Causticamente imbarazzante. E’ questo – con eufemismo parlando – il volto che ha mostrato ier l’altra sera a casa Floris il Presidente più abusivo della storia della Camera italica. Mandando in onda quel reiterato e patetico de-profundis che circola da almeno due anni. Casa di Montecarlo a parte. 

 Agli attacchi ed esortazioni che il direttore di Panorama (Mulè, ndr) gli propinqua in maniera anche abbastanza velata – senza neppure voler troppo infierire sui fuochi fatui latenti di Gianfrà – il basso moralizzatore trasformista della politica italica non ha argomento alcuno che non sia quel misero e monotono slogan assai fuori stagione che risponde alla patologia dell’antiberlusconismo più razzista e viscerale. Oltre che salvifico,  ovviamente. Perchè senza di quello Gianfranco nostro sarebbe bello che sotterrato da mò. Insieme a quei tre gatti randagi in croce che neppure si riconoscono più in quella baraccopoli di Flì, nata e morta insieme all’odio verso il Cavaliere. Che triste fine, commiserevole Signor Tulliani. 

Spettacolo triste, quello del neo-democristiano Fini, che ora vuole puntare a governare il Paese insieme a Pierferdi con neppure il 2% del consenso elettorale. Mossa penosa ed astuta al tempo stesso. Perchè chi sono lustri che non propone neppure mezzo emendamento, e sono anni che non sa che dire e tanto meno che fare, ecco che il carro ideale e più facile da prendere è quello del Monti-Bis. Per chi come Gianfranco non ha più argomenti dai tempi di Fiuggi – se non quello di demonizzare e distribuire “patenti del servo” a chiunque possa avere avuto un minimo rapporto col Demonio – voilà che d’incanto il tram dei Professori è divenuto un’occasione imperdibile e da pigliare al volo. Come fanno quei molluschi che Gianfrà ama trafugare ognissanta estate. Perchè vorrebbe dire l’ultimo superenalotto politico, e un’altra grande seggiola da riempire e scaldare abusivamente. Senza legittimazione popolare. Senza consenso democratico.

A Tu che predichi moralismo ingrassando come e più degli altri la macchina statale. E sempre a Te che pensi che una persona debba sempre e comunque parlare con la testa del proprio editore senza mai poterne disporre di una propria. E anche a Lei, Signor Tulliani, che non ha neppure più il coraggio di far politica attiva perchè bello sicuro e coccolato tra Montecitorio e Full Monti, no’ altri poveri plebei che alla fine ce tocca sempre pagà er conto, la vogliamo semplicemente esortare a fare quello che è giusto ed è ora che faccia un morto che cammina quale è dall’anno 2010: togliersi dalle balle. E alla svelta. 
 

VATTENE, FINI, VATTENE!