Ore sedici e dintorni del giorno corrente, meridiano di Londra: Galliani,  sbarcato nella City per rilanciare l’offerta definitiva e decisiva per l’Apache, è pronto in simultanea a chiudere anche l’affaire-Pato, dicendo oui alla proposta del Leo le parisien, salita da 28 a 35 milioni. Non i quaranta della base d’asta di via Turati,  ma decisamente sufficienti per ottenere la plusvalenza su Carlitos, per il cui prestito obbligato il diavolo sborserebbe 25, pareggiando  così l’offerta-bastone fra le ruote messa lì da Babbo Moratti. Così tanto per gradire. 
Tutto ok, tutto fatto, tutti felici e contenti. Allegri, che si libera con non scialans del paperino rompiscatole. I compagni di squadra, che oramai vivono terrorizzati dal fatto che rutti, scorregge e imprecazioni più virulente da cameratismo di spogliatoio possano essere trasferite e riferite alla Dama Bionda della dirigenza. Pensate a Cassano, un esempio a caso: dovrà aver accolto questa notizia come una vera e propria liberazione. E con rutto libero, ovviamente.

Poi ancora, avrà goduto di brutto sor Carletto, pronto a riabbracciar il figliuol prodigo smarrito. Ma anche Leonardo, che va ad aggiungere una figurina sotto la Torre, e potrà caricarsi a molla per sferrare l’attacco decisivo anche all’amico Mou, volendo completare la l’album di stelle con il suo amato Ricardino. E per non parlare dell’entusiasmo e dell’eccitazione febbrile che stava per colpire Robby Mancini, pronto anche a baciare la fronte di Galliani pur di non vedersi gironzolar attorno con fare minaccioso il rude dentone argentino, con tutto il suo staff al gran completo, in stile Sopranos. E mettiamoci pure il trilionario Mansur, che non si straccerebbe certo le vesti reali all’idea di vedersi alleggerito il monte ingaggi di una bella milionata di dobloni verdi e viola.

Come nelle fiabe e nelle favole più belle e delicate, era già pronto da copione uno scontatissimo happy end, coi titoli di coda che avrebbero segnato il più classico e natalizio dei vissero tutti felici e contenti. Nei cartoon di Walt Disney, nei telefilm americani da prima serata Tg5, nelle mini-serie con Manuela Arcuri questo succede. Anzi, capita sempre. Ma questo non è il teatro, non è il grande ne’ il piccolo schermo, e neppure un’appassionante sceneggiata napoletane. Questo è il mercato, bellezza!, e tu non ci puoi fare niente. Niente.

Ecco allora che, d’un botto, succede l’imponderabile, l’incredibile ma vero, il clamoroso al Cibali di questo pazzesco calciomercato sull’asse Pato-Tevez. Poco dopo la quasi ufficialità del doppio trasferimento sulla strada Manchester-Milano-Parigi, voilà che sopraggiunge il colpo di scena che neppure il miglior tinto Bargiggia avrebbe mai potuto aspettarsi: Alexandre Pato decide di rimanere a San Siro (e ad Arcore, ndr), con la decisione che viene addirittura diramata da un comunicato ufficiale sul sito dell’AC Milan delle 16:32. Il papero parla di Milan come “casa mia”, condendo il minestrone della melassa con parole al miele d’acacia come “gioia”, “cuore”, “allegria”, ringraziando nientepopodimenochè il Presidentissimo Silvio, che ha sempre creduto il lui. Eccallà.

Ora tutto è più chiaro, e diventano comprensibili anche le parole d’amore di un ragazzo che non meno di due settimane fa aveva dato il benservito a Max Allegri e già prenotato il volo per gli Champs Elisee. Non poteva che essere il Cav. l’unico a poter sbloccare (o a bloccare) definitivamente la telenovela più stressante e paranoica del nuovo anno. E lo ha fatto con uno dei suoi soliti colpi da grande stratega teatrale, con quel Ghe pensi mi dei tempi d’oro, quello che ora, invece, politicamente conta come il due di bastoni.

Proprio così, il Cavaliere è intervenuto di persona a bloccare la trattativa, ha convinto il pupillo e futuro genero a rimanere, lasciando tutti gli attori co-protagonisti con una bella sfilza di scartini in mano. Il dottor Galliani, in primis, probabilmente ancora paralizzato davanti al contratto di Carlitos a casa-Mansur; Allegri, che starà demolendo la Maremma ad insulti, dopo aver mandato affanculo Pistocchi e Paparesta; Mancini, che per non pensarci avrà deciso di andare a far il giro dei pub con Balotelli e Yaya Toure; e Carletto nostro, oramai a terra esanime, dopo essersi strafogato ed ingozzato con mezzo quintale di ciccioli frolli importati da Reggiolo.

In questo marasma da trattativa che a confronto Beautiful è un come un gioco a quiz di Fabrizio Frizzi, trionfano ed amoreggiano solo a casa Berlusconi. L’uno, Silvio, che mostra i muscoli contro la coppia Galliani-Allegri, e mette in chiaro che il Milan non può prescindere da Pato; e l’altra, Barbara, che potrà rimanere tranquilla sotto la Madunina a coccolarsi il papero senza doverlo inseguire tra le ballerine del Moulin Rouge. Ed ora a Milanello saranno cazzi. Perchè questo che è arrivato è un diktat ben preciso contro l’allenatore ed il suo credo calcistico, e Allegri non è certo uomo malleabile tatticamente, anche se agirà, come di consueto, da saraffo aziendalista; sapendo però che il derby sarà già un banco di prova importante. Perchè ora Galliani, come non mai, è sotto accusa (e pure contro il muro), visto che era ad un passo a cacciare a pedate il suo (di Lui) figlioccio. E perchè adesso tornerà l’incubo nello spogliatoio rossonero, con l’angoscia che ogni parolaccia o doppiosenso spifferato dal buco della serratura possa finire direttamente nella scrivania di Palazzo Grazioli. Magari accanto all’agenda con gli appuntamenti delle Olgettine. O a fianco della vecchia bozza sul legittimo impedimento.

E Cassano inizia a tremare…

alla prossima imminente puntata di “Paperoful”
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