La sola presenza di SuperMario Monti, con quell’aria da prima repubblica e quella austerità degna del miglior Andreotti, riesce addirittura mutare perentoriamente l’atteggiamento e la fiducia della real-coppia europea, fin qui non troppo prodiga di giudizi lusinghieri nei confronti del claudicante Belpaese. Proprio così, è bastato un batter d’occhiale del Proffe e, per incanto, l’Italia diviene il partner di sempre, quello affidabile ed irrinunciabile, quello su cui poter formulare previsioni estremamente positive e serene. Anche a lungo periodo. Evvai.

Forza del governo tecnico, potenza del sistema Monti. Ma anche dell’ipocrisia UE nel suo format più puro. Il Presidente Bocconi è insediato a Palazzo Chigi da oramai due settimane, durante le quali ne’ mercati ne’ spread (o sprìd come va di moda in questi giorni) hanno mostrato pietà alcuna, ne’ tanto meno timori reverenziali riguardo all’insediamento di Full Monti. Anzi, le borse hanno continuato imperterrite la loro accelerazione e la loro picchiata, mentre il differenziale è arrivato ai livelli berlusconiani.

Nel frattempo, dopo aver consultato anche i rappresentanti delle sottodelegazioni sindacali con fuochi fatui, e aver fatto le sue belle figure in terra belga, il premier che più tecnico non si può non ha ancora avuto modo di pronunciarsi concretamente su tutti quei provvedimenti anti-default che parevano essere very urgent ma che, a quanto pare, non han poi così tanta fretta di uscirsene allo scoperto. Ma non ci era stato detto che serviva tutto e subito? E non si diceva anche da oltreoceano che eravamo ai livelli del Partenone? Ma allora tutta questa ansia da schizofrenia tecnica a cosa è servita? Neppure il giorno dopo la comunicazione del nuovo premier Panacea l’iperdilaniato indice FTSE ha mostrato segni di eccitazione.

Tutt’altro. A testimonianza del fatto che esiste una finanza ed una speculazione molto più alta del cosmo italico e che, diamo a Silvio quel che è di Silvio,  non tutti i mali del mondo venivano da Palazzo Grazioli.  Ma soprattutto, potrà essere o no farsesco ed al limite del ridicolo l’atteggiamento della coppia in cavolino di Bruxelles Angela-Sarkò, che ieri ha accolto il Nostro con abbracci stringenti e pacche amicali, conditi da sorrisoni da sfiorare la paresi maxilofacciale? E pensare che non più di un mese fa i padroncini dell’Europa che conta sghignazzavano come studentelli scemi e maleducati al cospetto del precedente primo ministro italiano. Si sa che in politica, nazionale o comunitaria che essa sia, vige sempre e comunque la regola del todo cambia, ma nella fattispecie si è oltrepassata, e di parecchio,  anche la misura del grottesco.

Passino le gioiose e carnevalesche manifestazioni pro-Monti, da dividere a mezzo con il lor immenso sollievo dovuto alla fuoriuscita del Cav; passi anche quell’immane e repentina garanzia assoluta verso il nostro sistema, che non più di dieci giorni prima era dipinto come dannoso ed inadeguato; ma non può passare certamente l’appoggio totus tuus condito da quell’elogio sul  merito dal sapore incomprensibile e stucchevole: “Riforme impressionanti”. Ma riforme de che’? Finora il Mario nazional tecnico popolare ha parlato e sillabato in maniera molto ma molto approssimativa e probabilistica riguardo agli strumenti e alle misure che dovranno portare questa Italietta fuori dalle sabbie mobili dello sprìd e del giurassico debito pubblico che la sta sommergendo da oltre due decenni. Si è vociferato, mormorato, ipotizzato. Nulla più, null’altro.

Anzi, se proprio, qualcosa di meno. Avvalorato anche dal fatto che la batteria inox dei mega tecnici dell’Emiciclo, in questo invisibile inizio di sessantaduesima legislatura, si sono lievemente pronunciati riguardo al tema della cittadinanza italiana tout court per i figli di immigrati (Riccardi, ministro dell’Integrazione e della cooperazione internazionale), e con una poco più che fugace battuta in videoconference del ministro del welfare Elsa Fornero, che ha praticamente fatto intendere di non voler procedere nella direzione di una vera manovra riformista del pianeta pensioni. Che invece sarebbe,  ed è, necessaria e prioritaria.

