A distanza di tre giorni dalla controversa e discussa sentenza sul caso Ruby, la redazione di mlon13.com non è certamente stata con le mani (pulite) in mano. Ed è riuscita a contattare un giovane rampante avvocato che esercita proprio nei pressi del famigerato tribunale milanese. Gli abbiamo strappato una chiaccherata sul day-after alla settennaria condanna ai danni dell’ex premier. E’ stato parecchio critico, ma con assoluta schiettezza ci ha fornito la sua versione dei fatti.

Salve Simon, all’indomani della condanna di Silvio Berlusconi a 7 anni oltre che all’interdizione dai pubblici uffici, qual è il retrogusto che le rimane nel day-afeter della sentenza di uno dei processi più mediatici della storia?
Un retrogusto dolceamaro. Amaro perché reputo che con il processo Ruby si sia perpetrata una delle più volgari e talebane violazioni dei principi di uno stato di diritto moderno, dall’impianto accusatorio messo in piedi dal pm Boccassini, all’istruzione probatoria, fino alla decisione dei tre giudici.  Dolce perché credo che gli effetti politici per Berlusconi non potranno che essere benefici. Berlusconi passerà da  “pedofilo puttaniere”, a vittima di un sistema giudiziario partigiano, fatto che non potrà che aumentare le simpatie nei suoi confronti.      
Un anno in più della richiesta dell’accusa. La ritiene una pena congrua?
La pena è congrua ai reati ascritti. 7 anni per uno che paga una minorenne per sesso e per un concussore possono anche starci. Il problema in questo caso non è l’applicazione della pena, ma come si sia arrivati ad una sentenza di condanna.
Tecnicamente, ci dica che idea si è fatto del processo Ruby.
Un processo dove le presunzioni sono diventate verità e gli indizi sono diventati prove. Per fare una prova occorrono più indizi e per una condanna occorrono prove. Il tutto condito da una palese violazione del principio di innocenza fino a condanna definitiva. Condannare un presunto colpevole sulla base di indizi è da stato religioso preilluministico.    
L’accusa quindi secondo lei non è riuscita a provare concretamente i reati di concussione e prostituzione minorile a carico dell’ex premier?
Assolutamente no. Nella concussione manca il concusso perché il soggetto che ha deciso di rilasciare Ruby dopo la telefonata di Berlusconi in questura non è lo stesso che ha risposto al telefono e che ha subito la condotta concussoria. Manca inoltre la contropartita della concussione: nessuna promozione, premio in denaro o vantaggio di altra natura è stato disposto a vantaggio di chi ha deciso di rilasciare Ruby.
Per quanto riguarda la prostituzione minorile manca la prova del sesso, sia Ruby che Berlusconi hanno ammesso di non aver fatto sesso e soprattutto manca la il danno, la vittima. Penso che nessuno possa seriamente sostenere che Ruby sia una vittima.
Dunque pensa sia stata una sentenza politica?
La definirei una sentenza ad personam con un utilizzo della giustizia ad personam. Una vendetta insomma.
Vendetta pronunciata da tre donne, con la grande accusatrice Boccassini assente per ferie. Ha avuto un significato particolare tutto ciò?
Sì, reputo che le discriminazioni sessiste siano le più radicate, anche di più di quelle basate sulla razza, religione o appartenenza politica. In nessun stato di diritto degno di questo nome si avrebbe un collegio composto da soli uomini o da sole donne a giudicare dei reati di natura sessuale. 
Vi sono state molte polemiche soprattutto tra il Pdl per il fatto che il procuratore capo Bruti Liberati fosse in aula ad assistere alla sentenza. Lei che ne pensa?
Penso che non ci sia stato nulla di male.
Ghedini e il suo pool potevano far meglio? 
 Senza aver letto le motivazioni è difficile capire dove Ghedini ed il suo pool abbiano sbagliato. Una cosa è certa: io avrei cercato di tenere i toni più bassi e non di sfidare i giudici e l’accusa di petto. Forse Ghedini è troppo personalmente ed emotivamente coinvolto con le vicende berlusconiane e non ha la freddezza e la lucidità per prendere le decisioni migliori nell’interesse del proprio cliente.   
Anche se non è il suo campo, pensa che questa sentenza possa far cadere le larghe intese ed il governo Letta?
No. Berlusconi è uno stratega. Se facesse cadere il governo Letta perderebbe consensi.
Grazie Simon.
Grazie a lei, Mlòn.