Venerdi scorso è arrivata la sentenza che lo terrà buono per un po’, per due anni e mezzo, interdizione mentale o buona condotta permettendo. Sì, perché il possesso di sei chilogrammi di eroina negli States non è più uno scherzo, non è come annullare un gol regolare a Tommasi, o tramutare un recupero di giuco da sei a tredici i minuti per far sì che la tua squadra natale possa rimontare.

Si conclude come da copione la triste historia di un triste ecuadoreño, che riuscì nel miracolo di divenire arbitro internazionale già nel ’96, che arrivò sino all’impresa di arbitrare nella più importante manifestazione terrestre (il mundial coreano ’02), ma che fu poi vittima del proprio limitato ed ingestibile protagonismo.

Il docile ragazzotto che era l’intramezzo di Sancho Panza con il comprimario di telenovelas venezuelane, provò poi a scendere in campo, nella sua città che a suo dire lo amava e sorreggeva, ma che poi lo ripudiò definitivamente trombandolo alle elezioni per il consiglio comunale. Da allora, per lo scudiero Byron, anche la fatal Quito gli voltò clamorosamente le spalle (e decisamente non a torto, ndr).

Oramai al verde ed ignorato anche tra le mura amiche, il Moreno dall’occhio giallo-lucido e dallo sguardo bastonato decide di far fortuna nell’unico Paese che può avere il coraggio di ospitare con onori ed onorario (parecchio salato) quello che allora era considerato l’essere più odiato d’Italia, e che a quei tempi riuscì addirittura nell’impresa di spodestare dal gradino più alto quel lucifero del Cavaliere. Apparizione (che per grazia di mamma Rai rimase unica) che certamente non passerà agli annali dell’elite radiotelevisiva, con l’appesantito Moreno che balla goffamente con le ragazze “drive-in” Carmen Russo e Lory del Santo, per poi squagliarsela con in tasca un bell’assegno a cinque cifre. Solo dopo però, aver ulteriormente rincarato la dose sulla tragica esperienza sudcoreana, e presi per il culo noialtri per una seconda volta, ancor più beffarda. Ma, si sa, noi italiani siamo speciali anche in questo, nel nostro sprezzante autolesionismo, nel riuscire a riabilitare persino gli odiati nemici, facendoli passare quasi per vittime, come veri martiri di guerra. Anche questo, sissignori, è il Belpaese

Ma il Nostro Byron dal colletto facile non vuole fermarsi certo qui, lui ora non è più il bambinone dall’aria stupidotta e dal sorriso ebete che tutta Quito e dintorni ha conosciuto, e non neppure quel tracagnotto dalla parvenza severa che zompa faticosamente in mezzo al rettangolo di giuoco, e che nessuno rispetta. Ora è un uomo, un vero hombre, con tanto di pizzetto d’ordinanza. E, soprattutto, non è più arbitro, visto che nel giugno ’03 anche la Fifa decide di scaricarlo, non potendo più tollerare quel suo protagonismo, quegli eccessi stravaganti del “Byron Moreno Show”. Per una volta, come dar torto al caro pontefice del pallone Blatter.

L’uomo Moreno, però, inevitabilmente e come natura comanda, non resiste che una mezza stagione, quella tragico-patinata e poco telegenica delle comparsate a suon di improperi e verdoni, e ben presto lascia posto e luci della ribalta a quella che è la sua vera, unica ed inimitabile indole, quella dell’eroe incompreso del fumetto di Fifa 2002. Quella del coglione. Sì, perché, se uno come te, caro Byron, si mette a fare la spola tra le due americhe con sacchi di eroina dentro la giubba, beh allora l’azzardo non può essere che quello del coglione. Con tutto il rispetto (poco) e la compassione (tanta) con qui vorremmo liquidare per sempre tu e la tua triste macchietta.

Addio Byron, arbitro ed uomo improponibile.

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