Per il resto, tutto tace, se si vuol escludere il determinante e fondamentale atto di fede giallorossa del ministro Cancellieri, che ha sentito l’irrefrenabile esigenza di esternare ai quattro venti il suo grido “Forza Roma, forza Totti”. Già che c’era, poteva anche aggiungere qualche daje o terminare il concetto con un bel Aho’.

Di proposte reali e toccabili, di atti concreti, di semi bozze di decreti, lo avrà capito anche Renzo Bossi, neppure l’ombra. Si tratta, quello sì, si pensa, si mormora, si ipotizza. Ma di ufficiale nulla, anzi, meno di niente.

E allora, qualcuno dei delegati informati sui fatti dell’Unione ci vuol spiegare quali cavolo sarebbero queste misure così tanto fantasmagoriche e mirabolanti da far impressionare quei due cinici e spietati governanti dell’asse Parigi-Berlino? Oppure monsier Sarkò e dame Merkel erano ancora assuefatti da un sovraccarico di viagra post-Berlusconi che li manteneva ad un livello di ipereccitazione tale da farli esultare con visibilio ed insensatezza alla prima micro frase pronunciata da Sir Mario Monti? Della serie “Ora, senza di lui (il Mostro), tutto è più meglio”. Surreale, irrealistico, paradossale. Scegliete voi l’avverbio o il sostantivo che ritenete più idoneo ad inquadrare questa situazione da vera e brutale reàl european politique

E non ci vengano più a raccontare allora, lor signorotti franco teutonici, che è bastato solo il cambio della guardia a Palazzo Chigi per dare un colpo di spugna alle infinite perplessità che Europa e Mondo nutrivano sul sistema-Paese Italia. Già ci stanno dettando quotidianamente i compiti per casa, già ci fanno la scaletta e ci compilano la nostra agenda continentale. Ma non ci vengano ora a fare lezioncine da maestri economi in mondovisione, e la finiscano per sempre di esprimere giudizi al posto nostro. Tanto più quando il merito non esiste. Perché siamo sì italiani, ma non certo quei coglioni che volete farci apparire, cari Nicolas e Angelita. Pensate piuttosto ad accordarvi alla svelta su un tema un tantino più importante, quello degli ormai famigerati Eurobonds. 

E quanto a lei, Dott.Ing.Lup.Man. Mario Monti, ora che ha compiuto i suoi bei giretti continentali, ora che ha rassicurato la Comunità che non siam più il Paese delle banane, ora che il globo terrestre ha capito che il Satrapo non ha più voce in capitolo, ci faccia per favore la cortesia di mettersi al lavoro alla svelta, con quel costrutto e quella concretezza che va predicando, ma soprattutto ci faccia il piacere immenso di svolgere i suoi compiti politici da dentro il territorio nazionale, perché è qui che è stato nominato, non certamente nella sua amatissima Bruxelles. Speriamo e siamo ben certi che la barzelletta delle misure impressionanti rimanga solo un boutade ben poco riuscita. E ci auguriamo, dottor Monti, che non sia andato davvero a raccontare i nostri interessi prima alla clack della Bce, poi ai datori di lavoro di Francia e Germania e alla fine, solo alla fine, si degnerà di comunicarli anche a noi. Che non abbiamo ancora una benché minima idea su ciò che vuole e vorrà costruire.

Si sbrighi, sul serio, signor Monti, perché son già passate due lunghissime settimane, perché mercati e sprìd non aspettano certamente la sua flemma, perché l’emergenza è reale. Ed è la stessa di un mese fa, quando al timone c’era capitan Fracassa. Servono provvedimenti forti, anche con un po’ di sangue, sia nel breve che nel lungo orizzonte. Ma tenga ben a mente, senatore Monti, che queste misure dovranno essere approvate dai parlamentari italiani, non da quelli francesi o tedeschi. Dovrà convincerli, dovrà avere sempre con se’ una maggioranza salda. Dovrà chiedere a loro i voti per la nostra salvezza.

E allora, Presidente Monti, bene il riserbo, molto bene il pragmatismo, ma ora quel che serve più di tutto è che le proposte ed i decreti siano ben condivisi, altrimenti finirà che l’Europa plaudirà al suo stile e alla sua figura, mentre in Patria nessuno vedrà mai quello che davvero conta. Il suo operato. E anche il più tecnico dei governi fallirà miseramente.

Viva l’Italia.