Se ne va non solo un simbolo, bensì il simbolo. L’emblema di una manifestazione, Miss Italia, che è una creatura tutta sua, che cresce assieme a lui, che muove con lui i primi timidi passi, dal ’59, un’era geologica fà, fino ad arrivare agli anni del digitale e dell’iPad, senza che questa macchina da miss abbia subito nei decenni il benchè minimo processo di deterioramento di appeal.

Mirigliani ha saputo trasformare uno sconosciuto prodotto di nicchia in un meraviglioso spettacolo popolare e popolano, adatto ad ogni età e professione, che ha calamitato l’attenzione e la passione nazionale quasi quanto il Festival di Sanremo. Ed ha avuto il lungimirante merito di non cambiare mai il proprio abito, tenendo sempre quella stessa normalissima formula, e lasciando che fossero i tempi a modellarla a suo piacimento. Certe cose non possono e non debbono mai mutare, perchè altrimenti se ne stravolgerebbero anima e core, e questo il buon Enzino lo sapeva bene.

Addio Mirigliani, per oltre mezzo secolo “l’uomo solo al comando” del foltissimo plotone delle aspiranti regine tricolori. Per cinquant’anni e più, senz’ombra di dubbio, l’ometto più invidiato da Trieste in giù.

Ciao allora Vincenzo, e con te se ne va un pezzo di storia d’Italia. Ed assieme a te se ne va anche Miss Italia. Perchè non riusciremo mai a vederla in altre mani che non siano le tue, lunghe, sottili, calabresi.