Sfrontato, svergognato, arrogante, insolente, irriverente. Ma anche strafottente, sfacciato e spudorato. E soprattutto, delinquente, criminale, assassino e terrorista. Latitante e contumace, per altro. Pluriomicida e dichiarato colpevole in ben sette processi, il clandestino Cesare Battisti ha calcato la soglia del carcere neppure per due anni della propria beata e travagliata esistenza, fuggendo e nascondendosi dai suoi protettori altolocati; ieri dall’amica Carlà ed oggi nel ridente e goliardo Brasile. Per l’appunto.
 
E così, ecco che il più sanguinario ricercato del Belpaese si è messo a fare la bella vita, passando dalla bell’epoque da romanziere in terra di Francia, fino alla mondanità più celebre e spudorata del Sambodromo di Rio. Proprio così, cari ministro degli esteri Giulio Terzi ed esimio Presidetissimo Napolitamo, perchè il Nostro sarà – nientepopodimenochè – ospite d’onore ed illustrissimo alla parata del carnevale più sfarzoso e perverso del globo, invitato personalmente da uno dei direttori della compagnia Bola Preta, di cui ne è ovviamente amico carissimo. Non c’erano dubbi.
 
Battisti è divenuto ormai un personaggio, una star televisiva, continuando a sfruttare macabramente quella sua popolarità terroristica che gli ha conferito addirittura un’alea di fascino dannato. Che piace, che intriga e che attizza il Brasile tutto. Ma che fa imbufalire l’intera penisola italica ogni qualvolta il suo volto beffardo si prende giuoco dei suoi conterranei, della giustizia a cui si è sempre sottratto e dei familiari delle quattro persone che ha massacrato. Che ad ogni sua apparizione muoiono per l’ennesima volta. E si incazzano come neppure possiamo immaginare. Per di più quando le ospitate celebri e le interviste del Battisti si intensificano a dismisura e con folle frequenza, mentre il silenzio sarebbe cosa più doverosa e gradita. Quantomeno.
 
Ma Cesare l’Assassino è persona furba e scaltra, e sa bene che più è inserito nel panorama dello star system e dell’intelligentia che conta, e tanto maggiori e certe saranno le sue probabilità di allontanare il biglietto di ritorno verso l’Italia. Con la possibilità concretissima di diventare, oltre a incallito criminale, vittima politica e scrittore di successo, anche un vero e proprio intoccabile.
 
Ed è sconcertante e assordante, quanto la partecipazione entusiasta dell’ex leader dei Pac all’interno del mega-rettilineo carioca, come un Paese come il nostro che ha sempre fatto della lotta al terrorismo uno dei suoi cavalli di battaglia democratica, non abbia nè la voglia nè la forza di far sentire ufficialmente la propria voce di sdegno e di irritazione più totale, richidendo che gli venga consegnato ciò che gli appartiene di diritto. E ancora più scandaloso ed aberrante come un’immensa nazione che va dicendo da anni di aver iniziato una determinata rivoluzione liberale ed economica, proponendosi come sesta economia del mondo ed apprestandosi ad ultimare l’organizzazione di eventi planetari come Olimpiade e mondiale di calcio, non riesca a trovare un briciolo di coraggio, onestà e giustizia nel concedere questa legittima quanto agognata estradizione.
 
Ci proviamo noi allora, cara illustrissima Presidenta Dilma Rousseff, a rinfrescarle per bene la memoria, ricordandole i quattro esseri umani a cui lo showman Battisti ha levato la vita nella maniera più brutale e nefanda, e per motivi assurdi ed inconcepibili: 
6 giugno 1978 – Udine: Antonio Santoro (anni 52), maresciallo di polizia penitenziaria (esecutore materiale con la compagna Enrica Migliorati)
16 febbraio 1979  – Milano: Pierluigi Torregiani (anni 42), gioielliere (Co-ideatore e co-organizzatore). 
16 febbraio 1979 – Santa Maria di Sala (VE): Lino Sabbadin (anni 46), macellaio a Mestre (complice con “copertura armata” all’esecutore materiale Diego Giacomin).
19 aprile 1979 a Milano, Andrea Campagna (25anni), agente DIGOS (esecutore materiale).
 
Che ne dice, signora Presidentessa, le sembrano quattro motivi abbastanza validi?