Da poco più di una settimana sulle presunte frequenze bolsceviche della grintosa La7,  si è consumato uno dei più efferati delitti televisivi dai tempi del bulgaro editto di santoriana memoria. Era nell’aria, ma l’ufficialità della chiusura del caso non ha fatto che acuire la rabbia della diretta interessata, ora difesa a spada tratta dagli oltre 3500 fans che su FB le esprimono quotidianamente le più vive condoglianze.
 
Pareva indistruttibile, sembrava meglio delle Duracell zinco-carbone, aveva la scorza e la crosta dell’alabarda spaziale. Ma è perita, sotto i colpi sferrati da un omino piccolo-largo, tale Luca Luca Telese, che ha preferito al suo fianco un berlusconiano della prima ora, liberale e liberista quale Nicola “zuppa di” Porro.
 
Che smacco per la torinès-teutonica Luisellona nazionale, che deve abbandonare la platea di “In Onda” dopo appena una stagione, in cui il rapporto con il collega di tavolo è sempre apparso al limite della sopportazione e del filo elettrico spinato. La coppia (entrambi ferramente di ispirazione sinistrorsa), si è subito notato sin dai primi passi percorsi sotto i riflettori (per lei veri bagliori anti-rughe), aveva una voglia matta di stupire, già ad apertura di puntata quando, entrando in scena, entrambi si presentavano al pubblico con il nome dell’altro (per intenderci, Telese diceva: “Benvenuti a In Onda da parte di Luisella Costamagna”, e viceversa). Un po’ banalotto e molto fine a loro stessi, adoni e narcisi della prima ora.
 
Lui ironico e piacione ed il teleschermo, non c’è che dire, lo sa tenere come pochi. Lei, maestrina tutta d’un pezzo, con un spiccatissimo senso dell’anti-humor. Tanto combacianti politicamente, quanto agli antipodi sotto il profilo caratteriale.
 
Già ai blocchi di partenza pareva un’impresa titanica amalgamare queste due fortissime personalità, che mai è parso si potessero neppur minimamente sfiorare, od avere momenti di leggero sollievo di convivenza. Due linee parallele, anche se poi, più per merito della stampa che altro, l’opinione pubblica li dipinge come i nuovi “Sandra e Raimondo”. Bestemmia. Sacrilegio. La coppia più bella del mondo avrà vissuto istanti di forte sussulto, lassù.

Luca “baffino” Telese domina la tavoletta rotonda come fosse nella taverna di casa, a suo agio come non mai (e, questo, badate bene, è tutto nel piccolo schermo), mentre la Costamagna ribolle dentro come se ad ogni minuto di ogni puntata dovesse dimostrare all’intero universo che è lì, in prima serata, perché è brava (la più brava), perché se lo è meritato sul campo, perché nessuno l’ha raccomandata, perché quello è il suo palcoscenico, e nessuno si deve permettere di toccarglielo.

Freme, si agita, a volte sbraita, interrompendo e sovrapponendosi di continuo all’ospite politico di turno, ansiosa da matti di poter dire la sua verità storica, la sua opinione da consegnare ai posteri. L’effetto è quello della secchiona della 3a C, che fin dalle elementari ha il braccio ingessato verso l’alto per la sua ludica solerzia nel voler rispondere ad ogni tipo di domanda fatta dal Proff. che, molto spesso, giustamente, la ignora di proposito, per insegnarle e farle capire che ci deve essere spazio per tutti.

E questa è la tua storia, cara Luisella, fatta di esagerato protagonismo nella conduzione, laddove sarebbe stato invece così semplice fare tranquillamente qualche domanda ficcante, diretta, anche banale. Ma tu volevi essere dippiù che una conduttrice, volevi fare la paladina di tutte le donne del mondo, quelle sottomesse, sodomizzate, stuprate, violentate, o semplicemente rincasate dai propri prepotenti mariti. Volevi sfatare il tabù della “gnocca senza testa”, della valletta figa ma silente, della donna Bunga Bunga. Ed hai sortito l’effetto esattamente contrario, dimostrandoti tu despotica e femminista, irridente e pregiudiziale, opprimente ed antipatica. Non parliamo poi di quello stridulo timbro di voce, che ti fa ancor più insopportabile prima della classe.

Eh sì, molto antipatica, e completamente estranea dal ruolo della conduttrice politica. Se davanti a te hai Gasparri e Vendola, piuttosto che La Russa e Travaglio, non puoi metterti a dare giudizi personali e ad esprimere il tuo illuminato punto di vista (tanto dopo mezza puntata l’aveva già capito anche Renzo Bossi da che parte stavi). Il tuo mestiere è quello di tirar fuori il pensiero dell’interlocutore che stai intervistando, fargli uscire anche le idee più assurde e balzane, quelle cioè meno politically-correct, perché questo è anche quello che vuole il pubblico da casa, i tuoi veri datori di lavoro. Non frega a nessuno capire, sapere e vedere quanto sei preparata, anzi, fa incazzare  scoprire che lo vuoi mostrare in diretta tivvù. E fa allontanare, soprattutto.
 
Quindi, giù maschera e cappello della colpa, e finiamola con i soliti sudici ritornelli dell’epurazione politica, del maschilismo più becero, della par-condicio applicata alla conduzione. Diciamo quello che va detto, con onestà intellettuale ed elementare critica televisiva: Costamagna, ti han cacciato perché non eri adatta, con Telese eri deleteria e, con tutto il rispetto per l’affetto dei tuoi tremilacinquecento fans, tra i due la scelta non si poneva neppure. Che c’è di male, non è mica reato, solo che non sei riuscita a bucare lo schermo (altre cose, una in particolare, ti assicuro invece di sì). E allora che vuoi che sia, La7 un’altra proposta te l’ha già fatta, altrimenti te ne puoi ritornare nella rete 5, quella del “demonio” o, perché no, sul Web o sul satellite con il tuo scopritore Santoro. Vedrai che saprai rifarti, anche al pomeriggio se occorre o, perché no, di mattina presto. Quando, forse, l’effetto sonno potrà finalmente limitare la tua scellerata mania di protagonismo.