Non è bastato mentire alla capitaneria di porto riguardo al suo ritorno sulla nave che ancora possedeva 300 essere umani. Non è bastato fottersene quasi totalmente del comando dell’imbarcazione, contravvenendo alle tavole della Marina. Non è bastato neppure sbattersene della sorte di uomini, donne, bambini e pure disabili che rischiavano seriamente di non riabbracciare mai più i loro cari. E non è bastato neanche darsela a gambe levate con la propria scialuppa ed il proprio mini equipaggio di favore, raggiungendo prima di tutto e di tutti il caldo guanciale di un albergo pluristellato. Ma soprattutto non sono bastate le chilometriche sporte colme di mirabolanti menzogne a tutto tondo, rifilate a colleghi, equipaggio, superiori e giornalisti, e prontamente smentite dalla sua stessa viva voce. Di chi cazzata ferisce…

Non è bastato nulla di tutto questo, e neppure quanto di peggio e verosimile si ipotizzi e si indaghi, rispetto a cui il Comandante Pinocchio avrebbe “cercato” il masso killer per quell’assurdo e vanitoso gusto del saluto al pubblico dell’isola. Come il condottiero che chiede e cerca il tributo della folla per consacrare la propria onnipotenza. Che, nel caso di Schettino, trattasi inequivocabilmente di deficienza. Reiterata e cronica, tra l’altro, perchè perseverata dopo essere già stata adottata in un passato non troppo remoto, in quel di Procida. Correvano le ore 13.00 del ventisei settembre 2010 e, come si legge dal blog di Costa Crociere, nel post pubblicato, poi rimosso dopo la tragedia del Giglio, poi nuovamente riapparso in queste ore per timore dell’ennesima figuraccia, “La Costa Concordia ha omaggiato con il suo saluto e con la sua breve sosta nella rada della Corricella, l’isola di Procida…tutto cio’ grazie al comandante Francesco Scattino”. Che, a quanto pare, amava l’ebbrezza ed il rischio del passaggio triofante sui bassi e sabbiosi fondali rivieraschi, per quella gratificante pratica dell’inchino che ora la Costa disconosce in toto. E che, con tutta probabilità, costerà la libertà al riccioluto Schettino, gonfio e pavoneggiante quando si trattava di ricevere gli applausi del red carpet, vigliacco e brulicante quando bisognava mostrare i muscoli e l’onore delle proprie responsabilità.
 
In mezzo a questo abisso in cui il comandante Pinocchio ha cacciato colpevolmente sè e la sua nave, e con la coscienza già inzozzata da sei cadaveri sei, ecco che il cinquantaduenne di Meta di Sorrento ne inventa un’altra delle sue. Panzane, s’intende. Senza ritegno, ne’ lacrime alcune, il capitano della vergogna risponde come segue ad una delle domande postagli nell’interrogatorio di garanzia del gip nella mattinata di ieri: “Sono scivolato sul tettino della lancia. Non ho abbandonato la nave.” Forse è proprio grazie a questa immaginifica ed irrealistica dichiarazione che lo Schettino si è guadagnato ad honorem gli arresti domiciliari. O forse, per davvero, il suo surrealismo ha varcato tutte le porte delle leggi fisiche possibili, andando ben al di là di ogni più roseo ed ottimistico calcolo probabilistico. Perchè non solo è scivolato lui, grande capomastro alla guida del barcone, ma allo stesso tempo e nel medesimo istante lo hanno seguito, con lo stesso identico protocollo, altri tre membri (almeno, ndr) del ponte di comando della Concordia: il primo ufficiale Ciro Ambrosio, il secondo Dimitri Christidis, il terzo Silvia Coronica. Tutti scivolati, tutti dentro la scialuppa, tutti giù per terra. Talvolta le coincidenze assumono contorni inquietanti e paranormali.
 
Proprio ieri Capitan Pinocchio è stato liberato dal gip, che ne ha deciso gli arresti domiciliari, in attesa del processo, perchè non vi è pericolo che se ne possa fuggire all’estero. Anche se già in giornata arriva puntualissima la smentita e la polemica della Procura di Grosseto, che al contrario ritiene che la possibilità di fuga dello Schettino non è affatto da escludersi. Il solito carrozzone delle smentite e contro-repliche all’italiana, che sta facendo collezionare al Belpaese scorpacciata di figure di merda che potrebbero riabilitare anche il Cavaliere.
 
Ma non sono questi i veri problemi, e neppure le questioni su cui dibattere e dimenarsi. Chissenefrega se l’Europa o da oltre Oceano ridono di noi e si scandalizzano; e poi non si ricordano neanche delle catastrofi infinite della Prestige e quella più recente nel Golfo del Messico. Il vero punto centrale, badate bene, non riguarda neppure gli arresti domiciliari di Francesco Schettino. La questione nevralgica è ora rappresentata dalla gestione efficiente ed efficace del procedimento cui sarà sottoposto il capitano, insieme, si presume, a qualche suo stretto collaboratore. Oltre alla rapidità e velocità di esecuzione della sentenza, che dovrà avvenire alla svelta non per volontà o suffragio popolare, ma perchè le prove a disposizione della Corte e del PM si presentano in quantità industriale. Servono garantismo e riservatezza. E che i riflettori si spengano fino alla data del processo, tanto abbiamo già ascoltato praticamente tutto. Sarà difficile, considerando un potenziale parco-testimoni in quarta cifra, ma è fondamentale e necessario per portare alla luce la verità degli abissi della Concordia. Prima che venga insabbiata per sempre. E che Schettino sia giudicato colpevole solo se verranno provati i suoi capi d’accusa. E non perchè lo dice il plastico di Bruno Vespa.