E’ il grande europeo del rilancio dell’Est Europa, che cerca di strapparsi con le unghie quell’appannamento economico-democratico che non l’ha si è mai staccato del tutto anche dopo lo sgretolamento post Urss. E doveva essere pure il mastodontico Europeo targato Rai, con uno sforzo immane di più testate che vanno a coprire quasi i tre quarti del palinsesto giornaliero.
 
Ma se il buon prodotto si vede dal mattino, a Viale Mazzini è sempre notte fonda. Da Mattina Sport arrivando a Dribbling, da Notti Europee passando per Stadio Europa, la proposta di Mamma Rai è tanto massiccia quanto abulica. Per non parlare delle oramai tristemente note perfonrmances di un Gentili sempre più in balia della suo ansiolitico eccesso di salivazione.

Il problema indiziato numero uno è quello arcinoto di sempre: gli uomini impiegati e la loro iper desueta proposta televisiva. Tanto che lo spiegamento soviet bulgaro di risorse di rete appare uno spreco di canone oltremisura. Il ricambio generazionale a Rai Sport ha sempre viaggiato a passi tartarugheschi, ma se poi lo pseudo giovane che si propone (Antinelli e Rolandi tra tutti) viene assuefatto di brutto dalla naftalina geriatrica che spira tra Danzica e Poznam, beh allora si può tranquillamente decantare il deprofundis anticipato anche senza passare dai Maya.

Gli uomini, si diceva, e la loro pessima qualità tecnica condita da un’insopportabile e genetica apaticità esistenziale. Non c’è infatti nessuno delle decine di alti Papaveri conduttori in studio che riesca a strapparci un mezzo sorriso stiracchiato. Non ce n’è uno che esca dal catartico protocollo del proprio compitino di lettura politically correct. Il punto vero è che sono tutti quanti tristi, vecchi e superati. Da quel prete tonnato di Andrea Fusco, che è riuscito nell’impresa di annientare i residui istinti primordiali di suor Simona Rolandi, oltre a rovinare quasi del tutto la presenza del Gene riminese, che molto spesso appare fuori luogo e senza contesto. Continuando per la tangente di Franco Lauro e Paolone Paganini. L’uno che segue robotico il copione pari pari, finendo a disagio ad ogni interruzione non prevista dello studio; l’altro che si sbraccia scoordinato alla Giurato, sbraitando ed esprimendo opinioni assennate e mai richieste.
 
Proseguendo con quel dinosauro bellimbusto di SuperMario Mattioli, che farfuglia come fosse a bordo ring ed è concentratissimo ed ossessionato dalla scaletta che si ostina a strappare all’ottima (e bòna, ndr) valletta. Per non dimenticare e non dimenticarci dei grossi e grassi pezzi da museo delle Teche degli opinionisti Rai medioeval. Capretta Cucci, sempre più largo e arteriosclerotico. Fabrizio supercazzola Failla, inutile ed incomprensibile. Stefano Mattei, tinto, cotonato e rimesso a nuovo cerone solo per far tre minuti tre di pagelle statiche e scontatissime. Marco Sonno Civoli, un brontosauro in cerca d’autore. E quel simpatico primo della classe di Enrico faccia da sberla Varriale che – Moggi docet – non sa far altro che porre domande inutili per risposte scontate. Se poi anche quel bisonte mitologico di cera che risponde al nome di Bisteccone Galeazzi, nonostante il gran baffo alla tenente Garcia (by Gene), se ne sta seduto e sedato senza aver nemmeno il fiato per le sue storiche ed indecifrabili tirate polemiche, beh allora significa davvero che è meglio lasciar ogni speranza o’ Noi guardiamo la Rai. E che paghiamo, purtroppo.
 
Eh sì, perchè questo possente ed ingiustificato dispiegamento di forze da ricovero è iscritto in toto a libro paga del buon vecchio ed esausto Pantalone. Era perciò davvero così indispensabile e vitale, oh cribbio, riempire ad ogni ora i salottini di Casa Italia con le solite facce da schiaffo che imperversano sin dai tempi della Costituente italica? Non si poteva proprio fare a meno di almeno una mezza dozzina di tali saggi benpensanti che bevono e mangiano a sbaffo minestre e ravioli polacchi piuttosto che vodka e borsch ucraino? Noi poveri ed inermi spettatori della tivvù di Stato pensiamo proprio di sì, soprattutto dopo che Ridge Forrester Bezzi si perde Ciccio D’Amico nelle lande ucraine e ancor più dopo che la prima attesissima intervista di Prandelli nel dopo gara contro i campeones avviene scandalosamente in formato mute. Per non parlare del buffo coordinatore Mazzocchi, che si sforza a fare il divertente compagnone de no’ altri, e di quella vecchia volpe di Jacopo Volpi, la cui presenza è completamente accessoria e fuor d’acqua nell’inedito ruolo di opinionista-supervisore. E senza poi considerare la lunga batteria di allenatori-dirigenti 18/10, da Cosmi a Mondonico, dal maggiordomo Gasperini a Sandrino the voice Mazzola, da Max Tonetto a Gian Paolo Montali. Coi due più anticonformisti e pungenti intenditori (Bartoletti e Boniek) relegati uno all’alba e l’altro a fine Europeo.
 
In mezzo a quest’armata Brancaleone tanto folta quanto priva della minima qualità sindacale, salviamo il salvabile nella bella chioma del Zazza, nella luminescenza della massaia Paolona Ferrari e negli onirici collegamenti di un rinsecchito Federico Calcagno da Kiev, che tanto ci hanno ricordato l’indimenticato Demetrio Volcic, inviato unico dalla piazza Rossa.
Augurandoci che Vincenzino D’Amico seguiti a non trovare la coincidenza per Kharkiv…