Manovra in brodo-UE. Ma Silvio non deve dimettersi

By on 4 novembre 2011

 

Silvietto nostro è volato di corsa verso Cannes con lo zainetto gonfio di misure ed emendamenti anti-crisi. Come uno scolaretto un po’ attempato che consegna il compito in classe all’ultimo secondo, in zona Cesarini, oltre il suono della campana, in assoluta fretta ed ansia da esame, con le gote tutte rosse e le vene del collo che rischiano di zampillare sulla cattedra della maestra. 

E la biro nera che continua a scrivere sul foglio frasi e teoremi ornamentali, tanto per aggiungere volume al tema, per dimostrare alla Proffe che, per lo meno, l’impegno non è mancato. E lei che lo aspetta, come ogni volta,  spazientita e severa, che sopporta un po’ a malincuore il suo costante e monotono “last-minute”, ma che non può far altrimenti, perché è comunque un suo alunno, una sua creatura, che  cammina sempre sul filo del rasoio delle regole e dei protocolli, che  è un po’ indisciplinato e birbaccione, ma che non può far a meno di perdonarlo, come si fa nelle migliori famiglie che si rispettino e si sappiano rispettare, nell’accogliere sempre e comunque a braccia aperte la pecorella nera che si è smarrita nella perdizione della valle pascolante.  E anche perchè, nel suo profondo, la maestra non può fare a meno del suo piccolo Gian Burrasca e del suo apporto scolastico, seppur sia così discontinuo e limitato.

La maestra, o meglio la lehrerdi ferro, è ovviamente Angelita Merkel, pronta a rimbrottare il Cav. per i suoi cronici ritardi, ma poi ad accoglierlo tra le sue inossidabili braccia teutoniche. Questo è il quadro, oramai il medesimo da ferragosto, che va a dipingere l’ultima tragica nottata di passione parlamentar-fantozziana, e che partorisce la solita misera e striminzita manovretta, o manovricchia, o classico brodino all’italiana brandizzato UE. E per fortuna che ci pensa il capomastro italico di Buxelles Marietto Draghi a dare un po’ più di respiro e di slancio alla borse continentali, attraverso l’abile ed astuta mossa del taglio dei tassi. Almeno è rimasta ancora un’Italietta non solo con strutto, ma anche e per fortuna con un po’ di costrutto.

Un Cav. che, atterrato nell’ostil terra francofona, appare dapprima molto serioso e cupo, provando a mostrare il bicipite all’allegra coppia Angela-Sarkò, per poi lasciarsi abbastanza andare con lunghi ed assai tirati sorrisoni degni del miglior Bagaglino. Il premier rassicura la truppa dei Venti padroni che il Belpaese farà le cose per bene (ossia ciò che gli è stato ordinato), ed il piccolo neo-babbo Napoleòn, incassato lo sfottò “familiare” di uno spensierato Joker Barak, rinfranca nonno Silvio con fiducia mista avvertimenti. Tutto secondo il più classico canovaccio dei noiosissimi ed inconcludenti after hours targati G20.

Silvio prende ed incassa, poi però deve passare alla cassa. E’ li, tra banchi parlamentari e nelle sedi ministeriali, che il Berlusca si gioca la vera partita. E’ li che deve abbattere per l’ennesima volta il nemico. Che ora, però, è sempre più pressante ed opprimente. Anche perchè, ora, ce l’ha in casa.

Non bastavano le continue bizze del Tremontino nazionale, non si era ancora placata la valanga di “vaffa”, “diti medi”, e serie infinite di “Stronzo!” della banda dei sindacalisti padani. Ora il fuoco si fa più denso, e l’uomo di Harcore deve fare i conti (e la riconta) con la lettera dei dodici apostoli dissidenti, tra cui, clamoroso al Cibali, è presente anche l’esegeta berlusconiano Giorgio (ora Giuda) Stracquadanio. Chi? L’uomo del predellino, dai! Ah, ecco. Ma ovviamente non finisce qui. In serata, con il Cav. di ritorno dalla Bassa Normandia, le agenzie battono la notizia che due pidiellini se la sarebbero già data a gambe, con destinazione Udc. Giusto in tempo per pigliare la scialuppa di salvataggio e per confermarci (qualora ve ne fosse ancora il bisogno) a quale livello sia arrivato l’assurdo trasformismo parlamentare di casa nostra.

