Ultimi scampoli di seggi e votazioni. Dalle 15 scatterà il più atteso e indecifrabile spoglio della storia repubblicana. Il primo dopo lo sfracelo (inevitabile) del bipolarismo. Il primo con tre blocchi che graviteranno e/o supereranno quota 20%.

Così, in un panorama da vero e proprio 1×2 pallonaro, la vera variabile impazzita e determinante non puo’ che essere il movimento creato e ideologizzato da quell’istrione di Grillo e da quella mente diabolica di Cespuglio Casaleggio. Lo Tsunami 5 stelle ha inondato e seppellito il Belpaese, sfociando nel weekend con bufere di neve che erano solo il preludio di un cambiamento oramai alle porte.

Il popolo di Beppe è un mare che nessuno ha potuto fermare e anzi,  in questi ultimi due mesi di copiosa e patetica campagna elettorale, la vecchia e retrograda politica non ha fatto altro che aiutare ed incrementare. E Gargamella che si è fatto fottere Piazza San Giovanni alla vigilia del voto è l’emblema principe ed il contrassegno di chi davvero stravincerà queste Politiche 2.0. Il buon Bersani era a pochi isolati da Grillo ma, mentre il comico genovese faceva +100.000 riempiendo ogni fessura umana come neppure al 1° maggio, Pierluigi nostro si incaponiva a “smacchiare” il giaguaro immaginario, parlando ad una platea teatrale di tiepidi benpensanti, condita e surriscaldata (come il ghiaccio sulle palle) dall’ingresso di quel mattatore vitalizzante di Nanni Erpiù Moretti, che salutava la folla con la spinta di un beccamorto in pensione.  Risultato: gli indecisi Pd han votato Grillo.

Dall’altra parte delle barricate la terra promessa berlusconiana si rifletteva in un chiuso di Napoli, con Alfano che prova (male) a imiatare il capo, e il capo che è registrato asetticamene da casa perchè indisposto da acuta congiuntivite infettante. Il pistolotto del Cav è la solita manfrina su voto utile, comunisti e proposta moderata (che vor di tutto e er suo contrario). Roba che anche le sottocoppe di casa l’han già ampiamente imparata a memoria. Risultato: gli indecisi berluscones han votato Grillo.

Poi ci si son messi pure i piccoli, utili o meno. Giannino il ballista ha regalato tutto il pacchetto all’ultima curva, Fratelli d’Italia (ma de chè?!) ha bruciato parte del 2% con il promo anti-gay dei due fenomeni-candidati, mentre Ingroia si è sentito di più nella controfigura Crozza che nel suo soporifero letto giustizialista. Ma forse per l’ex magistrato è stato anche meglio così.

E Super Mario de nò altri? Povero Monti. Prima si imbarca il duo-scalogna Casini-Fini, poi grida al vento del rinnovamento tecnico tattico. Come se Conte avesse presentato Anelka come la nuova giovine stella emergente. Maddai. Suvvia. Dai nèn. Il Proffe  – ahi noi – non ne ha davvero imbroccata una. Facendosi sopraffare da una campagna altisonante che non è roba per lui. Prima attaccando il Berlusca sul suo campo (quello dello show-politique), e poi fingendo di fare a sportellate con il prossimo alleato Bersani. Fino ad andare in onda con un cagnetto tra giacca e loden. Un po’ come se Jack lo Squartatore lavorasse ai servizi sociali di uno spizio di Scampia. E per chiudere surrealmente in bruttezza l’ex premier non ci ha neppure risparmiato le topiche del toto-Presidente (candidando Bonino, poi Napolitano, poi eliminandoli entrambi) e sulle intenzioni di voto della Merkel (che ha smentito categoricamente). Com’erano lontani i bei tempi del pifferaio magico

Queste elezioni da Terza Repubblica mostreranno un solo ed inequivocabile dato. La voglia iperbolica che ha questo Paese di liberarsi una volta per tutte di una classe dirigente che è la stessa da oltre un ventennio, e che non ha saputo creare che clientelismo, corruzione, oltre che un debito pubblico da guinnes dei primati. E il Movimento 5 stelle, nolenti o volenti, va giusto e diretto verso questa direzione shock e finalmente drastica. Il 20% ed oltre a Grillo rappresenta un grande voto di sfogo e di liberazione. Non certo quella  a cui si riferiva quel vecchio trombone del Fo’ (che gli ha tolto voti, più che accrescergleli). Ma piuttosto quel legittimo tentativo di  Liberazione dai vari Gasparri, Bindi, Casini, Binetti, Mastella, Pisanu, Fini, La Russa, Cicchitto. E pure Bersani, Berlusconi e Di Pietro. Dinosauri e brontosauri che svaccano e promettono la solita manfrina dapprima di Tangentopoli, e che solo in un paese che si trascina nel medioevo camussiano potevano trovare il l’assurdo coraggio di ricandidarsi. E ricandarsi ancora. E ancora. Fino e oltre la morte.

Grillo intercetta anche e soprattutto questa rabbia. Grillo è un voto di protesta e rinnovamento al tempo stesso. Grillo lo puo’ votare chiunque. Bando dunque alle ciance di chi ci vuol far credere che i grillini siano solo black block e centri sociali. Come pure balle sono quelle che associano il voto 5 stelle esclusivamente a teenager non pensanti. Grillo lo puo’ votare lo studente come il proff universitario. Il dicoccupato come l’imprenditore deluso. Il netturbino incazzato come il bancario tradito. Il giovane in rampa di lancio come il vecchio saggio. Il rampollo di famiglia come il ragazzo made-man self. Perchè ognuno, per motivi più differenti e disparati, ha il suo motivo per essere esausto e nauseato da questa insopportabile e irremovibile geriatria italica.

Non avranno esperienza. Non avranno bandiera. Non saranno iper-preparati. Ma ogni volta saranno lì per controllare e fiatare sul collo della (pseudo)maggioranza, facendole sudare e strappare ogni cavolo di votazione. Costringendo ogni senatore a presentarsi in aula, ad ogni seduta. Sempre. E comunque. Altrimenti questo o quell’emendamento, questa o quella proposta, non passerà. Mai.

E ve pare poco?

Gli exit-mlòn in formato easy-Mannheimer:

Camera: Coalizione-Bersani 31%, Coalizione Berlusconi 27%, Grillo 23%, Monti 9%, Ingroia 5%

Regioni: Lombardia ad Ambrosoli, Lazio a Zingaretti.

Senato: Bersani con la sub-stampella di Monti.

Affluenza: 75%

Ma non è pure esclusa la grande coalizione ed un nuovo clamoroso Monti-bis.