E’ bastato poco. E’ bastato Passera. Il solito odore di passera. Per riaccendere Silvio. Per riportarlo alla vita. Per farlo riscendere nell’arena per la quinta volta (se non abbiam perso il conto, tant’è). Le dichiarazioni del calvo ministro economico – tanto veritiere quanto inopportune – sono solo la miccia finale di un tiramolla grottesco e perenne e che si conclude con lo scontato finto-restyling presidenziale e la totale lacerazione del Pdl, partito e popolo oramai sepolti da oltre un anno.
Perchè Silvio non si è mai fidato del senza-quid di Alfano, perchè non avrebbe mai accettato le regole primarie imposte dagli ex-colonnelli An (già prontamente riallineati all’ovile), e soprattutto perchè dentro la fantomatica Casa delle Libertà – se si eccettuano Meloni & Crosetto – non vi è alcuno che abbia il benchè minimo testosterone per dire in faccia al padrone quel che tutti pensano ma che nessuno pronuncia per timore di perdere il cadreghino: “A Silvio, mo’ c’hai rotto li cojoni, te ne devi annà!”.

Ha vinto la linea vacua-populista della pasionaria Santanchè, e quella buffa-arcigna delle Amazzoni capeggiate dalla fedelissima Michaela Biancofiore. E ha perso il Pdl, che muore definitivamente. Affossato dalla masochistica cocciutaggine del capo e dall’estremo servilismo di un classe dirigente che non attende che l’ennesimo vitalizio parlamentare. Anche se la storia – pure quella più recente – ci insegna a non dar mai per vinto il Cavaliere, capace di risorgere e vincere ad ogni occasione, e di cadere ben saldo con il proprio testone anche quando parevano esser pronti boia e ghigliottina.

Ma sta volta è diverso. Non si puo’ ricostruire nulla, perchè non è rimasto più niente. Segretario, quadri, credibilità ed elettori. Tutto è andato a puttane. Assieme all’ex-premier. Ed i vagiti neonatali di Brunetta, Galan e Cicchitto  fanno una leggera tenerezza. E sono la conferma di un’estrema unzione che segue l’orgoglio autodistruttivo del Cav. Che vuol tornare sulla breccia a ottantanni, invece di fare andirivieni glorioso a Milanello o godersi Malindi assieme al sògno di Briatore.

Il nuovo predellino 2.0 è l’espressione esatta del bacino elettorale berlusconiano. Il 2%, a lottare assieme all’odiato Gianfranco per non cadere nell’anonimato del baratro degli “altri”. E non sarà neppure una spavalda quanto ritrita berlusconi-generation ad evitare tracollo e ceneri. Ne’ tanto meno un cambio di nome che rievochi magari il primo germoglio berlusconiano (Italia, Forza Italia, Forza Gnocca) potrà evitare la diaspora di voti azzurri verso Monti o Beppe Grillo.

O magari, come quasi sempre, siamo noi a non averci capito nulla. E sarà il solito plebiscito by Cav. con la nascita del Berlusconi V. Spread a 1000, procure in Parlamento e Italia nella polvere assieme e peggio della Grecia. Ma con quel retrogusto di caciara che ci farà scordare ogni crisi. Fin che Silvio non ci separi.