Nella cornice ed il palcoscenico che più Lega non si può – in quella Varese che diede alla luce il feto secessionista – si consuma il primo feroce episodio del “Maroni all’attacco”. Atto iniziale, per l’appunto. Mentre a pochi chilometri di distanza, nella verdissima Luino, volano botte da orbi tra bossiani e maroniani, ricordando i bei tempi degli scazzottamenti in stile Peppone e Don Camillo, ecco che dal palco varesino il Bobo nazionale non lascio adito ad alcun dubbio, iniziando la propria scalata verso la punta del vertice leghista, e dando di fatto il via ad una nuova stagione leghista. Tutta da scoprire, tutta da decodificare. 

Dopo l’inibizione all’ex ministro piovuta chissà da quale sponda del cerchio magico bossiano (moglie Bossi, Trota Bossi, Rosi Mauro, Reguzzoni, Gobbo, Bricolo e Belsito) e con la base leghista più feroce pronta ad insorgere a favore di Maroni, un sempre più stanco ed incomprensibile Senatùr ripara e ricostruisce i cocci con la rimpatriata di Varese, fatta apposta per consentire la reunion tra il grande capo ed il successore designato dalla folla. La riparazione dell’Umberto, corretto e controllato a distanza da un Calderoli sempre più paonazzo e confuso, nei fatti riconcilia la gente leghista, ma nella sostanza è un vero autogoal, che non fa altro che rinsaldare la popolarità di Bobo consegnandogli il coltello dalla parte del manico. Bossi, cui ora probabilmente solo la moglie riesce a decriptarne parzialmente la strategia politica, si consegna di fatto al clan dei maroniani (Tosi, Fontana, Salvini, Borghezio e Boni, tra gli altri) e scarica del tutto il capogruppo Reguzzoni, la cui testa sta già ruzzolando giù per i gradini della Camera.
C’è da dire che il fedelissimo del Capo ci ha messo parecchio del suo per dare il fianco (e pure la faccia) a chi governa la pancia padana. La mozione di sfiducia al ministro Passera annunciata dal capoguppo è infatti quanto di più scellerato che un deputato leghista potesse fare in questo delicato momento di scontri fratricidi. Dove chi sbaglia la prima mossa è fottuto. E così è stato. Tant’è che l’iniziativa viene totalmente disconosciuta da Bobo & co., con i maroniani che dicono di non essere neppure stati informati, così come Bossi che, proprio in giornata, prende decisamente le distanze da Reguzzoni e dalla sua richiesta parlamentare. Che, a conti fatti, si è rivelata un boomerang impressionante per i cerchisti: bocciato perchè non avrebbe avuto alcuna possibilità di passare, e atto finale del tradimento al Senatùr, perchè Bossi non lo ha mai autorizzato (o almeno così ricorda, ndr). E il cerchio si chiude. Quello magico, per l’appunto. Con la scalata dei maroniani che è solo al primo, di una lunga serie, di gran premi della montagna.
Ora mister Interni chiederà gli venga servito su un piatto dorato anche il cranio ed il sangue di tutti i restanti componenti della fazione avversa. E il primo nome della lista nera è Rosi Mauro, vicepresidente del Senato. E’ partita quindi ufficialmente, dopo le prime fasi di studio e di empasse dell’era montiana, la più cruda e verace faida leghista, tracimata dalla base per raggiungere il potere, come nella più classica delle guerre di mafia. I maroniani sono i Corleonesi, forti del consenso di strada, mentre il Cerchio Magico sono i Palermitani, al potere da sempre, ma incapaci ed impotenti, perchè abbandonati dal popolo che vota. Saranno mesi di dure e sanguinarie lotte intestine, senza esclusione di colpi e di stilettate, con cadaveri che appariranno e che saranno poi riesumati, e con un netto vincitore che pare essere già scritto.

I riflettori ora verranno puntati sugli scenari post-bellici, che daranno alla Lega nuovi gerarchi ed una mission ancora tutta da interpretare. Maroni e i suoi traghetteranno il partito verso una sfida più unitaria-nazionale, cercando le alleanze necessarie per terminare l’incompleto progetto federalista, oppure sarà solo un restyling di facciata per una riproposizione più nobile della classica Lega anti-sistema? Bah. Interrogativi e dubbi atroci, che non si attenueranno prima del nuovo anno-zero Duemilatredici, il primo del Dopo Full Monti. E in mezzo a questo folle guazzabuglio di lotte e teste che saltano in ogniddove, un’ultima inquietante domanda ci sorge spontanea: quale sarà il destino di Renzo Bossi? Si trasformerà da trota in caimano? O finirà diritto in padella?
Buona Padania a tutti.