Insulti personali gratuiti, aggressioni familiari al limite del contatto fisico, contestazione continua ad ogni lieve flessione della squadra. In più, quattro macigni come quei derby persi uno in fila all’altro. Uomo distrutto, allenatore quasi dimesso.

Ha barcollato, ma non ha mai mollato, reagendo con il solito orgoglio e la consueta signorilità che ne hanno sempre contraddistinto il suo profilo, quello di un vecchietto friulano di 66 anni, che ancora salta e sgambetta come un ragazzino alle prime armi.

E alla fine ce l’ha fatta, ha vinto lui, proprio mentre stavano sfilando i titoli di coda ed il sipario si chiudeva, e Lui già si attendeva ed aspettava la solita becera ed abominevole contestazione. Un lampo. Poi quel volo veemente verso i suoi ragazzi, quello sguardo che solo per un’istante intravede la curva nemica, e quell’esultanza feroce e fanciullesca, dalle lacrime contenute, ma dalla gioa interiore che lo ripaga di tutto e da tutti. Perchè le emozioni più vere sono quelle che si tengono dentro, e si portano via con sè.

Ed il copione, stavolta, ha riservato ad Edy il più inatteso quanto meraviglioso finale. Per la regia targata Miroslav Klose. Non è necessario aggiungere altro, non c’è bisogno di purgare alcun pupone, non vengono servite vendette nè rivincite. Perchè c’è chi è signore, e chi no. Parola di Edoardo Reja.

 

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