Fregarsene di tavoli e parti sociali. E TIRAR DRITTO

By on 2 dicembre 2011

Primi barlumi di ipotesi di misure, e prime inevitabili richieste di confronti con tavole e tavolini. Con il Proffe che ha già un’agenda fittissima che lo vedrà impegnato forse anche di domenica. Ma per far chè? Per ascoltare le voci di Pd, Pdl, Terzo Polo, tutti i sindacati e, probabilmente, anche il Santo Padre per una benedizione che pare essere quanto meno opportuna. Auguri Full Monti, benvenuto nel Paese delle trattative infinite.

Partiamo dall’inizio, da principio, dalla gestazione. In tre giorni Napolitano creò il governo dei tecnici, con l’appoggio bulgaro dell’intero Emiciclo. Ciò significa che il Parlamento sovrano ha decise di affidare le chiavi della penisola all’Uomo del Monti, con assoluto beneplacito di Nonno Napolitano. Le consultazioni, dunque, sono già avvenute abbondantemente, considerando che il signor Bocconi ha effettuato un vero e proprio after hours di oltre quarantotto ore. E allora, non era bastato quello? E’ stata data una fiducia, c’è stato un voto unanime, sono stati nominati super ministri e pure anche i sottosegretari, e adesso qual’è il problema? Bisogna ascoltare le parti sociali?!? Ma chè vor dì? Ma siamo matti? (citazione bersaniana).

Il premier democraticamente nominato ora che dovrebbe fare, mettere nuovamente in file per ore e giorni qualsiasi associazione o gruppo economico-sociale che ne chieda udienza? E questo lo dovrebbe fare ogni volta che trapelano ed escono anticipazioni su qualsivoglia misura o pacchetto che si pensa di mettere in atto? Prendiamo le pensioni, tema che sta cuore a tutti, anche a chi non ci capisce nulla, ma comunque vuol giocarsi la partita. Monti, assieme alla ministra Fornero, pensa di portare certi cambiamenti alla feudale situazione in cui si trovano quelle italiche. Succede allora che inizia il carosello stucchevole e feroce dei soliti classicissimi Niet all’italiana. Il baffone Bonanni diventa paonazzo dalla rabbia assumendo le sembianze di Mastro Ciliegia, e pretende che si apra un serio tavolo di trattativa, e che ci si confronti con tutti i sindacati, in primis ovviamente con il suo, la CISL. Poi a ruota Crapapelata Bersani, che questa volta anticipa pure i propri datori di lavoro (CGIL, ndr), lamentandosi del fatto che per finora non vi è stata alcuna volontà da parte del governo di avere ed ottenere un vero confronto. E che cazzo. Poi tuona imperterrito e serioso: “Monti ci deve as-col-ta-re”. Ah Bersà, questo già l’avevi detto una settimana fà, e dai fà il bravo. A corollario pare addirittura echeggiare sommessa la voce di Donna Camusso, che si stringe a coorte sull’Aventino dei 40 anni di minima contribuzione, definendoli, con imperativo categorico ed impegnativo per tutti, una indiscutibile “soglia intoccabile”. Tè pareva. Manco fosse la Linea Maginot.

Ma non si era detto (a ragione) che questo governo era indietro con la tabella di marcia e stava annaspando troppo sul guanciale? E allora, mò appena sin mettono a far qualcosa di teoricamente concreto, iniziate tutti a dar di matto con le solite richieste aberranti, purtroppo esclusivamente made in Italy, con tavoli, confronti, ascolto coatto, trattative per cambiare i contenuti, e soprattutto, con quella immane e fantasmagorica favola che risponde al nome di EQUITA’. Ma che cazzo vor dì equità? Ora tutti ce l’hanno con sta storia che ogni provvedimento e manovra se ne debba uscire con questo marchio ed etichetta. Almeno sappiamo che significa questo po’ po’ di parolone nazional popolare? Equo, riferito a cosa, è colei che ubbidisce a un criterio di giustizia, di corrispondenza tra dare e avere, tra colpa e punizione, ecc., ecc.. L’abbiamo capito, l’essere equo è un po’ come trovare il punto mediano, come fare una media aritmetica, come cercare l’incontro tra il bene ed il male. In pratica, nell’essenza, una manovra equa è un qualcosa che non scontenti nessuno, che tenga un piede in mille staffe, che possa aggiustare e lenire ogni lamento ed arrabbiatura, che tranquillizzi gli scontenti, ma non alcuni, tutti. Questo è l’equo di cui si parla, questo, per lo meno, è l’equo del Belpaese, che risponde sempre presente con il suo celeberrimo grido del “tanto si aggiusta tutto, tranquilli”.

