Tanto poi si dice e si dirà che la politica societaria dei Pozzo è questa. E che nessuno ci puo’ far nulla. E che alcunchè ci deve mettere becco. E tanto meno permettersi un abbozzo di minimo tentativo di critica polemica. Perché a Udine si fa e si ragiona così. Si scommette in tutto il globo, si lucra al massimo sui gioielli di famiglia, e poi si investe la mirabolante cassa su acquisti di altre società pallonare. Rimescolando e riscommettendo ad ogni benedetta estate pallonara.
 
La sacra famiglia friulana sta facendo cose inimmaginabili nel panorama aziendal-calcistico di casa nostra. Dopo aver comprato e riportato il Granada in Liga – utilizzandolo come fiorente serbatoio bianconero (Muriel è stato allevato proprio in Andalucia) – Giampaolo e Gino hanno completato pure l’acquisizione del Watford, col quale pregustano il medesimo salto in Premier. Tutto da applausi a scena aperta, non c’è che  dire. Senza contare il progetto del nuovo stadio, che sorgerà nel giro di due stagioni dalle macerie del vecchio ed inadeguato Friuli.
 
Antesignana, pioniera, ottimizzatrice. E super profittevole. Centinaia di segugi-osservatori sparsi per tutta la crosta, tecniche e tecnologie selettive degne dell’FBI, e soprattutto una cultura della plusvalenza che neppure i più spietati broker di Wall Street. L’anno scorso Sanchez, Zapata e Inler. Quest’estate Isla e Asamoah. E Cuadrado, a cui neppure viene concesso il diritto di rientro alla base, perché gli analisti dei Pozzo garantiscono maggiori margini con un ulteriore anno di prestito. E i prossimi dorati partenti, statene ben certi, saranno Armero, Muriel e Maicosuel. Proprio lui, O Mago. Che ieri sera voleva stupire il mondo. E che invece l’ha fatta completamente fuori dal cucchiaio.
 
Ma la boiata del non più giovine paulista è nulla al cospetto dell’impresentabilità con cui i Pozzi fanno scendere in campo l’11 di Guidolin nel doppio confronto braghista. Il goffo e scoordinato Williams non vale una mezza gamba di Asamoah, Pereyra è poco più di un discreto prospetto, Fabbrini sa solo correre, e davanti Totò non può fare i miracoli in eterno. Tanto meno nell’avverso campo internazionale. Se poi ci aggiungi che anche il frate Francesco ci mette il suo classico conservatorismo, preferendo l’abulico lungagnone alla tecnica di Muriel, e che l’essenziale condizione atletica delle compagini italiche d’agosto è sempre e comunque assai lacunosa, beh – cari Gino e Giampaolo – il giuoco è bello che fatto. E con esso la solita frittata preliminare in salsa friulana.
 
Già tanto è essere arrivati alla lotteria dei penalties con una squadra che fatica a reggere l’ora di gioco. E per lo più con un mix tra colored volenterosi ma indisciplinati ed esperti valorosi ma non propriamente iperdotati. Sarebbe bastato lo stesso Cuadrado, e gente come Pazienza, Gargano e Mesto, per battere questo Braga. Che ha meritato di brutto, perché ha corso, offeso e tenuto palla. Per novanta minuti.
 
Ora Guidolin mette in scena la sua solita piangeria vittimistica, addossandosi ogni responsabilità – anche quelle del terremoto in Friuli – che ben presto verranno smontate dalla scontatissima blindatura societaria. Ma stavolta è diverso, e Guido lo sa bene. Perché non puoi incassare  cento milioni in un anno e non investirne neppure una manita. E pretendere pure il diritto della fase a Gironi (per intascarsi un altro ventello, ndr) facendo breccia su Badu, Pasquale e Pennellone Fabbrini. E  magari con anche un limoncino omaggio della casa. Maddai, suvvia, mandi mandi.
Vabbene la politica della crescita con plusvalenze. Vabbene il profitto grasso e la parsimonia. Vabbene tutto. E di questo ringraziamo di cuore e di gusto gli emeriti alpini Pozzo. Ma se poi ogni anno il Belpaese perde una squadra in Champions e ulteriori posizioni nel baratro del ranking Fifa ad appannaggio di francesi e portoghesi (avete capito, vero? Portoghesi…), allora poi non ci va più affatto bene, cara famiglia Pozzo.
 
Che serve infatti arrivare prima quarti e poi terzi eguagliando ogni record della gloriosa storia friulana, seppoi all’appuntamento decisivo della Prima alla Scala, invece che con mezzi soprani, ti presenti con emerite mezze cartucce inesperte? Tanto vale aprire la bottega del mercato per tutto l’anno, e giuocare per una tranquilla e placida salvezza. Con Badu rifinitore e Pinocchio Fabbrini titolare inamovibile. E’ come se la Citibank affidasse il suo core business ogni anno ad un folto e sconosciuto gruppo di stagisti provenienti da ogni angolo più sconosciuto del globo. Pensate davvero che gli azionisti la prenderebbero così cavallerescamente come i tifosi bianconeri?