida che i grissini della Rio Mare gli facevano un baffo (anzi, meglio, un ricciolo, il tuo).
 
Addio Gasp, che ci hai fatto una gran tenerezza quando, nel pre-partita della fatal Novara, ti mostravi con quella vocina balbettante che attaccava le scelte arbitrali e difendeva l’operato di una squadra che a quell’ora era già in riunione plenaria al Toqueville, con tanto di Lapo Forlàn in poltronissima.Non dimenticheremo mai la dignità con la quale hai affrontato quelle tre-quattro conferenze stampa a rispondere, con la tua consona raucedine, sull’impiego dell’Olandese Volante piuttosto che sulla tenuta mentale di un gruppo che da due anni non pensa ad altro che allo Specialone. Mentre, dai palazzi di via Durini, il gelo assoluto, il silenzio che più assordante non si può. Che è anche peggio, molto peggio, della più bieca indifferenza. E tu lo sai bene, Giampi.
 
Che ti aspettavi, caro Gasperson, dopo che il tuo nome è uscito dalla lista presidenziale solo a causa del forfait dell’ultimora di Oronzo Canà, chiamato in extremis per il prequel del prossimo cinepanettone ambientato a Soccavo. E che ti potevi aspettare da un signore (M.M.) che, dopo la pantomimaddio de le parisien Leò, se ne andava in giro per Milano con onte oceaniche di cronisti al fianco cui ripeteva incessantemente: “Chi? Gasperini? No, no. Grazie, grazie.” Che c’era da attendersi da un Presidente Spaventapasseri che è ormai divenuto la parodia dell’imitazione di Teo Teocoli? Nulla, Gasperini, nulla di più di ciò che è accaduto, e che era ampiamente preventivato e preventivabile, quanto poteva essere la scalata al nulla di Gianfranco Fini.
 
Neppure i tuoi mocassini calcavano la soglia degli spogliatoi, e già BetClic accettava scommesse sul tuo esonero, e già la quota era bassissima dopo la sconfitta nell’orientale coppa nazionale. Neanche il tempo di sfoggiare il tuo sorriso a labbra gonfie e socchiuse, ed ammirare i tuoi occhioni richiudersi quasi ai livelli del vecchio Bud (Spencer, ndr), e tutto era già finto, irrimediabilmente compromesso, ed ogni cosa già ampiamente decisa, da tempo.
 
L’affaire Leonardo ha uno strascico di quasi un mese, con il brasiliano che se ne torna beato da Formentera e ci racconta la favola del riccio; e ad Appiano lo fanno pure parlare, e ci credono, è questo il guaio. Dopo aver buttato settimane alle ortiche dei Navigli, il Presidente più impresentabile del globo se ne esce con l’intuizione Bielsa, integralista ed autoctono condottiero di un’altra epoca, e meno male (per entrambe le parti) che non se ne fa nulla. Poi eccoti lo Special Two, Villas Boas, che sente odore di Premier, e giustamente prende il volo. Da lì è un “tutti dentro” quotidiano che fa la gioia di Gazzetta e CorSport, molto meno quella dei supporters nerazzurri. Pare che per Mihajlovic sia cosa fatta, ma il Pres. temporeggia e Sinisa si conferma di viola. Poi ecco la volta di Ancelotti, Don Fabio Capello, Ranieri, Lippi (Claudio, però), fino a chiudere la farsa con i pittoreschi e altisonanti Figo e Roby Baggio. A un certo punto pareva di essere al Processo di Biscardi, quando ancor oggi l’Aldo nazionale tuona convinto e furente: “Robberto Bagggio in nazionale!”. Roba da matti, verrebbe da dire. No, solo roba da Moratti. Perchè i matti, almeno così dicono, non sanno quello che fanno. Questa è la cruda realtà del mondo-Inter, catapultato di soppiatto nella macchina del tempo di pre-calciopoli.
 
Gasperini entra comunque nella storia, come l’allenatore nerazzurro che in campionato non ha mai vinto una partita. E dici poco? Beh, certo che il Gasp nel suo minuscolo un pò se la va a cercare. Entra in un gruppo che aveva già ripudiato Benitez, e non ci va troppo leggero, mettendo subito fuori il “non partente” Sneijder, e intestardendosi con un concetto di difesa e di modulo che non era propriamente nelle corde di questa squadra. Perchè giocare a tre dietro con due “fulmini” come Ranocchia e Lucio è come chiedere a Cassano di non mandare più affanculo nessuno. Escludere l’orange alla prima di Palermo è stato un affronto, poi tanti, troppi cambi di modulo, anche in corso, per trovare un’identità che non c’era, per cercare un gruppo che non lo ha mai digerito fino in fondo, e che finora ha lasciato le chiavi dello spogliatoio solamente a Mou ed al suo amico Leo.
 
