Prima l’inchiesta napoletana, con la premiata ditta Lavitola-Tarantini, poi quella di Bari, con il solito Gianpy in primissima fila e l’accapponante numero di telefonate che la procura ordina di far ascolatare (siamo in sesta cifra). Non bastavano, evidentemente, nella settimana in cui va a passare una manovricchia tanto rattoppatta quanto plaudita dagli scranni europei, e così il primo potere italico preferisce, nel ligio e caustico rispetto del “non c’è due senza tre”, procedere con il carico da novanta, con il Re di danari tenuto orgogliosamente e gelosissimamente da parte per le occasioni speciali, per le serate di gala (tipo quelle del Taranti-ni, o Taranti-no). 

Non si poteva che tornare nella di Lui giudizial-odiata patria meneghina, in cui, per mano del sommo GIP Stefania Danodeo (a completare il pool di donne anti Cav, ndr) che decide di respingere la richiesta di archiviazione fatta appena lo scorso dicembre dalla procura milanese a favore di Paolo B., viene ordinato il rinvio a giudizio (il processo, in parole spicce) non solo per il meno celebre fratellino della saga dei Berlusconi, ma ovviamente anche per il collaudatissimo onorevole Silvio. E tè pareva. Motivo: la famosa intercettazione sulla vicenda Unipol-Bnl, pubblicata furtivamente da Il Giornale (così dice Sua signora Danodeo), in cui Piero Skeletor Fassino chiedeva all’allora AD di Unipol Consorte:” Allora, abbiamo una banca?”. Secondo i maimi e sovrani studiosi dei flussi elettorali (correva il San Silvestro ’05) tale pubblicazione da parte del quotidiano al tempo diretto da “mandibola” Belpietro (anche lui indagato, tiè!) ha influito in maniera determinante nello stupefacente recupero azzurro alle penultime elezioni del 2006. Questo è quanto, lor signori della corte elettorale.

Ora, ci hanno fatto credere di tutto sul conto del premier, che il Berlusca sia il nuovo Stalin, che è la brutta copia di Saddam, che è il figlio naturale di Benny Mussolini, che è più cattivo ed infuocato di Lucifero e Satana abbracciati. E fin qui, se lo dice Don Tonino Di Pietro piuttosto che Crapa Bersani o la “malata di Sivlio” Sonia Alfano, nessun problema, ascoltiamo, sorridiamo, ed archiviamo al fascicolo “patologia inguaribile”. Se, però, un giudice per le indagini preliminari (non chiamatelo Gip, altrimenti non si gira), i cui atti sono previsti espressamente dalla legge, per il conto della quale deve agire giurandole fedeltà, ci viene a raccontare che nel 2006 il Berlusconi è arrivato ad un soffio dal ribaltare il risultato contro la banda Prodi a causa di questi file rubati, e che Il Giornale ha influito negativamente sul risultato della Sinistra molto di più delle dichiarazioni degli esponenti dell’Ulivo che, nell’immediata vigilia del voto, continuavano a ripetere autolesionisticamente che la banda del Proff. avrebbe alzato tasse e ritenute sui Bot, beh allora diteci direttamente che siamo tutti un branco di caproni pecoronizzati, e che viviamo costantemente nell’ignoranza, non di legge, bensì della Realtà.

E’ solo, questo, l’ultimo capitolo della saga del “Berlusconi atteso in procura”, che sta tornando prepotentemente ed ossessivamente alla ribalta in uno scorcio di settembre agostano, dove le borse impazzano di ribassi, ed il Pil mondiale perde costantemente in maniera più che preoccupante, con l’Occidente che accumula debiti per generazioni, e la sanguisuga Cina, detentrice del deficit americano & co., che deve attendere ancora gli interessi prima di portare l’attacco definitivo su una preda oramai ridotta all’osso.

E qui, nell’Italia che è sempre più Italietta, dopo che dalla UE ci dicono incredibilmente che “le misure drastiche adottate nella manovra vanno nella direzione giusta” (Barroso, probabilemente, veniva da una serie infinita di bicchierini di Porto..) noi, responsabili uomini e donne di Stato e di giustizia, che facciamo? Del male, ci facciamo, come sempre. Bersani e sorella Camusso che ogni giorno chiedono a voce sempre più stridula le dimissioni dell’esecutivo, come se, più volte lo fai, più punti accumuli, e più il premier si convince. Poi, al momento decisivo per poter   sfiduciare definitivamente nei secoli il despotico Governo B., che ti succede? Che non hanno i voti, che non basta neppure Don Pier Casini, e che neanche con Gianfranco ed il suo pentapartito (perchè son rimasti in cinque a cantare “viva Fini”) si riesce a dare la spallata al dittatore manigoldo. E allora? Che cazzo vi urlate e vi pavoneggiate giorno dopo giorno, seppoi, al momento clou, quello dell’atto, quello dell’esame finale, vi si sgonfia tutto miseramente, come una montagna che partorisce il ratto, come il leone che al primo “Buh!” diventa tenero ed innocuo micetto, come quando al tiro libero decisivo ti sudano e ti tremano le mani e non arrivi neppure al ferro. E poi se la prendono con il povero Scilipoti, come fosse la causa della loro inconsistenza. Ma ci facciano il piacere! Suvvia! Dai nèn!

