Ciao Sergio. Impareggiabile tattico

By on 26 dicembre 2011
Ci ha lasciati il giorno di Natale, in silenzio ed in punta di piedi, senza far chiasso ne’ baccano, come era nel suo stile, sempre sobrio e impeccabile, discreto e mai fuori luogo. Sergio Buso era così, schivo e serioso, diligente e professionale. Mai eccentrico, mai fuori posto, uno che chiedeva sempre il permesso. Sergio Buso è stato soprattutto un immenso uomo di calcio, e signore d’altri tempi. Portiere per vent’anni, con l’apice raggiunto a Bologna con la conquista della coppia Italia ’74. Bologna a cui rimase legato anche nella sua carriera da allenatore (altro ventennio), dove fu vice di Ulivieri per quattro stagioni, con il quale compie la febbrile scalata dalla C all’Intertoto.
Sotto le due torri diventa anche capo-allenatore, nel ’99, facendo da elastico tra Mazzone e Guidolin. Ma il suo ruolo è sempre stato dietro le quinte, con la lavagnetta a gessetti o pennarelli, pronto a dispensare in ogni momento lezioni di tattica calcistica. Che solo lui sapeva fornire. Preciso e maniacale, viveva il calcio come una scienza, come un insegnamento, come una materia universitaria da profondere e diffondere con professionalità. E con tanta passione. Il più grande presidente rossoblù dopo Dallara, Gazzoni Frascara, diceva di lui che era la Treccani del calcio. E non era ne’ una battuta ne’ un paradosso. Era la verità. Perchè Sergio sapeva tutto, appuntava ogni dettaglio pallonaro, studiava giuocatori ed avversari nei più fini particolari, quelli che ai più potevano sembrare insignificanti e superflui, ma che per lui facevano la differenza. E l’hanno fatta realmente. Chiedete a Renzaccio Ulivieri da San Miniato.
Le sue doti fuori dal comune a livello di gestione tattica del Giuoco più bello del mondo non sono passato certo inosservate, tanto che il Ct Donadoni lo volle con se’ nella sua (poco lieta) avventura azzurra. Sergio era il vice. La mente. E quella tanto bistrattata Italietta, occorre ricordarlo a squarciagola, fu l’unica a fermare l’armata delle furie rosse ispaniche nei 90 regolamentari. E probabilmente quella vittoria di rigore e così sofferta lanciò definitivamente la Spagna-Barça verso quella consapevolezza che fino a quel momento non le era mai appartenuta. Fu quello il click che la porto’ a conquistare il grande slam.
La leucemia è stato invece un avversario che non riuscì mai ad arginare, e che iniziò inesorabilmente a portarselo via, fino a ieri, nella Taranto della moglie, proprio nella giornata del santo Natale. Forse l’unico atto eclatante della sua vita, vissuta sempre nell’ombra, nella serietà impenetrabile che traspariva da quel suo volto lungo e severo, quel profilo serio e tenebroso che sprigionava umiltà, abnegazione e lavoro. Che erano la sua vita. Nel rettangolo di allenamento, negli spogliatoi, sotto la doccia, e fino al tunnel che porta al palcoscenico ed alle luci della ribalta, quelle della partita. Per poi rintanarsi sotto la panchina, dentro la panchina, tornando in simbiosi con blocchetto degli appunti e lavagna-tattica. Sempre a dispensare, ad infarinare, a gestire ed a risolvere le situazioni. A testa bassa, come un buon padre di famiglia, come un maestro, che sa sempre quello che dice, che sa sempre quello che vuole. Il suo era il lavoro del backstage, quello sporco ma indispensabile, quello poco riconosciuto ma fondamentale. Quello vero, puro, fine e capace, che odiava e ripudiava i riflettori, che non appartenevano al suo mondo, e dove non si mai trovato davvero a suo agio. Perchè interviste e presentate televisive erano tempo inutile che si andava a sottrarre a quello dell’insegnamento, a quello necessario per spiegare diagonali, pressing e fuorigioco, a quello  imprescindibile che serviva per Educare al calcio. Che non è scienza esatta, ma che con Buso è diventata materia non più astratta, bensì unica e professionale. Perchè è specchio della vita, e come la vita deve essere gestita, approfondita, migliorata. E soprattutto amata. E Buso ce l’ha fatta conoscere ed amare per davvero.
Grazie Sergio, serio di natura, vero professore di pallone.



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One Comment

  1. Mauro Boldini

    26 dicembre 2011 at 19:04

    Ciao Sergio il calcio aveva ancora tanto bisogno di Te.

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