Non si vuole sostenere alcuna delle due tesi dogmatiche per cui, o è l’allenatore che si deve adeguare ai giuocatori, o sono questi ultimi a doverlo fare. Però, forse, mister Gasp avrebbe dovuto partire più soft, sommessamente, senza quella presunzione di dover insegnare per forza la sua bibbia, tutta e subito, ma cercando di gestire in primis gli uomini e le menti dei calciatori, creando il cosiddetto “gruppo”, senza imporre cambi abissali e che erano agli antipodi della recente storia nerazzurra. Poi, dopo aver ottenuto qualche buon risultato, pian piano, quatto quatto, ci si lavorava su con il tempo, e avrebbe iniziato a seminare il suo frutto, un pò come ha fatto il buon Allegri nell’altra sponda milanese, dove da grande volpone qual è  riesce prima ad epurare quel dentone di Ronaldinho poi a sbarazzarsi dell’amico Pirlo. Ma in via Turati, si sa, c’è un certo signor Galliani, che è riuscito a tenere tutti in scacco per tre mesi con la favola giornalistica di Mister X.
 
Solo questo si può imputare a Giampi, aver cioè agito troppo da talebano di Grugliasco, quando sai che la gestione di un grande club è fatta soprattutto di quotidiana carica mentale e di autostima, più che di tattica e fuorigioco. Prendiamo il number one, Mourinho de la casa blanca, non mi pare abbia mai fatto cose turche a livello di moduli di giuoco, anzi in certi frangenti pareva quasi un dilettante allo sbaraglio, quando nei finali di partita buttava dentro tutte assieme altre due-tre punte, oltre a quelle di cui già disponeva nel rettangolo verde. Ma poi, nel cervello dei calciatori, ci sapeva entrare eccome, e lo faceva come nessun altro. Da Special One.
 
Gasperini detiene al massimo il 10% delle responsabilità del proprio esonero, e tutto il resto non può che essere attribuito all’abominevole operato di Babbo Moratti, che caccia il 17° allenatore nel suo diciassettesimo anno di presidenza, dopo aver dilapidato un patrimonio che vale quanto una mezza manovra finanziaria.
 
Prima il nostro si fa gabbare come un tonno a pinne gialle dall’amato brasiliano, ma fin qui ci sta. Poi ingaggia il Gasp come ottava scelta del lotto, solo perchè nella margherita non c’era rimasto più un petalo. Se prendi Gasperini, e non te lo ordina il dottore della mutua, devi sapere e sai bene qual è il suo Calcio ed il suo IO, perchè anche Gheddafi conosce il modulo del Giampi. Ma poi, alla prima di campionato, che fai, lo gnorri? Ti metti a contestare pure tu assieme ai tifosi della Nord perchè, come dice la maggioranza dei signori autorevoli opinionisti tivvù, “Con tutto il grano che ci ha messo, che colpe ha Moratti?” Che colpe ha’?!? Ma l’ha preso lui Gasperini, mica gli è stato imposto da Totò Riina? Vero Zazzaroni? Sei d’accordo anche tu, caro Sconcerti? Parentesi fatal-giornalistica: non voglio credere che nessun pseudo commentatore del piccolo schermo abbia mai avuto il coraggio di esprimere a chiare lettere la verità dei fatti, categorica ed impegnativa per tutti. Che MM, cioè, non è altro che un emerito incapace e che i suoi danni sono stati e continuano ad essere di gran lunga superiori alla folta bacheca accumulata nell’ultimo quinquennio. Nessuno lo ammetterà mai, perchè per i dotti ipocriti del digitale/satellite Lui non è altro che il presidente che tira fuori i verdoni, oppure, con quella bella frase che liquida ogni discorso ed azzera ogni accenno di critica, “Moratti è davvero un grande signore”. Amen, e così sia. Chiusa parentesi.
 
Poi, dopo essersi parato per bene nella folta e popolana coltre dei ragazzi della curva, che ti combinerà ancora a questo punto Massimino nostro? Niente. Sbadigli a denti gialli aperti. Se ne sta bello zitto e fumante fino al sintetico di Novara, lasciando marcire per bene mister Giampiero, sotto gli attacchi frontali e concentrici di ogni parte della stampa più o meno organizzata ma, soprattutto, nell’incessante avanzare dell’armata degli Erpes, che prendono definitivamente il sopravvento nei labbroni già malconci del mister.  Così, nell’indifferenza dell’iper-ingessato Branca e degli altri componenti della banda-omertosa Moratti, si conclude con mesta fierezza l’avventura di coach Gasperini all’Internazionale FC. Un omicidio annunciato, tra i più banali e scontati che si son visti fin qui nel terzo millennio.
Ed anche per questo, la pena non sarà troppo alta. I soliti milioni di famiglia che se ne vanno in fumo. E pensate quanto doveva essere grande la paura dei fratelli, che sono arrivati ad affidargli il “giuchino” nerazzurro per far sì che non facesse danni ulteriori e molto maggiori in altri ambiti, quelli finanziari, dove gli zeri lì scorrono come il petrolio. E dove l’organo unico giudicante è il sommo Mercato, mica le domande di Collovati e Maurizio Pistocchi.
 
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