Basti pensare che abbiamo un presidente della Camera, cofondatore Pdl, che da oltre un anno reclama con quotidiana puntualità la caduta dell’esecutivo che lo ha nominato. E c’è un tale (Mascellone Rutelli, ndr) che ha fatto nascere il PD ed ora si trova alleato con democristiani della prima ora ed ex missini.Poi ce n’è uno, questo è davvero il più grande di tutti, che è stato eletto nelle fila anti-Cav. dell’Italia dei Valori, e a tutt’oggi rappresenta ancora  (dopo i parlamentari in attesa di pensione) la più solida garanzia che Berlusconi possa detenere tra sue enormi mani. Si tratta ovviamente del Danny De Vito in formato maccheronico, l’unico ed inimitabile (perchè nessuno ha il coraggio ed il fegato di farlo) Domenico Mimmo Scilipoti. Chapeau a tutti.

Non c’è che dire.Mentre ci si interroga su come questo brodino di manovra possa essere tramutato in decreto, con un superministro in sciopero bianco da quasi sei mesi, e con un partito (la Lega) che non riesce a capire quale madornale errore e danno si faccia alla nostra beneamata penisola (ed al Nord in particolare) se non si corre immediatamente ad innalzare il tetto di queste benedette pensioni, ecco che anche il capo dello Stato (embè, ce doveva essè pure lui, no?) esprime grosse riserve riguardo ad un’eventualissima ennesima richiesta di fiducia berlusconiana. Ora, dico io, ma per che cavolo di ragione Berlusconi dovrebbe dimettersi?

Dove sarebbe il vantaggio economico-finanziario e di crescita (perchè è di questo che si sta parlando, non delle caldarroste fumose di sor Rutelli) nel cambiare il capo di Governo a poco più di un anno dal suo termine naturale? Per far cosa, poi, un governicchio guidato da un bel tecnico come Mario Monti che prenda nella sua alea tutte quelle forze definite grottescamente responsabili? Ma poi, che cazzo vòr dì governo tecnico, che stanno ar Parlamento solo i ragionieri contabili, le segretarie e gli avvocati di professione? Come già non ve ne fossero abbastanza…E’ fin troppo lapalissiano che neppure chi propone tali immani corbellerie sa poi dove davvero vuole andare a parare. Sono 25 anni che seguo più o meno candidamente le questioni politiche nostrane, e per almeno tre quarti di questi anni ho sentito parlare di questo Mario Monti come la panacea di ogni male, come la risoluzione di ogni tipo di crisi o stagnazione, la più grave che essa sia.

Neanche fosse il Mahtma Gandhi. O il messia profetizzato da Aiazzone.E adesso vien fuori che anche parte del Pd vedrebbe di buon occhio un esecutivo di transizione guidato dal sommo Gianni Letta. Sogno o son desto? Gianni Letta? Ma lo sanno i signorini e le finte zitelle del Pd che il dottor Letta ha legato il proprio nome a Silvio il Demone sin dai tempi di Publitalia e dalla prima ascesa televisiva del Biscione? E oggi, pur di liberarvi dell’uomo nero siete disposti ad eleggere una persona che è stata con Egli (come direbbe Totò Di Pietro) nei secoli e nei secoli? Buffi, davvero buffi questi democratici di sinistra. Poi, ve l’immaginate un’armata esecutiva che unisce, tutti assieme ed appassionatamente, da Rosy Bindi a Bocchino, da Gasparri a Massimo d’Alema, da Cicchitto a Veltroni, da Casini a Scilipoti (lui ovviamente non può mancare, è responsabile per definizione partitica). Tutto ed il contrario di tutti. Per il bene dell’Italia e per le riforme universali. Uniti contro la crisi.

