Scongiurato un nuovo sciopero, o meglio serrata, come si affretta a ribadire scocciato Renzaccio Ulivieri (presidente dell’Assoallenatori, ndr) a chi gli chiede, tirandolo per il cappotto, l’ennesimo commento riguardo ad uno dei più scontati finali di trattativa calcistica terrestre. Finalmente anche lui libero, dopo le allentate e non propriamente originali catene che gli avvolgevano la caviglia davanti a Palazzo-Figc.

I blocchi di partenza sono dunque fissati per questo fine settimana (e via già con il primo panino spalmato in tre giorni), che poi era la cosa che volevano un pò tutti. Presidenti, ovviamente, in primis, loro che sono i veri ed assoluti responsabili dello slittamento dell’esordio, che gli ha così permesso di avere il tempo necessario per rimpolpare le già strafolte ed esuberanti rose, ma anche l’occasione di cacciare allegramente a pedate quelle che fino a non più di tre mesi fa rappresentavano delle primissime scelte (vero Zampa?).

Nulla di nuovo, dunque, dentro il mondo-pallone. Come nuova e riformatrice non appare certamente la scelta di ratificare il ritrito-classico accordo italico per riunire le parti, sottoscritto in meno di mezza giornata dopo che era stato volutamente rimandato per oltre sei mesi. E poi lor Padroni vogliono farci intendere che sono i viziosi e viziati calciatori quelli che hanno boicottato la stretta di mano per puerili questioni di cavilli contrattuali.

Eh no, cari Aurelio, Massimo e Adriano, questa volta i “miliardari del pallone” non c’entrano un emerito nulla, e siete stati solo voi Società a fare orecchie da mercanti ed a bluffare con una mezza coppia di fanti, arrivando a lagnare lacrime di coccodrillo convincendo la mal informata opinione pubblica che è stato fatto l’impossibile per giungere al traguardo del 31 agosto. Maddai! Suvvia! Ma va là, nèn!

E non ci voleva neppure un’astuta volpe dei panni verdi per intendere che le Vostre presenze vacanziere ai tavoli rotondi della Lega non erano altro che un vile tentativo di buttare la solita croce addosso ai Vostri dipendenti, i giuocatori che, seppur troppo timidamente rappresentati, non ci pare abbiamo mai espresso alcunchè riguardo allo spinoso ed ingarbugliato tema politico. Eh no, cari “Pres” o “Patròn”, questa volta il giochetto delle tre carte è stato troppo evidente, ed il bluff-ipocrita è riuscito solo perchè Ibra&Soci sono un capro espiatorio sempre spendibile, ed un bersaglio troppo facile da colpire per una populista e demogoga Italia balneare.

Ed anche perchè la marionetta Beretta, nelle vesti poco consone del grupier di basso borgo, si è dimostrato tanto silente quanto incapace funzionario di una Lega che aveva ancora affisso il cartello “chiuso per ferie”. Tanto a lui che gl’importava, era già con anima e core tra le calde braccia di via Solferino.

Ed ecco così l’agoniatissima (…) firma tra i gentiluomini del pianeta calcio, un accordo collettivo definito “ponte” perchè unisce le parti pallonare sino a fine stagione, poi si vedrà, si aspetterà e, c’è da giurarci, si tornerà daccapo, con le solite manfrine da sbrogliare e gli ennesimi cavilli da interpretare in maniera cervellotica a favore prima dell’uno, poi dell’altro. Noialtri, però, che abbiamo quella faccia di chi vien da San Siro piuttosto che dal “Tombolato”, e che ne abbiamo viste e sentite d’ogni, crediamo invece che tale sostantivo accostato alla stipula del contratto derivi da un altro estenuante e noiosissimo ritornello che puntualmente brulica strisciante ad ogni fine-estate. Ma certo, quello del Ponte di Messina, la trentennale barzelletta che congiunge Reggio alla Sicilia. Due storie e faccende tanto lontane quanto simili, di cose promesse e mai iniziate, e di signori che per decenni si sono alternati nello spartirsi la medesima torta. Sono solo alcuni degli esempi eclatanti di un Paese che non vuol mai decidere e che pensa solo a vecchie ed accomodanti restaurazioni.

Al grande pubblico dei 50 milioni di commissari tecnici nostrani queste bazzecole burocratico-politiche poco però interessano, e l’unica certezza che noi tutti drogati di diagonali e fuorigioco vogliamo avere è quella che finalmente ci possano restituire la nostra massiccia dose settimanale di futbòl, e poter disquisire a ruota libera e con la competenza degna del peggior bar-Sport sull’esistenza reale od illusoria del 4-2-4 del cappelluto Conte, oppure sul destino del giovane gringo Luis Enrique od ancora sulle sorti del brizzolo Gasperson. E scommettere, provandoci gusto, su chi tra loro arriverà a gustarsi il prossimo cine-panettone.
 
A meno che Peppino De Laurentis non ordini dal quartier generale di Soccavo la destituzione armata del campionato nazionale, a favore del suo ossessivo e struggente progetto: la Superlega Europea, da svolgersi tra Acerra e Ceppaloni. Con a capo, ovviamente, Lui, super-mega-direttore generale della Filmauro Napoli. Questo si che è il vero cinema di Serie A.