Non bastando, chiaramente per manifesta inferiorità, la parte politica che rappresenta quello che di meglio c’è nel menu del dopo Silvio (se e mai, questa linea ci sarà), entra prepotente nel campo di gara il vero partito anti-B., l’unico ad aver un briciolo di speranza nel riuscire a levare dalla sedia di Palazzo Chigi il suo più indegno utilizzatore finale. La banda Bocassini-Woodcook si va sempre più rimpinzando di adepti pronti davvero a tutto per arrivare al traguardo-obiettivo prefissato: l’eliminazione politica (e non?) dell’inquilino governativo più scomodo della recente storia tricolore. Dapprima l’attacco era univoco, e l’unica procura “nemica” era la fatal Milano, feudo di offensiva giudiziaria, quasi a rappresentare uno smacco per il premier, accerchiato ed accusato in casa propria, cribbio. Mappoi, eccole finalmente, non troppo inaspettate (anzi, forse in ritardo sulla tabella di marcia), arrivano in soccorso le altre procure, quelle senò avvolte dall’anonimato più snervante, quelle delle più a sud Napoli e Bari, come per dare una dimensione di intento nazionale alla carica sferrata verso il Demone dei Demoni (o il Lucifero dei Luciferi, o fate voi, l’importante è che sia sempre dipinto come uno spietato ed aberrante capo del Male). Nel capoluogo pugliese, dopo otto indagini otto, oltre centomila intercettazioni, ventotto capi di imputazione, gli encomiabili magistrati decidono, a buon cuore, di chiudere questa estenuante indagine sul presunto giro di puttane a pagamento. Sì, abbiamo capito bene, signori del gossip giudiziario, l’inchiesta stessa prevede la possibilità che questo guazzabuglio di “tutte le donne del premier” non sia certo, non sia sicuro, bensì probabile, possibile, presunto. Centomila intercettazioni a Nostro carico per saper quante signorine patinate, si presume, trombavano o facevano trombare il Cavaliere. Salta anche fuori dagli atti che tra le indagate vi sarebbero pure nientepopodimenochè Manuelona Arcuri e Sabina “ape regina” Began. Ma va là, davvero? Sì, ma chissenefrega!

Ora, lo dico a chiare lettere e molto sentitamente: il capo di Governo, non solo italiano ovviamente, dovrebbe cercare di mantenere per quello che può e riesce una certa austerità ed una privatezza molto riservata, tali da rasentare quasi l’anonimato. Ciò, soprattutto per il Berlusca, è parecchio arduo che possa accadare, considerando che non vi è pezzo dell’impresa Italia in cui lui non abbia una quota partecipativa. Ma da qui ad affidarsi a Pippo Lavitola, Totò Tarantini e Mora Ciccio Lele, beh capite che ne passa abbastanza di acqua sotto i navigli di Arcore. E non dovresti, da protocollo-premier, fare anche tutte quelle chiamate ai più svariati personaggi e gentil damigelle della cerchia del Bunga Bunga. Come non puoi, da presidente del Consiglio dei Ministri, dare il tuo personalissimo numero alla prima od all’ultima ragazza brasileira che incontri.

Da Letizia Noemi in poi Giamburrasca Silvio ne ha combinate di tutti i colori, attentando troppe volte alle coronarie ed alla infinita pazienza del buon Gianni Letta, sempre più provato, più che dal confronto parlamentare, dalle continue scappatelle fuori-programma di Silvio Toy Boy. Tutto inutile, il Cav. è fatto così e, dopo 17 o 18 anni se ne sono accorti anche i più ottusi creduloni del cerimoniale. E’ stato l’artefice del bipolarismo, di  una istituzionalità molto meno asservita alle regole di corte, ed ora ha definitivamente lanciato un nuovo modello comportamentale giusto adatto per la terza Repubblica che verrà: un Presidente libertino per tutti.
Intendiamoci per bene e, se lo non abbiamo ancora fatto, Alt! e nessuno si muova. Qui non si giustifica e neppure si assolve il Presidente del Consiglio per il solo fatto che sia un burlone od un piacione od un simpatico marpione, oppure  perchè, tanto lo sanno tutti, è fatto così. Nossignori, qui si dice e si fa, a caratteri cubitali, una sola ed unica domanda:” Dov’è il reato?”. La risposta è, come direbbe il buon vecchio Lubrano, scandendo le sillabe: “NON LO SAN-NO”. Perchè, semplicemente, non c’è.

Dovrebbe ormai essere la palissiana la vision di certe procure, spinte nell’affrontare tali inchieste solo sulla base di un forte e spiccatissimo accentramento mediatico, alla ricerca più morbosa dell’intimo presidenziale, che alla fine, ne sono più che convinto, non porterà altro che un gran segno di matita rossa nei conti pubblici nazionali, già belli che dilaniati. Non si tratta nè di populismo nè di demagogia, è che queste intercettazioni le abbiamo pagate e le stiamo pagando noi. Punto.

E allora, John Henry & co., dopo esservi accaparrati la vostra grossa e grassa fetta di opinione pubblica, forse è davvero giunta l’ora di far scendere il sipario, di non zavorrare ulteriormente questo Paese così tenero come un grissino, di occuparvi finalmente di cose che davvero siano meritevoli di poter avere al loro fianco la parola “inchiesta”.

Bocassini e Donadeo, et voilà care signore delle aule e delle indagini dalla cultura sopraffina, ora Io chiedo a Voi ed ai giudici della corte suprema italica: “Davvero pensate che la vostra sia l’unica e per noi vitale ricerca del bene contro il male assoluto, dell’annientamento del sistema colluso e della distruzione del più letale potere mafioso, tanto da doverlo alla svelta sgominare e cancellarlo per sempre dalla faccia delle terra?” Intanto che ci riflettete ed in attesa dell’insindacabile giudizio postumo, mia più convinta opinione, senza intenzion alcuna di sminuire quello che è il vostro arcinoto potere ed ego assoluto con il quale conducete tali nobili guerre, è che tutto ciò cui state perseguendo in questi lustri non è altro che una viscerale e ludica mania ossessiva. Patologica, oltretutto.

Accompagnamento coatto? No, grazie.