Dopo un’estata atrofizzata da un’Europeo quasi eiaculante, culminata con la quasi certezza del de profundis totale e definitivo, ariecco che il Giuco più bello della Terra riscopre d’incanto e volutamente una delle sue sette vite feline. Che neanche il buon vecchio Arafat. Et voilà è di nuovo Fantacalcio. Quello Ufficiale s’intende, ovviament.
 
Rosa sfoltita per saturante mancanza di professione e serietà, e defezione last second che reintegra alla buonora il più nobile degli esclusi. Con il ritorno di una storica e possente colonna e la new entry della matricola Lodi III. Della serie: sbagliando s’impara. O quanto meno si spera.
Nella stagione di A meno tecnica e più martoriata della storia contemporanea, la Lega decide di ridurre ad otto le formazioni partecipanti, creando un precedente assolutamente inedito, dicendo addio (o arrivederci) ad una formula che si conservava da quasi un ventennio. Della serie: meglio pochi che male accompagnati.
 
Orfani – per cause assai maggiori – della sede ufficiale del Circolino, l’ottovolante cento pievese atterra sulla gonfia pancia dell’aristocratico e rarefatto tugurio del tricampeao. Con tanto di Dixi, babbà, e guardiano del faro. Oltre ad una produzione che – a memoria – non ha precedente alcuno. Perchè si sa, al lyinz non si comanda. Ma neppure al cane da cucina.
 
IL SULTANO. Osserva e lancia dal trespolo, e forse questo gli scuote la pelata e l’ormai esile pancreas. Si affida – a suo dire – all’usato sicuro, ma sul finale soffre di allucinazioni, scambiando Santana per un bomber di razza. Confuso, e felice.
MINO. Lascia il gruppo dopo neppure un’ora di giuoco, preferendo la celestialità di Plutone alla compagnia di Tala e Cippi. Come biasimarlo. Fa un centrocampo tutto qualità e zero-centimetri, e davanti predilige il Montenegro. Sapore vero.
CIPPI. Lerci non si nasce, si diventa, diceva quel tale. E Massimo vuole la riconferma. Difesa arcigna biancorossonerazzurra, centrocampo muscolare con piedi fatati, e attacco Pazzo-roboante. Anche se con Handanovic, auguri… Cagnaccio.
LODI. Il terzo della sagra parte in quinta, e dopo mezz’ora ha già mezza rosa. Forse confonde la clessidra con la velocità di esecuzione, ma poi il “caso Portanova” gli scuote la mandibola. E il budget tutto. Sballo ed eccessi. Matteo c’è.
DELLY. La solita formicona vorace. Ostentato dal Sultano, fa l’attacco del secolo, e pure in mezzo è il solito mazzetto. Se porta e difesa terranno, non avrà problemi a raggiungere il gemello a quota 6. Spigola finio al canto del gallo. Pabondipendente.
PIRO. Il ritorno col basco è tanta roba. Poi alterna lampi da viagra a immense pause by Up. Centrocampo da spellarsi le mani, e anche dietro non scherza, il ragazzo. Davanti è una scommessa. Se la vince incendierà la torcida. Sorvegliato speciale.
MLON. Il solito inizio ansiolitico da portieri, poi si calma col pupillo Maicosuel. Colleziona punte ed infortuni, ma l’attacco promette fuochi (e non solo fatui). Anche senza la Berluschina. Effetto Zemanmlòn.
TALA. La Bmw punta su di lui. Lui punta su Bojan. Sprizza felicità e Fernet da ogni punto. Testa bassa, senza collo, e indice da profeta: è lui il mattatore della serata. Se ne va coi mutandoni fraccichi. Sarà l’anno buono? Un uomo, una moto, un perchè.
 
Votate e giudicate le fanta rose dei magnifici otto. Senza pietà. Senz’appello. Senza etichetta. Nèn dai.
 
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