E’ paragonabile al Maradona di Napoli, al Messi blaugrana, ma anche al Bolt dei mondiali di atletica, anche quello delle partenze false. Oppure, stando rigorosamente all’attività tecnica in questione, è il Michael Jordan dei nostri tempi, forse non come il miglior MJ, ma ci siamo assai vicini.
 
Kobe Bryant è tutto questo, è un’enorme industria di show business in movimento, sulla breccia da oltre un decennio, con tendenze mai al ribasso. Non è solo la stella e l’asso assoluto del campionato professionistico USA, è anche e soprattutto un’icona planetaria, che da solo, con i suoi 198 cm, può attirare masse dall’intero globo terrestre. E tutto questo, con il quell’immane carrozzone di indotto appeso alle sue mani ed ai suoi polpastrelli, tra qualche giorno sbarcherà sotto le due Torri, in quella Bologna che sino ai primi anni 2000 era sempre stata vista come l’unica vera Basket City, e che ora sta attraversando (come un po’ tutto il movimento) stagioni di grosso appannamento.
 
Ma con Kobe la più gloriosa sponda bianconera ritroverebbe, anche solo per due mesi, i fasti e la gloria dei gaudi tempi, dell’Eurolega, di Danilovic, Nesterovic e Manu Ginobili (quest’ultimo anch’esso trattato  per sbarcare al Marconi). Sarebbe, ma a sto punto è, l’affare del secolo ma, perché no, di tutto il nuovo millennio targato Duemila, e Bologna, sponda Casalecchio, il centro dell’universo da qui a Natale. Se poi il ragazzo volesse anche vedere la calza della Befana, tanto meglio, potrà assaggiare, dopo due tortellini in brodo di cappone, anche zampone e lenticchie.
 
Tanto di cappello all’esuberante e sempre eccentrico patròn Caludio Sabatini, che a volte si è distinto solo per la sua voglia di distinguersi, ma nell’affaire Bryant, al momento dell’autografo del number 24, ci sarà da levarsi anche sciarpa,  bombetta e pure braghe, al cospetto del presidente con più inventiva dell’Italia a spicchi. L’annuncio è stato dato stamane poco prima delle nove, collegato in diretta con la sua radio, Futurshow station, nella consueta “Fuori dalle righe” condotta da quel pazzo fenomeno che è Emanuele Righi. Sabatini, apparso ancora provato dalla notturna e pare decisiva ultima trattativa, oltre che dalle numerose conference dei giorni scorsi, ha ammesso che l’accordo economico con il giocatore c’è (3,5 milioni di euri, si vocifera), ma ancora non si vede la firma. Della serie, tutto è deciso, mancano solo carta, fax e calamaio. Che si attendono non oltre doman l’altro.  Attesa e phatos, in questo weekend, toccheranno vette dolomitiche, e la basilica di San Luca tornerà meta di assiduo pellegrinaggio.
 
Bologna tutta non vede l’ora di poter festeggiare il suo Patrono (lunedì, San Petronio, ndr) potendo esporre all’Italia e all’Europa tutta il vessillo ed il gioiello che mai ha avuto, e che mai più potrà avere. Un diamante puro, che muoverà masse di gente da tutto il vecchio continente e che, in tale storico momento di magra economica, sarà un vero toccasana le casse semivuote della città, per il movimento cestistico nazionale, per l’Italia tutta. 
 
Se tutto va come quasi tutti pensano e sperano, Kobe sarà un moltiplicatore economico e d’immagine pazzesco, in real-time. Che nel Belpaese, a mia memoria trentennale, mai è accaduto, neppure in minima percentuale. E mostrerà, sul parquet bolognese e su qualche altro, una cifra tecnica e spettacolare che sembrerà di essere come a Staples Center, e che invece è solo il Madison Garden of Bologna. Per quaranta, cinquanta, sessanta giorni, o quelli che saranno, l’ombelico mediatico sportivo sarà tutto riversato nei pressi dei canestri del Futurshow, con annesso il suo grasso indotto. Che, per una volta nella storia sportiva di questo Paese ben poco lungimirante, speriamo voglia dire davvero marketing e merchandising allo stato puro, se volete anche selvaggio.
 
Con buona pace di grigi e lugubri pessimisti detrattori, che pensano e credono non abbia alcun senso regalare un sogno per appena due mesi, per poi tornare bruscamente alla cruda realtà del normale quotidiano. E che guferanno sino al momento in cui l’inchiostro d’oltre oceano non varcherà la sede di Via dell’Arcoveggio. A questi, che vedono perennemente il bicchiere mezzo vuoto, e che per loro la vita non è  altro che un lungo tunnel gastrico-ebuloso, voglio dedicare le storiche quanto reiterate frasi marzullesche: “La vita è un sogno, e i sogni aiutano a vivere”.
E allora, speriamo di risvegliarci non prima di capodanno.
 
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