Prendere provvedimenti e misure eque, oltre al fumo iper-retorico ed il nulla assoluto che escono da chi pronuncia questo banalissimo luogo comune, sarebbe la cosa più sbagliata in assoluto, e archivierebbe ben presto anche la Banda dei Tecnici con il solito bollino rosso con su scritto “Ha fallito”. In una situazione da “Euro dentro o fuori”, in cui i mercati e lo spred oscillano e si staccano come le altalene degli anni settanta, con tutti gli occhi del globo che stanno in trepidante ed ansiogena attesa di conoscere le strabilianti misure shock del professor Monti, noialtri che facciamo?!? I tavoli. Per giunta neppure rotondi. E sprechiamo tempo ed energie perchè ognuno delle dozzine di rappresentanti sociali vuole costruire la manovra salva-crisi a sua immagine e somiglianza, vuole portarsi a casa la sua piccola fetta di torta. E ottenere quel contentino piccolo grande che pretende gli sia dovuto per legge.

E poi, dopo che ognuno ha proposto la sua ricetta stagnante e perentoria, ecco che ovviamente arriva la pretesa di mescolare tutto nel solito minestrone, oppure far scuocere il classico fritto misto che possa andar bene un po’ a tutti. Che non è altro che il meno peggio delle proposte di ogni soggetto, il più classico dei “meglio piuttosto che niente”. E che diventa il solito maxi-emendamento-salvatutti, che può servire per far un po’ di scena con la Bce, ma che al proprio interno non contiene un bel nulla di ciò che serviva davvero. E così finisce tutto a schifio come le ultime tragicomiche ed aggiustatissime opere del governo Cav. Si è voluto ascoltar tutti, si è voluto metter d’accordo anche tassinari ed operatori ecologici, si è cercato di dare un contentino anche al più minuscolo dei microrganismi sociali. Ma alla fine si è scontentato tutti. E, soprattutto, non si è fatto un cazzo per l’Italia.

Allora, ci chiediamo nuovamente: c’è un governo in carica? Si. Bene. Questo governo deve poter prendere ogni tipo di decisione che ritenga la più opportuna. E non deve ascoltare alcunchè. Non deve sedersi e confrontarsi con nessuna parte sociale. Non deve mostrare riconoscenza nè nei confronti di Bersani, nè verso Casini, e tanto meno verso il signor Alfano. Non vi è scritto in alcun regolamento parlamentare e, ovviamente, non è inciso neanche sulle dogmatiche tavole costituzionali. La  fiducia l’ha avuta, i voti pure. Ora che partiti e parti sociali si attacchino al tram (o si seggano assieme al tavolo) e, se non saranno concordi con i provvedimenti attuati, che mostrino il loro dissenso nelle sedi che gli spettano, Camera e Senato. Perchè la squadra di collaboratori, pensatori, ideatori e pure progettisti del dottor Monti è anche troppo folta. Se il Proffe vorrà ascoltare o si vorrà confrontare con qualcuno, non avrà che l’imbarazzo della scelta. Non si vede perchè lo debba fare con Bonanni, Bersani, Camusso, o con Bocchino. Molto semplice, molto chiaro. Ma ben poco italiano.

Mariuccio, per carità, vai avanti, fregatene di tavoli e parti sociali, infischiatene se i Signori si mettono a far caciara. E per favore, santiddio, fai un bel manovrone che possa scontentare tutti, che sia il più iniquo e meno nazional popolare possibile. Tocca i pezzi grossi ma anche gli intoccabili. Fai saltare il banco, ti supplichiamo. Ti preghiamo, Monti San. Fallo però alla svelta, e non ti ridurre come tutti a comprare i regali di Natale alla vigilia. Consegna questo pacchetto in Parlamento, mettici il fiocco, ma non dar retta ad altri che non siano i Tuoi tecnici. Vedremo allora se gli aggiustatori avranno davvero il coraggio, l’irresponsabilità e la faccia tosta di mandare tutto a puttane per l’ennesima volta. Anche se questa, immaginiamo, potrebbe essere l’ultima.

 




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