httpv://youtu.be/5mH1sds1frY

“E’   un partito o che ha problemi soprattutto con la propria base. La discrepanza si risolve intanto discutendo, parlando, andando a parlare con le persone. Dobbiamo uscire,  dobbiamo andare in mezzo alle persone, parlare, ascoltare, sentire le loro opinioni. Accetto tutto (e si prende la maglietta di Occupy Pd)”

Guglielmo Epifani, neo segretario Pd

E’ arrivato il giorno della svolta, che non c’è. Perchè il piddì lacerato da due mesi di tragicommedia del giaguaro non esiste più. Trotskisti, giovani turchi, dalemiani, bersaniani, renziani, liberal, democristiani, weltroniani. E pure quella massa dei +101 fanciulli ribelli e indignati che prende il nome di Occupy Pd.

Nella palude più melma che acquitrino dei democratici-Margherita si vede di tutto. Ed il contrario, di tutto. Dal radicale integral comunista di Fassina al libero mercato di Matteo Renzi. Dalla estrema conservazione medievale di Rosy Bindi all’apertura sociale e di diritto di Paola Concia. Dall’area bigotta della Balena Bianca a quella sempre più falce e più martello. Con quel buffo rompiballe di quel topolino di Pippo Civati sempre pronto a far corrente per i cazzi suoi.

La soluzione Epifani è un traghettamento che sa tanto di traccheggio. Perchè il più grande e ramificato partito del Belpaese è giunto ad una resa dei conti che pare assolutamente insanabile. La famigerata Base urla e strappa le tessere. E ne ha ben d’onde. In parte (la frangia più estrema di sinistra) per l’inciucione col Berlusca. Ma principalmente perchè quella svolta e quel cambiamento tanto agognato, promesso e millantato non c’è ancora, e manco ci sarà. Perchè Bersani e Bindi si son dimessi, ma stan sempre in poltronissima. Perchè il Baffo, dopo il siluro a Prodi, si è addirittura rafforzato. E perchè il medioevo camussiano continua a regnare ed imperversare senza ostacoli. Alla faccia di progressismo e yes we can.

La leadership temporanea di Guglielmo harrison ford Epifani è l’emblema della paura fottuta che ha questo partito nel cambiare rotta. Definitivamente. Affidare la baracca ad un socialista della prima ora che ha regnato la Cgil per un decennio, è l’espressione più conservatrice di chi vuol tirare a campare fino alla fine dell’Alfano-Letta. Senza voler fare i conti al proprio interno. E con i propri leader o presunti tali. Da una parte quell’assoluto cavallo di razza del sindaco Renzi, che rischia di morire e bruciarsi di tattica ed attendismo, mentre sarebbe il caso che preparasse la propria scalata a Palazzo Chigi ben al di fuori di un contenitore che oramai non lo sopporta più epidermicamente. Dall’altra quel piddì dell’ultim’ora di Fabrizio Barca, fino a qualche settimana fa ministro del governo Monti-avverso, ed ora nuovo riferimento forte a sinistra di Piazza Sant’Anastasia. Che ci pare più una riedizione satinata di via delle Botteghe Oscure.