Predica montagne verdi e città incontaminate. Millanta un futuro senza alcun tipo di congestione naturale. Vorrebbe pecore e pastori pascolare sempre e comunque da qui all’eternità. Ma soprattutto, aborra l’Alta velocità. E per questo dogma idealizzato imbrocca spranghe, bastoni e fumogeni, e si trasforma in un delinquente no-Tav. Pardòn, no-Cervello.
E mò, sto’ trentaduenne già condannato nel 2009 per gli scontri del G8 universitario di Torino, e tuttora con l’obbligo di dimora nel capoluogo piemontese per aver fatto irruzione nel cantiere valsusino, dove è che te lo vai a ritrovare? Dentro il Frecciarossa Torino-Roma. Che più Alta-velocità non si puo’. Che più manifesto no-Cervello di così, si muore. Dal ridere.

Rompono, disfano, imbrattano e caricano armati fino ai denti una polizia sempre inerme ed inoffensiva. Poi pretendono di passare da vittime e martiri, denunciando le forze dell’ordine e rivendicando quell’assurdità del distintivo nominale sul casco, agitandolo vilmente come assenza di trasparenza da parte dello Stato. Mentre a loro può e deve essere concesso tutto. Girare coi passamontagna, impugnare mazze, mettersi elmetti più resistenti di quelli in dotazione ai carabinieri. Oltrepassare zone rosse, nere e istituzionali. Distruggendo vetrine, banche, esercizi privati,  e macchine della gente comune. Che non riavranno mai alcun risarcimento, e che dovranno ripagarsi da soli parabrezza e gomme bruciate.

Perchè tanto loro – i no-Cervello – rimarranno sempre impuniti. Nel nome dei più assurdi ideali che neppure conoscono nè tanto meno esistono. Nel segno della più incoerente stupidità. E sui binari di quella grande barzelletta chiamata Alta velocità.

La replica di Richetto