“…Dice che le parole sono come pietre. Questa volta sono state pietre scagliate contro di me con una brutalità e inaudita violenza. Mi hanno dato della ladra, mi hanno dato della puttana, hanno scritto Sefi la furbetta dell’Imu. Sefi, questo è il diminutivo che mi diede mia sorella quando da piccola non sapeva pronunciare il mio nome. Sefi così mi possono chiamare gli amici, ma non le persone che mi vogliono denigrare. Ho imparato tanto nella mia carriere, un metodo per costruire un risultato d’eccellenza, ho imparato a lavorare in squadra. Non ho imparato a fare la commercialista, oppure la geometra e nemmeno l’ingegnera. Pertanto, visto il peso del mio lavoro e le assenze dovute ad attività ho delegato tutte le questioni amministrative, quelle fiscali e quelle edili a persone a me vicine a professionisti del caso. Per come sono riuscita a ricostruire la vicenda, in particolare per quanto riguarda quella i lavori edili, ci sono state alcune irregolarità e ritardi. Me ne scuso pubblicamente, me ne assumo tutte le responsabilità come qualunque cittadino e sanarò ciò che sarà da sanare. Non sono una cittadina infallibile, ma sono una persona onesta e non permetterò a nessuno di dubitarne. “

Josefa “Sefi” Idem, ministro delle Pari Opportunità, 22 giugno

httpv://youtu.be/tlts_OMrJfU

Quando si dice, a volte è meglio star zitti. Ed è questo certamente il caso della ministra italianen alle arcinutili pari opportunità de nò altri. Oltre a non chiarire, oltre a non non raccontarci un bel nulla su una vicenda grave, trattandosi sempre e comunque di  un ministro della Repubblica eletto nel nome del moralesimo e della gestione iper morigerata anti-Casta, Josefa la crucca mette in scena una pietosissima pantomima tutto vittima e checciazzecca. […]  Trovando attenuanti, scaricando barile e cappello della colpa a professionisti incapaci, e delegando ognicchè al “sua insaputa” di scajoliana memoria. Come se esser ministro non volesse rappresentare alcun diritto verso chi si rappresenta. Come se bastasse sempre il famigerato orgoglio personale italico (questo sì appreso subito dalla Idem) e la classica crociata difensiva verso la stampa brutta sporca e cattiva per liberarsi e smacchiarsi da ogni peccato e turbamento. Così è troppo semplice, cara la nostra signora del kayak. De nò altri.

Poi, ci scusi, ministra (idem come sopra):

– Dove caspita vive, dentro al kayak? Non lo sa che esser componente di qualsivoglia governo (e in particolare di questo, predicante più di ogni altro la trasparenza e la purezza) ci si mette obbligatoriamente e doverosamente sotto la lente di ingrandimento dell’opinione pubblica? E che è del tutto normale e giustificato che venga tirato fuori il vecchio e caro nomignolo di casa Idem. Che poi, si ci pensa, ci si è andati anche abbastanza leggeri. Mi creda.
– Gli insulti beceri e gratuiti non possono giustificare ne’ attenuare la sua posizione verso mancati pagamenti pluriennali, sia ben chiaro.
– Chissenefrega se nella vita precedente è stata campionessa mondiale e olimpica, e non faceva la commercialista. Ne’ tanto meno l’igegnera, come dice lei. Non ha pagato, questo è l’unico punto concreto e concretissimo. Il resto sono solo inutili ed aggravanti giustificazioni. Oltre che fastidiosissime.
– Ora non è una cittadina comune, è ministro, se non se n’è accorta di ritorno dal gay Pride. O pensa di esser stata nominata a sua insaputa? 
– Adesso, cara la nostra campionessa di longevità, deve essere (guardi caso) anche una cittadina infallibile. E se non paga una tassa non per uno, ma per 4 anni di fila ci possiamo pure permettere di dubitare della sua onestà. Guardi che novità?! Perchè siamo noi i suoi datori di lavoro. Non se lo dimentichi.
 

E allora, per favore – lieber minister – ci risparmi le sue misere e inammissibili lagne da finto orgoglio nazional popolare. E se vuole davvero che esistano e ci siano pari opportunità per tutti, faccia l’unica imprescindibile cosa che è d’uopo fare. Perchè nessuno possa mai più dubitare della di Lei integrità e rettitudine morale. Si dimetta, danke.

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