Siamo alle solite. Siamo al classico insopportabile dejà vu pallonaro. Neppure metà ripresa a San Siro nel match di coppa Italia tra Inter e Verona, e già il bilancio di feriti e contusi è da guerriglia urbana dei peggiori sobborghi di Caracas. L’invasione degli ottomila gialloblù era annunciata da settimane, e la sua feroce onda stupido-distruttiva già trapelava nel tam tam della Rete.
Ma come spesso accade nel Bengodi, non viene dato il giusto peso alle avvisaglie, e si inizia ad agire solo quando i buoi sono già er strada. Veronesi liberi di scorrazzare, e forze dell’ordine assalite e costrette agli straordinari pre-natalizi. Così una partita che conta poco più di zero si trasforma nell’ennesimo stucchevole biglietto da visita di un futbòl italico che ha fermato le sue lancette da oltre un ventennio.

La misura sembra non essere mai colma, perchè il galleggiante di merda pallonara non ha neppure più il coraggio di traboccare. E dire che non siamo ne’ a Belgrado e neppure ad Istambul, ne’ alla Bombonera e tanto meno al Maracanà. Viviamo in un Paese evoluto e progredito, civile e rispettoso. Siamo nel Belpaese, dove tutto – ahi noi però – viene concesso o  puo’ essere negoziato. In Italia ci vuole un decennio per tirar fuori uno straccio di norma anti-violenza, e poi si partorisce un’aborto come la legge Maroni e la sua tessera del tifoso. Che è il nulla più assoluto. Perchè nessuno ha la voglia e le strutture per applicarla. E perchè più della metà delle società di serie A e B sono governate e “tutelate” da una violenta e becera frangia che si prende il nome di ULTRA’.

E così succede che a Roma non si possono nemmeno vendere i pezzi pregiati del mercato per far legittimamente cassa e salvare i bilanci, perchè altrimenti gli ULTRA’ s’incazzano. Lotito è costretto a vivere scortato e asserragliato perchè seno’ gli ULTRA’ je menano. E caldeggiano invece la scalata societaria di un fantomatico gruppo capeggiato dalla buonanima di Long John, che poi si scopre trattasi della peggior razza di Casalesi. A Milano Galliani ha dovuto lottare e subire per anni contro la Fossa, che pretendeva di fottergli sotto il naso tutti gli introiti del merchandising ed avere pure trasferte e cene pagate. E magari anche il rutto libero. Nell’altra sponda del Naviglio sono volati Booster in curva, con Babbo Moratti ben lungi da stigmatizzare alcunchè. A Torino sponda Juve – dopo l’era-Moggi e prima dell’avvento dello Stadium – l’allenatore e i tagli si decidevano in Curva. Mentre a Torino sponda Toro Cairo è costantemente sotto scacco, e la contestazione perenne non puo’ certo giovare ad ambiente e squadra. Che infatti gravita perennemente nel saliscendi B-A-B.

E poi è arrivato il magico e storico Grifo, che avrebbe dovuto finalmente aprire occhi e menti anche ai più ottusi Abete e Beretta. Perchè quel che è accaduto alla fine della stagione scorsa – replicato puntualmente all’inizio dell’odierna – non puo’ lasciare spazio a equivoci e ripensamenti. Vedere prima quel recidivo di Preziosi intimare di raccogliere le casacche e poi quell’uomo d’onore di Peppe Sculli abbracciare con trasporto uno dei capi-mafia genoani, ci ha fornito la netta misura del fondo totale e assoluto che ha toccato il nostro beneamato Calcio.

Oltre la frutta, il dolce e l’ammazza caffè. Oltre ogni più triste ed infima immaginazione. Perchè quando un’intera rosa di professionisti di massima serie è costretta per ben tre volte nel giro di pochi mesi ad umiliarsi e farsi sputare in faccia da una centinaio di rozzi scemi trogloditi – senza che la società intervenga e muova neppure un alluce per obbligarli a non farlo – beh allora significa che sono lor signori della Gradinata  Nord che adesso comandano. Sono gli ULTRA’ che dettano legge, che fanno e impongono le regole, che controllano a piacere la temperatura e l’umore dell’ambiente. Che fanno e disfano. Che giudicano e pretendono. Che impongono ed epurano. Cacciando chi come il povero Milanetto – fino a tre secondi prima idolatrato come bandiera incontrastata – si permette di reagire alle contestazioni insinuanti circa un derby – la madre e la morte di tutte le partite – che a lor pensare sarebbe stato vilmente venduto a lauto prezzo.

E seppure a malincuore – considerata la passione sviscerale per il coro ed il tifo da stadio – è necessario e doveroso dire ed urlare a caratteri cubitali che il principale cancro che sta uccidendo l’intero Pianeta Pallone – dalle serie minori alla Lega Pro, dalla B alla A – è questo assurdo e camorristico mondo ULTRA’, che si giustifica e si camuffa nel principio di aggregazione sociale, mentre non è altro che un insieme di violenti manigoldi che ricatta e tiene in scacco squadre, presidenti ed allenatori. Oltre ad migliaia di veri e genuini supporters che vorrebbero godersi una partita come fossero alla Scala.

Firma allora assieme ad OSE (Opinioni Senza Etichetta) il progetto “ULTRA’ VATTENE”, che si prefigge di sciogliere completamente ogni gruppo organizzato, e con esso qualsiasi tipo di ingerenza delle società verso questo bieco regime da zona franca. Perchè i presidenti si riapproprino della loro dignità, ed i tifosi del proprio stadio. E per dare un taglio netto e nettissimo al lancio di fumogeni e bombe carta. Senza se, senza ma. E senza compromessi. Così magari potremo anche iniziare per davvero a costruire altri Juventus Stadium, e finalmente capire una volta per sempre che è possibile cantare e fare cori anche senza l’ausilio di un tamburo, di un petardo, di una spranga. E perchè si possa una volta per tutte introdurre quella sacrosanta legge speciale con carcere istantaneo per chi pensa che lo stadio sia sinonimo di disordine e anarchia.