Ma soprattutto contro Berlusconi.E’ sì, perchè girala e voltala come vuoi, ma la frittata è sempre quella. Si arriva addirittura a voler ipotizzare un nuovo Ulivo di proporzioni gigantesche, pur di non vedere più nonno Silvio seduto a Palazzo Chigi.Non credo che all’Europa o all’America freghi tanto sapere il nome di chi stia scaldando quella poltrona, non credo che esistano questioni morali od etiche da cui guardarsi con vergogna o ribrezzo, e tanto meno che questi temi possano davvero condizionare la nostra economia ed il Pil nazionale. Quello che Zia Merkel & Co. ci chiedono è semplicemente di adottare misure concrete, serie, ad ampio respiro ma anche a breve gettata. Un piano di sviluppo, nient’altro. Ed in questa manovra-tris, per ciò che ne è trapelato, pare che di questo ci sia davvero poco, oltre al solito minimo sindacale per essere ammessi al tavolo degli esami UE.

Non ci sono le pensioni, che darebbero ossigeno puro e subito, perchè si vuol far credere che il popolo padano è sul piede di guerra. Non c’è uno straccio di liberalizzazione, perchè altrimenti notai, avvocati e alti papaveri bloccano Paese e Parlamento. Non c’è una seria riforma burocratica ed una digitalizzazione di uno Stato che ancora collassa nelle sue chilometriche file postali. Non ci sono, ovviamente, quegli ulteriori colpi di accetta sulla Casta, che non passa giorno che che li provlamino, ma poi quello dopo continuano a fotterci come nulla fosse. E alla fine si pensa di far cassa tagliando i fondi statali per lo Stretto, e tanto ci si dimentica che le Province sono ancora lì, beate. Intoccabili ed invisibili.Berlusconi ed il suo governo non han fatto molto in questo pezzo di legislatura, ma è altrettanto indubbio che gli amici leghisti ed il principale ministro della Repubblica è da un bel pezzo che non remano affatto, ed anzi, se proprio, lo fanno nella direzione opposta.

E’ anche per questo che il Cav. dovrebbe assolutamente blindare una “sua manovra liberale e coraggiosa”, fregandosene e fottendosene altamente del duo-CGIL Bossi-Tremonti. E procedendo imperterrito e senza alcun tentennamento, sino all’ultima meta. Quella della fiducia. E tutto il Paese saprà finalmente per davvero chi non ha voluto prendere quelle decisioni drastiche, impopolari, ma necessarie, ed ha preferito mungere le solite due vacche della stalla di casa. Lo faccia, Silvio, perchè oramai nulla ha da perdere, e per lo meno potrà cadere con la consapevolezza di aver tentato in tutti i modi di far vincere il Paese-Italia. E non  solo la UE.

Poi, solo dopo la sfiducia parlamentare (e sia ben chiaro), si potrà tornare alle tanto care quanto odiate urne, che ora pare che nessuno voglia più. Forse perchè la priorità è la crisi. Forse perchè c’è quella voglia matta di ammucchiata. Forse perchè basta che cada Lui, e poi ci penseremo.
 

Intanto sta per essere riesumato il vecchio Ulivo, con annessi i tre o quattro microcosmi comunisti, e Vendola che appare l’unico vero candidato credibile. Intanto quel riformista-rottamatore di Renzi è trattato come un eretico, e c’è da scommettere che possa creare un suo soggetto insieme agli “scontenti” Pd. Per poi forse allearsi con il fantomatico Terzo Polo, che a sua volta è già ben sponsorizzato dalla triade confindustriale capeggiata da Sir Diego Tod’s. E con il Signor Tulliani che per l’ennesima volta sarà relegato al ruolo di comprimario. Chissà se era davvero questo che voleva dopo aver trascinato quei quattro gatti fillini fuori dalla maggiornaza?

La maggioranza, giusto, questo sì che è un bel quesito. Fuori il Berlusca, sarà la diaspora, perchè Angelino è un ottimo oratore ma è ancora troppo molle. E così si creerà quella scissione cosmica che farà riapparire d’incanto tutte quelle micro e macro formazioni pre-’94, con il più che probabile coagulo di An, e con i soli nostalgici centristi democristiani che verranno attratti dal primo polo positivo che li ospiterà. Con combinazioni di possibili alleanze che andranno a superare di gran lunga quelle del superenalotto. Addio bipartitismo, addio bipolarismo. Bentornato marasma e frazionamento politico.C’è chi la chiamerà “nuova stagione riformista”, c’è chi “terza Repubblica”. Vista così, però, sembra che abbia più le sembianze della Prima, di Repubblica.E chissà, forse poi qualcuno arriverà anche a rimpiangere il satrapo di Arcore.




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