Al governo per due anni scarsi nel Berlusconi I. Al Governo per l’intera legislatura del Berlusconi III. Al governo per oltre tre anni nel SIlvio Quater. Risultati? Una mezza Devolucion ancora non ben identificata, una bozza ipotetica di federalismo fiscale, e i fondamentalissimi Ministeri della Reggia Reale monzese. Per giunta, sempre con il culo ben scaldato e riparato dalle cadregone romane.

E l’ultimo anno? Rutti, scoregge, pernacchie, raduni e sagre sempre più deserte, e una vision economica che deriva direttamente dal paleolitico (quello sì, padano), tanto da far concorrenza alle gesta di Donna Camusso, tanto da farli erigere a paladini donchisciotteschi del popolo operoso delle valli nordiste. Anch’esso fottuto dalla millantante banda bossiana.

Questa è la Lega, madame e monsieurs del grande Circo Italico. La Lega che ha “salvato” Alitalia e Malpensa, mandando in sfracelo i conti pubblici e facendo garantire un settennato di fancazzismo a centinaia di dipendenti che invece avrebbero potuto contribuire al Pil in maniera molto più produttiva. E’ la Lega, sempre e più Lega, che ora sbraita ed è felice, perchè può fare gazzarra quotidiana all’opposizione. Ma che è rimasta sempre quella, dal ’94, con le balle ed il folclore fine a se’ stessi del Parlamento Padano, con gli sproloqui ritriti del “via i terùn da casa nostra”, con quel condottiero che è l’emblema fisico del deterioramento della politica secessionista.

Ebbene, questa Lega sempre o quasi al governo, che in un ventennio ha prodotto al massimo mezzo cavolo a merenda, d’un tratto si sveglia inorgoglita e rinfrancata e si azzuffa rabbiosa sui provvedimenti del Signor Monti, con quell’aria sarcastica e quella faccia tosta di chi vuol far intendere di non esserci mai stato. E invece loro, le camice ed i fazzoletti verde-pisello, sono sempre stati lì, negli alti ministeri rimani e tra i banchi della maggioranza dell’emiciclo, ma soprattutto con i loro continui ed intransigenti “niet”. No alle pensioni, no alle liberalizzazioni, no al taglio delle province. No, soprattutto, alla modernità.

E oggi avete il coraggio, difensori estremi delle corporazioni e untori di uno Stato sempre più ingordo, di venire a farci la morale popolana e di presentarvi come i nuovi rivoluzionari cubani con quelle ludiche bagarre in stile Tangentopoli? No, No e poi No! Ora ve lo diciamo noi, cari vilipendiatori da quattro soldi. Ora fateci il piacere, mister Calderoni e Sir Trota, di non abbaiare più, perchè non ne avete diritto alcuno. E abbiate almeno la dignità, il buon senso e l’amor proprio di starvene in disparte, e belli zitti. Perchè se siamo arrivati al punto di non ritorno dell’era dei Tecnici e dei Professori, questo è avvenuto anche e soprattutto per merito vostro, cari buffoni. E quella che state mandando in onda in questi giorni nelle reti unificate parlamentari, non è altro che una misera e ben poco riuscita caciara d’ipocrisia politica. Senza neppure il possesso dei diritti d’autore.

Vergogna! E Silenzio!