Arriva a cielo pressochè sereno la decisione shock di Paola Severino di inserire l’amnistia libera-tutti nel pacchetto carceri giustizia, che consta di ben due decreti, un disegno e pure di un atto presidenziale. Della serie: la responsabilità, o meglio la colpevolezza, è equamente suddivisa. 
 
Quali i benefici? Fuori subito un’intero paese di delinquenti, per effetto dell’innalzamento della quota dei domiciliari, oltre a 21.000 carcerati di “passaggio” in meno (per flagranza di reato) che saranno liberi dall’obbligo di entrare nella struttura per poi essere scarcerati o domiciliarizzati. Il solito classico provvedimento italico d’emergenza, perchè su una capienza di 45.000 posti-carcere, ad oggi la soglia di detenuti è a quota 67.000. E bisogna sfoltire. Bisogna paradossalmente contravvenire alle leggi ed alle sentenze passate in giudicato, perchè il ricco e gordo Stato italiano non riesce e non vuole investire due lire in nuove strutture carcerari.
 
O perchè non vuole neppure ristrutture e recuperare tutte quelle lasciate in disuso a marcire tra sterpaglie e danni vandalici, che Striscia la Notizia ci mostra con regolare stupefacenza. O perchè, ancora, gli istituti di culto e carità come chiese e conventi, che dovrebbero essere rivolti proprio al sostentamento emergenziale degli esseri umani da redimere e ridestare, si sottraggono o fanno orecchie da mercanti. O forse, perchè altrimenti uscirebbe alla luce terrena la loro diffusissima evasione dell’Ici. Perciò, giammai.
 
A babbo morto e dopo che i buoi sono già usciti dalle stalle, ecco che l’arzilla ministra promette lo stanziamento di 57 milioni di euri per l’inzio di una nuova Grande Edilizia Carceraria. E c’è già da scommetterci che sarà paragonabile alle mirabolanti ed infinite vicende come quelle dell’etereo Ponte di Messina o della mitica Salerno-Reggio Calabria. Nostri vanti nel mondo. Del Bengodi, però.