Continua la campagna della redazione di OSE (Opinioni senza etichetta) che sostiene a piè pari la totale ed obbligatoria devoluzione del 5 per mille alla regione Emilia Romagna, per sostentare i terremotati e riempire da subito le casse della pianura falcidiata. 
 
La somma in questione, che rappresenta la quota con cui il contribuente sostiene associazioni, ricerca e attività laiche socialmente rilevanti, è quantificabile oltre il mezzo miliardo di euro (dati Agenzia delle entrate fino al 2009),  e rappresenterebbe una soluzione applicabile e totalmente a costo zero. Per le seguenti ragioni:
– i danari sarebbero immediatamente disponibili nelle casse di Vasco Errani
– il contribuente, di tasca sua, non tirerebbe fuori manco un euro, visto il carattere obbligatorio della quota
– lo Stato non tirerebbe fuori un euro e, anzi, risparmierebbe danari vitali in tale momento di crisi e spread
– si eviterebbe il solito sperpero pubblico legato alle “non scelte” del contribuente. Se, infatti, il cittadino non si esprime sul 5 per mille, la sua quota viene trasferita allo Stato per sostenere la propria spesa corrente. Nel caso italico, trattasi di oltre 100 milioni di euri che, nel caso passasse il decreto-Mlòn, sarebbero levati alla gestione cicalesca dell’amministrazione governativa ed inviati in un amen nel suolo emiliano
 
E le associazioni no profit? E la ricerca? E le associazioni? Semplice. Avranno i proventi derivanti dall’altra quota dell’imposta Irpef: l’8 per mille. Per un anno avranno meno, ma basterebbe che il Governo gli stanziasse più risorse all’interno dell’ormai prossimo decreto Crescitalia.
 
E la Chiesa? Considerati gli ampi dichiarati tesori e tesoretti vaticani, per una volta se la potrà cavare anche senza la solita paghetta statale. Così potrà distribuire e pianificare meglio le proprie risorse e, magari, fare anche qualche sano taglio alla sproporzionata spesa pontificia. Così si eviterebbe che la redistribuzione delle “non scelte” sia pappata quasi per intero da Tarcicio Bertone & co.. Così, almeno per un autunno-inverno, la gestione delle terre vaticane potrà divenire, oltre che devota-cattolica, anche un po’ più virtuosa. Perchè, almeno per quest’anno, forse ne vale davvero la pena. Perchè, viste le macerie dell’Emilia, forse esiste un più che valido motivo, che sia morale, cristiano o caritatevole. E non ce ne vogliano valdesi, evangelici luterani e avvenisti del settimo giorno.
Si puo’ fare. Facciamolo. Subito.
 

 

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