Partiamo dalle parole conclusive del Pazzo Delio nella conferenza stampa di ieri mattina, che ha sancito il suo addio a Firenze ed alla Fiorentina. “Ho voluto dare il giusto senso ad un gesto deprecabile, sbagliato, ma umanamente anche giustificabile”. La chiosa e sintesi perfetta ad un braccio-monologo di oltre dieci minuti, che ha avuto il principale obiettivo di inserire in questa folle ed inedita-assurda vicenda i classici e consueti MA e PERO’ di italica memoria giustificativa.
 
Neppure venti laconici secondi per una serie di stringatissime scuse che vanno dalla città, passando per la società ed i calciatori, sfiorando di striscio pure il giovane serbo malmenato. E quel plastico “sono dispiaciuto” iniziale che pareva fosse uscito direttamente dalle viscere dell’indimenticato Arthur Fonzarelli di Happy Days, che faticava come non mai per chiedere le agognatissime scuse a qualche malcapitato con cui si era imbattuto da Arnold’s. Tolto ed estirpato il peso protocollare della pantomima autocondanna, ecco che sor Delio va diritto all’obiettivo centrale della suo monologo autoreferenziale. La sua difesa, le attenuanti del caso, le scusanti generiche, le discolpe senza appelli e, ovviamente, gli immancabili e pretestuosi SE, MA e PERO’. A confermare che il Pazzo Delio è tutto fuorchè pentito ci pensa il resto della conferenza, esclusivamente incentrata sul conteggio delle motivazioni intransigenti, sulla lotta a moralismo e perbenismo, e sul proprio background autocelebrativo e privo di macchia. 
 
Contrappassiamo al buon Delio, allora, quattro punti e tasti essenziali su cui neppure noi, società civile e rispettabile, non transigiamo. Punto primo: l’insano gesto non è solo deprecabile e da condannare, ma rappresenta soprattutto un episodio di violenza, quasi inaudita. Mister Rossi si rende conto che, senza quei due/tre forti signori ed atleti che tentavano di trattenerlo, molto probabilmente il giovine ragazzo sarebbe stato sfigurato? Si rende conto, cribbio, che la veemenza con cui si è scagliato nella “buca” è qualcosa che va ben al di là della mera reazione da campo? Punto secondo: moralisti e perbenisti, in un’occasione del genere, sono stati anche troppo benevoli con il Signor Rossi. Lo spettacolo a cui il mister riminese ci ha fatto assistere in Eurovisione è niente di mai visto nella storia recente del fùtbol occidentale, e probabilmente di assai raro anche negli incandescenti rettangoli sudamericani.
 
Cosa pensava, signor Delio, che un’impresa di tale entità passasse tranquillamente in cavalleria o fosse sciolinata come nulla fosse? Non si tratta nè di morale nè tanto meno di perbenismo, ma solo di ferma presa di posizione, e di condanna plurale che è il minimo sindacale in un Paese che verte sull’ipocrisia inalienabile. Che, se dobbiamo dirla tutta, neppure è avvenuta, considerando tutta una serie di assoluzioni conformiste che si son viste e sentite nell’ambiente pallonaro, partendo dai colleghi allenatori pilateschi, finendo per l’associazione sindacale che, da contratto, non  può certo andare al di là di una mera e strenua difesa di categoria. Punto terzo: l’ex tecnico viola ci ha spiegato a chiare lettere che, si venissero toccati i “suoi” principi di lavoro, persona, squadra e soprattutto famiglia, questo “non andrebbe bene”. Che significa, dunque, che se fossero messi in discussione questi sentimenti una persona matura e professionista come Delio Rossi non risponderebbe più delle proprie azioni, passando legittimamente alle vie di fatto? Significa che la mancanza di rispetto nei suoi confronti sfocerebbe in automatico con mazzate e cazzotti, senza neppure passare dal via? Mister Rossi ci sta dicendo che è opportuno e giustificabile farsi giustizia da sè, con ogni mezzo e tanto meglio se con pugni e ceffoni in pieno volto, ogni qual volta si venisse pesantemente offesi? Una visione che, più da Stato di diritto, ci pare da far west. Punto quarto: che cavolo c’entrano le esperienze passate dell’allenatore e la sua condotta sempre pia ed irreprensibile con questo folle contesto.
 
Delio Rossi ha compiuto una cazzata grave ed inaudita, e certamente nulla hanno a che vedere le sue stagioni passate e manco per niente possono rappresentare una qualsivoglia attenuante. Chissenefrega se ha iniziato la carriera con i bambini del Foggia per portarli fuori dalle strade o se piuttosto ha allenato gli operai dilettanti. O ancora se non ha mai avuto giudizi lesivi nei confronti di alcun suo giocatore. Oggi, e non allora, ha compiuto questa fesseria, e non sarà certo elencando le sue buone azioni – con intento esclusivamente giustificativo – che potrà ottenere la nostra pietà e la piena assoluzione. E’ come dire che un omicida al primo strangolamento è assolutamente legittimato nel compiere  tale atrocità. Tanto da piccolo ha fatto il boy scout e la sua fedina è ancora completamente asciutta.
 
Ora, non sappiamo se per davvero Ljajic abbia offeso pesantemente la sfera familiare del proprio mister (“sei più handicappato di tuo figlio”), anche se pare che tale versione sia poi stata smentita, ma nulla potrà mai giustificare un simile intervento di raptus pugilistico degno del miglior Oliva. E non è vero che un atto simile è servito ad educare un figlioccio viziato e milionario che ha disonorato pubblicamente la propria famiglia, mancandole di rispetto nel momento decisivo della stagione. Perchè Delio Rossi è anche e soprattutto un allenatore professionista, anch’egli milionario, e più di Ljajic. Altrimenti, i vari mister che si sono succeduti ad Antonio Cassano, che avrebbero dovuto fare, una carneficina? La reazione a dir poco scomposta del coach è da catalogare semplicemente come un violento impeto dovuto a questioni di nervi. Delio ha sbroccato, è completamente schizzato, con la sua squadra che, sotto di due reti, non lo seguiva più e con un suo calciatore, la ciliegina sulla torta, che lo irrideva platealmente in un momento topico. Questo lo si nota anche dalle immagini, dove è ben chiaro che l’allenatore si sta già per scagliare contro il serbo ancor prima che questi possa conferire parola. E il fatto che la Curva viola e la maggior parte del tifo organizzato italico prendano posizione a favore di Delio Rossi tramite i soliti slogan fatti di insensato Onore, dovrebbe farci capire definitivamente che in una triste vicenda come questa non possono esistere – nella maniera più assoluta – alcun tipo di SE, MA e PERO’.
 
Perchè la provocazione e l’offesa, certamente deprecabili, non possano creare alibi e non debbano giustificare qualsiasi tipo di violenza. E che questo Paese del Bengodi riesca per lo meno in occasioni simili a prendere una posizione chiara, netta ed imprescindibile. Senza doversi sempre ancorare in quella fugace sfumatura di grigio che, probabilmente gli salverà la facciata, ma che man mano ne sgretolerà il proprio onore (quello vero) e la sua credibilità.
 
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