Altro colpo sferrato alle abitudini e alla mentalità medioeval-italica che riguardano l’oramai famigerato Posto Fisso tricolore. Dopo le sacrosante e fastidiose verità mostrate pubblicamente dal sottosegretario Martone e dal primo ministro Monti Mario, ecco che arriva puntuale l’intervento del boss degli Interni Cancellieri, che aggiunge un ulteriore macigno alle fondamenta della costruzione di una nuovissima ed epocale forma mentis targata Italia.

Il ministro, con quel suo vocione nasale-mascolino e quel profilo energico che ricorda di brutto la mitica Mamma della banda Fratelli (pace all’anima sua) nel mai dimenticato cult I Goonies, non fa altro che riaffermare oggettivamente un concetto tanto elementare quanto invalicabile: il lavoratore nostrano si dimentichi del posto fisso ed esca da quel lacerante cordone ombelicale dell’occupazione di fronte a casa, accanto a lor signori mamma e papà. Perchè, continua l’arcigna Thatcher del Viminale, “il mondo moderno sta cambiando, ha grandi esperienze di mobilità, mentre noi viviamo ancora nella cultura del posto fisso”.

Bene, anzi benissimo. Quello che la redazione di OSE va affermando da tempo immemore, e che rappresenta il punto focale del vero rilancio made in Italy. Prepararci a modificare le nostre abitudini, la nostra mentalità, il nostro lavoro. Per far grande un Paese che altrimenti rimarrà in eterno invischiato nella melma e nelle sabbie mobili della comodità e del medioevo sociale.

Nessuno nell’esecutivo del Proffe mette in discussione la legittimità e l’importanza del lavoro indeterminato e, chi in questi giorni specula assai sulle frasi delle donne di ferro Cancellieri e Fornero, non fa altro che rifilarci il solito mediocre ed ingannevole esercizio di pura demagogia e propaganda elevato all’ennesima potenza. La banda Full Monti sta cercando, con chiarezza e talvolta con dichiarazioni roboanti, di preparare le basi ed i muri portanti di quella che rappresenterebbe un’assoluta e storica rivoluzione nel pianeta Italia, così travolto ed oppresso nei secoli da familismo e corporazioni. Serve dunque come il pane, ed ancor prima dei tagli agli stipendi ed alla Caste, una seria e coraggiosa riforma nel mondo del Lavoro. Partendo dalla modifica radicale dell’articolo 18, perchè si possa premiare di più chi lo merita, ma anche allontanare chi non fa nulla. Senza SE, senza MA, senza Camusso.

Usciamo dai paradigmi ereditati dai nostri nonni, cambiamo il modo di pensare che ci ha quasi consegnato al baratro del default, leviamoci di dosso questa zavorra preistorica del vitalizio aziendale. Basta poco, per entrare nel progresso, nello sviluppo, nella crescita. E per diventare finalmente un Paese evoluto ed indipendente, che riesce a staccarsi senza timore dalle grinfie e dai tentacoli di Bruxelles.

Se io posso cambiare. E voi potete cambiare. Tutta l’Italia può cambiare.