Ecco un nuovo giovine adepto del progetto Monti-Mlòn per cambiare l’homo italicus, per quella che è solo la prefazione della guerra al posto fisso. Lui è Luca Nicotra, ventinovenne barbuto e dal capello glamour arruffato, segretario di Agorà Digitale e nuovo idolo delle folle flessibili. L’imprenditore di origini friulane è salito alla ribalta della cronaca internazionale con l’enorme foto che capeggiava sulla prima pagina dell’Herald Tribune di ieri, sottotitolata del pezzo “L’Italia affronta la fine del lavoro a vita”.

Luca non si è pianto addosso, non si è arreso, non ha fatto la vittima sacrificale, non è andato a lamentarsi davanti a Palazzo Chigi, non ha fregnato nella dotta platea di Santoro, non ha agitato la bandiera insulsa ed inconcludente dell’indignazione. E neppure se n’è stato con le mani in mano, con la coscienza pulita di chi pensa che ogni responsabilità debba essere attribuita allo Stato. E al Governo. Luca ha capito che lo Stato siamo noi, e che ogni singolo deve fornire il proprio contributo in maniera attiva, decisa, creativa, senza dover aspettare che dal cielo gli caschi addosso la manna papale.

Così il ragazzo si forma, si aggiorna e lancia oltre l’ostacolo un’idea tanto banale quanto innovativa: riunisce tra loro differenti professionalità sotto il tetto di un’idea comune, creando una società autofinanziata, secondo lo spirito imprenditoriale più puro. E senza l’assillo del posto fisso, che appaga e uccide il lavoratore italico, spegnendogli sul nascere ogni minima velleità di estro e genialità. Luca è riuscito a mettere in piedi un’associazione che interagisce direttamente con le istituzioni politiche ed europee, tutelando la trasparenza dell’informazione e la brevettibilità dei software, seguendo le iniziative radicali al Parlamento europeo, ma senza usufruire di alcun tipo di finanziamento pubblico o partitico. Seguendo le sue aspirazioni e divenendo, nel suo piccolo, un grande orgoglio italico.

Luca Nicotra spiega, tra le righe della stampa Usa che, al di fuori dei confini nazionali, la sua esperienza è la quasi normalità, se non la regola. E la mobilità (nel senso più nobile e produttivo del termine) è una forma di vita diffusa ed apprezzata. Come nell’autoritaria Germania. dove il paladino della libertà della Rete racconta di essersi parecchio sorpreso dall’estrema disponibilità di ogni lavoratore a mettersi in giuoco, dai neolaureati fino ai più attempati. Esistono cooperative di genitori che accompagnano i figli a scuola, unendo la professione al servizio sociale, ma anche case-studenti gestite da privati o, ancor meglio, imprenditori. Perchè lo spirito e la propensione imprenditoriale non vengono intralciati, bensì considerati il fulcro trainante dell’occupazione e per la crescita.

Il messaggio che Nicotra rivolge al mondo italico tutto è quello di non arrendersi mai, cercando strade e percorsi alternativi. Lottando, sudando ed evolvendosi. E creandosi un mercato nuovo, esclusivo, innovativo, mettendosi sempre in giuoco e abituandosi a fare un po’ di tutto. Senza perdere tempo inutile a piagnucolare e ad inveire ideologicamente contro le istituzioni. Senza abbandonarsi alla monotona ed agonizzante tranquillità del vitalizio aziendale, che ammazza prima l’anima, poi l’uomo ed infine il lavoratore. Rischiamo, osiamo, creiamo i nostri sogni. Scrollandoci di dosso la meritatissima e sacrosanta etichetta di sfigati-mammoni-bamboccioni. Nell’attesa che Stato e politica si sbrighino a liberarci da quei mille vincoli burocratici, da quell’opprimente fiscalità e dal quel fardello gerontocratico che lentamente, ma inesorabilmente, stanno facendo affondare l’intera flotta italica.