Come ampiamente previsto dalla compagine di mlon13.com, la santa fraccica alleanza Lega-Pdl alla fine è venuta al pettine. Tutto da copione, perchè non vi è e non vi era alternativa alcuna. Tutto da protocollo del classico dejà-vu politichese, perchè è meglio unire rusco e brusco piuttosco che perire. Tutto da capo col volemose bene, due punti e aperte virgolette. E con tanto cerone. Come se  nulla fosse. Come se ramazze, diaspore e finte nipoti non avessero mai calcato la scena dell’ultimo drammaturgico anno e mezzo dell’Emiciclo italico.  

Da una parte il derelitto Pidielle, morto e sepolto da dicembre 011, lasciato macerare per mesi nelle mani dell’agonizzante Angelino senza-quid, tirato e mollato all’infinito da un Padrone in balia di Malindi, e poi – voilà –  definitivamente ripreso dal solo Re capace di poterlo risollevare elettoralmente. Ma oramai decrepito e svuotato totalmente di contenuti, uomini e credibilità. Con un unico matusa-highlander che vuol mostrare muscoli e viagra per la sesta volta (o settima pardòn, ma francamente si è perso il conto), più per orgoglio ed onnipotenza che per vero e gemeroso spirito d’unione-liberale. Diversamente avrebbe passato testimone e toupè da tempo, da mò, da almeno un annetto s’intende.

Dall’altra sponda della beneamata coalizione ecco una Lega 2.0 che più anonima ed impotente non si può. Scope e scopette del dopo Bossi-Belsito non hanno tirato un bel nulla. E di duro in via Bellerio c’è rimasto solo quello zoccolo leghista che è poi il solito frittino misto con scaglie padane in olio terrone. Maroni non è leader carismatico, e la sua candidatura al Pirellone ne è l’emblema più pacchiano. Così, meglio provare a tenersi l’ultimo feticcio del Nord piuttosto che tentare una scalata nazionale improba ed improbabile. Perchè tanto adesso – come direbbe il buon Borghezio – questa Lega oramai non conta più un cazzo.

E così tutti dentro un’altra volta appassionatamente, al grido di battaglia di Silvio Forever Sarà. In barba agli scandali in Regione Lombardia, contro la dichiarazione d’intenti proclamata non più di due-tre mesi fa dal Bobo nazionale (“Se Berlusconi si candida, niente alleanza col Pdl”), ed in piena folle ed assoluta antitesi alle rispettive basi elettorali, che aborrano il ritorno del Cav oltre che ritenere la lunga ed infruttuosa parentesi verde-azzurra bella che andata. E il ben poco ortodosso megafono di Radio-Padania ne è certamente l’esempio più lampante e radicale.

Ma anche questa è politica bellezza. La politica! E noi non ci possiamo fare niente. Niente. Neppure se il Berlusca annuncia la fumata bianca papale con i padani sulle onde di Rtl. Neanche se Egli si candida nuovamente come lìder maximo della ritrita coalizione di un centro-destra che ai più pare già al limoncino. E nemmeno se dopo appena un amen smentisce sè stesso e ricandida  a premier il giardiniere Angelino, proponendosi però come ministro economico (senò cor cazzo che je lascia er posto). E manco per niente se il jazzista Robby Maroni – a non più di una manciata di ore dall’accordo d’acciaio con Silvio – propone a sua volta il redivivo e desaparecido Giulietto “Dai peu favoue” Tremonti come grande capo del nuovo esecutivo che verrà. Dopo che l’ex superministro erremosciato in neppure una stagione ne ha dette al Berlusca di cotte, crude, e di riscaldate. In pratica,  più di Travaglio, Di Pietro e Sonia Alfano messi assieme.

Ma anche questa è politica, bellezza. E anche tu, caro Proff Monti, non ci può fare niente. Niente.