Mentre sta andando in onda una zigomatissima e atrofizzante Carlà (per la gioia dei familiari delle Battisti-vittime, ndr), andiamo a ripercorrere il quarto d’ora agghiacciante vissuto ieri sera all’Ariston dal superlativo Maurizione Crozza. Il robusto genovese è di gran lunga il comico-intrattenitore numero uno del Belpaese, e  – che io possa ricordare – anche il migliore e più completo dell’ultimo quarto di secolo. Forse il solo Fiorello può surclassarlo tra la schiera degli show man, anche se poi a livello di satira ed imitazioni non vi trippa per nutrie, tanto meno per l’ex codino del Karaoke.

Ma nel prime time più seguito dell’anno, nella diretta più lunga ed estenuante della rete ammiraglia targata Nonna Rai, eccoti che accade l’imponderabile che rasenta l’impossibile. E che neppure veniva quotato dai bookmakers calati a San Remo. Quel bellimbusto spavaldo e istrione del Crozza nazionale si tramuta tutto d’un Fazio in un piccolo Calimero da lavatrice. Quel gran pezzo di Mastro Lindo che sguazza come un’anatra nello sfottere meravigliosamente ogni tipologia e taglia di politico italico, ieri sera era talmente abbacchiato ed infeltrito che pareva un incrocio tra la Littizzetto e il buon Brunetta. Roba da matti. Roba da  Festivàl fazional popolare.

L’irreparabile (anche se per gli addetti ai lavori era abbastanza prevedibile, vista la prossima intersezione politica) avviene quando Crozza de no’ altri si accinge a fare il suo pistolottino subito dopo l’imitazione di un Berlusconi gigioneggiante e canterino (voto 6 meno meno). Tra gli spalti stracolmi si alzano d’un tratto urla popolane come si fosse tornati al loggione dei primi teatri del novecento, e le grida “Vai a casa”, “Vergogna!” e “No politica” si moltiplicano creando baruffa e scompiglio tra le poltronissime dell’Ariston, e imbalsamando letteralmente il mastodontico Maurizio, che da lì in poi sarà in assoluta ed imbarazzante impasse.

Vuoi l’iperbolica e consueta attesa sanremese. Vuoi le pressioni berlusconiane sfociate con il Festival dell’Unità. O vuoi magari per l’aspettativa di conduzione ed organizzazione nel mandare in onda ed ostentare a tutti i costi un Festival diverso e al di là da tutti gli schemi canonici. Ma sta di fatto che è bastato un pizzico di contestazione da Bar Sport (ben presto repressa dal perfido identificatore bolscevico Fazio Fabio) per mandare nel pallone più totale quell’immensa crapa di creazione ed improvvisazione che è il Maurizio Crozza.

Fauci secche a livello equatoriale. Lingua gonfia e gelatinosa in continuo movimento ansiolitico alla ricerca vana di particelle di sodio. E totale assenza di favella intervallata da un lieve e timido bofonchiare di “Dai ragazzi”, “Amici” , “Allora dai”, che metteva tenerezza e disagio al tempo stesso. Così era ridotto il comico più capace e strabiliante del palcoscenico satirico tricolore. Tanto in loop da essere sorretto per ben due volte da quel pretino sonnolento del Fazio Fabio, che provava a rimettere in carreggiata il bestione genovese, incitandolo a continuare “per il pubblico a casa”.

Così, dopo aver “accomodato” fuori dall’Ariston il gruppetto di contestatori – tra cui tale Letterio “Lillo” Munafò, ex consigliere Pdl a Legnano – il condottiero Fazio convince il comico a proseguire, armandolo di un mezzo litro d’acqua che gli evita il collasso gustativo. Ma ormai la frittata è bella che fatta e servita. E come un bimbo  indispettito, come una prima donna arci-permalosa, come un grande attore che da secoli non subisce l’onta primordiale dei fischi sonori e della genuina e greve contestazione, Maurizio Crozza de no’ altri si blocca da pelata a piedi, liquefacendosi e perdendo ogni benchè minima particella di quella verve umoristica che lo han reso irresistibile.

Il monologo è afono e a voce tremula, il Bersani parecchio sottotono, l’Ingroia anche anche, ma è Luca Luca a fargli riprendere fiato ed identità. Anche se ormai siamo al dolce, ma per lo meno arriva la riconciliazione con platea, loggione e poltronissime arroventate. Che plaudono il comico più forte e attappirato della storia nazionale. Per un bagno di umiltà che può solo giovare al calvo genovese. Perchè lo fa tornare alle origini forse già dimenticate di una gavetta fatta di pochi applausi e zero euri, e di una celebrità ben lungi dall’arrivare. Quelle stesse origini che hanno ricordato ieri al grande Crozza che le sale, i teatri o gli spettacoli di piazza possono riservare questo ed altro. Perchè lì sei in contatto con la gente, non sei nello studio di casa tua piuttosto che in collegamento con l’amico Floris. E il pubblico in diretta non lo puoi addomesticare. Non lo puoi gestire.  Lo puoi solo conquistare. Con la tua arte e la tua umiltà. Altrimenti sei un Berlusconi qualunque. Non il numero uno sulla piazza.

post scrittum: al di là dei contestatori più o meno politicizzati, la performance e le scelte di Crozza sono risultate vecchie e ritrite. Ha rimescolato i soliti noti in un minestrone già ampiamente visto e rivisto a la7 e da Ballarò. Perchè, invece, non aver osato con l’imitazione di un personaggio iper-attuale, per giunta già rodato? Il dimissionario Papa Ratzinger, e chi senò…