Due mesi scarsi al voto. In pratica, dopo domani. E lo scacchiere politico-italico è quanto mai frastagliato e in altissimo mare. Mica quel rigagnolo dello Stretto che il buon Grillo si è fatto a nuoto. Bersani e l’apparato del medioeval Pd che va all’attacco con la spina Vendola, la banda Full Monti che sale in pista coi corazzieri Pierferdi e Luca Luca, quel diavolo schizofrenico del Berlusca che non molla manco a sto giro, e sor Beppe il Grillo che non vede l’ora di manipolare una manica di burattini dal suo eremo genovese accanto a quell’istrione del Casaleggio. E da contorno l’Oscar Giannino con la sua scalata del Fare, Fratelli d’Italia per la Destra frastagliata, la squadra arancione degli ex-magistrati, e quella costellazione sparpagliata di cio’ che è ancora rimasto di falce e martello.

La redazione di OSE (Opinioni Senza Etichetta), in collaborazione con i sondaggisti di mlon13.com, ha provato a dipanare questa intricatissima e mutante matassa elettorale attraverso le prime proiezioni reali di colazione.

 

PD + SEL + POLO ARANCIONE: 33 % — Gargamella pensava di lottare con la Mummia di Arcore, e aveva già cantato vittoria. Ma ora dovrà fare i conti con le strategie del Proffe-bis, e sarà tutto un altro andazzo. L’accordo ed il legame con Nichi non è più barattabile, e le scelte cerchiobottiste del segretario potrebbero condannare la gioiosa macchina bersaniana. Casini e Vendola sono incompatibili, e così anche l’accordo con Monti. A meno di inciuci dell’ultimora. L’unico spiraglio sicuro viene dai resti di Di Pietro col fantomatico Polo Arancione delle ex toghe, la cui identità risulta ancora assai nebulosa. Il solo Ingroia riuscirà a portare fieno in cascina per oltre il 10% ? C’è da dubitarne. E se poi Pietro Ichino ha già iniziato a collaborare coi tecnici, allora forse al Pd non basterà neppure il recente ingresso dell’ex procuratore Grasso. Senza poi considerare i grossi mugugni dell’ala renziana, ora numerosa e non più disposta a mangiarsi la polvere.

LISTA MONTI (con Casini, Montezemolo e Fini): 25 % — E’ difficile se non impossibile sapere oggi cosa valga davvero il calderone del premier dimissionario. Ma è certo che varrà molto, sempre di più man mano che ci avvicineremo alle elezioni. E c’è da scommettere che imbarcherà ancora più naufraghi, e i più disparati. I transfughi Frattini ed Ichino rappresentano solo l’inizio dell’Arca del Professore. I registi del progetto sono Riccardi e Casini, con Montezemolo partnership e Fini acquisito per diritto dopo un anno di leccata di Camera. C’è però da stabilire dove Super Mario si vorrà dirigere , se a destra o a sinistra. Magari rimarrà al centro, tramutando il Monti-bis in un clone repackato della nuova Balena Bianca democristiana. Il no al Berlusca è secco e concreto (anche perchè i fautori sono i suoi ex-traditori) mentre con Bersani è ancora possibile fare linguainbocca. Vendola permettendo. Che però è già sull’altare con Pierluigi.

PDL + FRATELLI D’ITALIA + LEGA: 16 % — Il nuovo centro-destra sarà pari e patta con la vecchia denigrata coalizione. Tutto cambia. Nulla cambia. Silvio batterà il record d’apnea televisiva mondiale – passando per La prova del cuoco e finendo con Marzullo – e poi lascierà per facciata il timone al giardiniere Angelino, così da consentire l’alleanza con Bobo. La Russa e i suoi quattro reduci faranno il paio, con Meloni e Crosetto che rientreranno alla base. E magari ci sarà posto anche per quel missino di Storace e per quegli pseudo movimenti sudisti e sudati, da Miccichè a Razzi, da Marra al mitico Scilipoti, passando per la benedizione di Magdi Cristiano Allam.

MOVIMENTO CINQUE STELLE: 13 % — L’approssimarsi delle elezioni polarizzerà il voto ed eroderà qualcosa al Beppe nazionale. Ma rimarrà ancora parecchio fieno, e l’approdo in Parlamento pare cosa fatta. Il movimento antipolitico è l’unico che non farà alleanze, e se lo scenario rimarrà quello odierno rarefatto, è assai probabile che i grillini possano pure guadagnare. Poi finalmente potremmo vedere ed ammirare all’azione i tanto esaltanti ed esaltati candidati della Rete.

FARE PER FERMARE IL DECLINO (Giannino & co.): 9 % — Può essere il vero ago della bilancia. Il movimento no-Stato del mitologico Oscar è ben radicato al nord, ma a livello di opinione pubblica vale pressochè zero. Gli economisti sono ad un bivio: o provare a fare il botto da soli, tentando di prendere il mare di voti lasciati dal Berlusca e Renzi, o allearsi con Monti. La prima strada è impervia ed eccitante, ma prevede uno sforzo di danaro e comunicazione che forse non è consentito, oltre all’ “acquisto” di qualche figura politica che possa fungere da testimonial. La seconda è più semplice ma contraddittoria, considerando che il partito è nato e sta lottando proprio contro il sistema di tax-area creato dal governo tecnico. Magari alla fine sarà appoggio esterno, che è un po’ come dir tutto e nulla. Ma la speranza di un esercito di “liberali” è che il Giannino questa guerra la voglia combattere per davvero.

ALTRI: 4 %

Il quadro illustrato dagli exit-mlòn è uno dei peggiori che ci possiamo attendere, perchè di fatto significherebbe ingovernabilità e pianto greco. Anche se – con l’ennesimo porcellum del premio di maggioranza al 42.5% – sarebbe in ogni caso assai improbabile che un partito da solo possa conquistare il bonus di governo.

Lo scenario più realistico è quello del Monti-bis, benedetto a secco da Nonno Napolitano. O con Bersani che mette la museruola a Vendola – tanto lo sappiamo, la parola del politico vale solo per il momento in cui è stata pronunciata – o con la mano di Giannino che cercherà di tenere a bada la sua zanetta. Quel che è certo è che nessuno vorrà più allearsi col Cavaliere, che finirà all’opposizione assieme all’amico e comico Grillo. E sarà cagnara assicurata.

 

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