LA SPERANZA

Intervista ad Aris, ultrà pentito.

By on 18 luglio 2013

L’abbiamo scovato tramite una soffiata di una nostra talpa-tifoso. Lui è Aris, da Busto Arsizio, 38 anni compiuti da poco. Ora vive nell’interland centese, lavora in fabbrica, ha due figli ed è felicemente sposato. Ma per oltre un decennio Aris di professione faceva l’ “Ultrà”. Dell’Inter. La sua famiglia per tanti anni è stato il settore degli “Irriducibili” dello stadio Meazza, e la sua casa il tifo organizzato della Curva Nord.  Aris mangiava, beveva (tanto) e respirava Ultrà. Tutte le domeniche, tutti i giorni, ad ogni ora. Trasferte, cariche, treni ed autogrill; questi alcuni dei luoghi e delle parole più ricorrenti della sua settimana da tifo sfegatato, e violento. Poi, però, Aris si è stufato, ed è uscito dal gruppo, lasciando definitivamente il pianeta Ultrà. Sentiamo allora la sua storia e le sue considerazioni da “pentito” di curva.

Salve Aris. Da ex ultrà nerazzurro, ci dica, per quanti anni ha seguito la Beneamata?
Salve Mlòn, 11 lunghissimi anni. Più che seguire… io mi sentivo l’Inter, ero l’Inter.
La facciata più feroce ed emotiva degli ultras di solito si manifesta in trasferta. Ce ne vuole raccontare una “tipo”?
Sveglia presto, solitamente dopo aver passato la notte  a preparare la trasferta con striscioni, riunioni di coordinamento e cazzate varie. Partenza in auto/pullmann/treno ed arrivo in netto anticipo allo stadio. Durante il viaggio poteva accadere di tutto. Poi dipende un po’ dagli avversari. Nelle trasferte “tranquille” tutto regolare, in quelle “calde”, contro i nemici dichiarati, al coordinamento veniva definita la strategia per arrivare allo scontro. Lotta dura senza paura, ho visto incidenti di ogni tipo e fatto cose di cui non vado fiero, proprio per niente. Poi c’era la partita, ma quella possiamo dire che è la cosa meno importante rispetto al resto.
Ci può esprimere le sensazioni che caratterizzavano quei momenti? Lei, in mezzo al branco, si sentiva un po’ invincibile?
Sensazioni strane, e adrenalina a mille. Venivamo caricati a pallettoni dai capi e lanciati come missili in mezzo alla “guerra”, perché è questa la parola che veniva usata più di frequente, la guerra. Contro gli avversari, contro la polizia, contro lo Stato, contro le pay-tv, contro chiunque volesse ostacolare il nostro essere Ultras (sospira un attimo, quasi in trance, ndr). Anche se quando hai un minimo di cervello la paura c’è sempre e forse è per questo che sono sempre riuscito a cavarmela ed oggi lo posso raccontare: è la paura che ti salva in quegli ambienti.
Ci può raccontare un aneddoto sul campo di “battaglia”?
Potrei raccontarvi di decine e decine di scontri, di botte prese e date, di devastazioni di stazioni ed autogrill, di alcol, droga, incendi, bombe artigianali e sesso da strafatti, ma non sarebbe nulla di diverso da quello che già tutti sanno, delle immagini dei tg o di qualche documentario fatto bene sul tema.
Vi posso svelare un segreto: ovvero la mia ”iniziazione”. Siamo nel 2000 e dovevo fare qualcosa per dimostrare di essere uno vero, un ultrà coi controcazzi, di poter quindi far parte del gruppo. Inter-Napoli (3-1 grande Zamorano), dovevo riuscire a rubare un sciarpa ad un tifoso napoletano, e consegnarla alla curva come scalpo di battaglia. Prima della partita mi sono allontanato dal branco, ho comprato una sciarpa ad un banchetto, l’ho sporcata per bene poi mi sono autoinflitto dei graffi in faccia e mi sono tagliato il collo (non tanto, solo per far uscire un po’ di sangue, perché fosse reale). Poi sono entrato in curva ed ho raccontato di aver “sfregiato” un napoletano e di avergli rubato la sciarpa. Ovviamente ci hanno creduto, e così sono diventato degno del loro rispetto.
Davvero agghiacciante e triste al tempo stesso. Ma arriviamo al cambio rotta. Nel 2010 arriva  la “folgorazione”. Di punto in bianco il mondo ultrà non le appartiene più, e da lì in poi inizia ad aberrarlo. Che cosa in particolare le ha fatto scattare la scintilla?
Non è stata proprio una scintilla, è stato una semplice presa di coscienza, o forse semplicemente “si cresce”, si diventa adulti e si prende atto che le cose importanti sono altre e che quello che prima sembrava importante in realtà si rivela stupido, privo di ogni senso. Ti ritrovi a compiere delle azioni e non sai neanche il perché, sei una marionetta comandata da altri. Nei gruppi ultras sono pochi quelli che decidono, gli altri devono solo eseguire. Entri ragazzino in questi ambienti e ti senti figo, essere ULTRAS  ti fa sentire forte e “protetto” , poi per fortuna si cresce, o almeno qualcuno ci riesce, a diventare grande. E a capire che è sbagliato. Che è tutta una cazzata.
Adesso, quando vede scene di campionato piuttosto che di coppa dove i “protagonisti” non sono in campo bensì sugli spalti, come reagisce? Sente vergogna per i suoi trascorsi?
Reagisco con sdegno, mi viene il vomito proprio perché so come funziona e cosa c’è dietro. No, non mi vergogno per i miei trascorsi, perché sono fiero di non essere più un ultras. Essere ultras non è stata una scelta, mi sono ritrovato dentro a quel mondo quasi senza rendermene conto, gli amici e la passione per il gioco del calcio mi ci hanno portato. Però ne sono uscito e non senza difficoltà, ci sono amici che conosco da 20 anni che neanche mi salutano più. Mi vergogno invece di chi permette tutto questo, di chi lo rende possibile. Il tifo organizzato è un fenomeno davvero complesso, molto più di quello che si vuol far credere.
C’è chi, come Paolo Di Canio, difende da sempre a spada tratta il pianeta ultrà perché, a suo dire, “rappresenta un contenitore sociale fondamentale per i ragazzi disagiati delle periferie”. Lei che ne pensa? E’ davvero possibile distinguere tra ultrà buoni e cattivi?
Stiamo parlando di quello che fece il saluto nazista davanti a tutto uno stadio ed in diretta tv? Ci siamo già capiti insomma… non credo di dover aggiungere altro sul personaggio. Il tifo organizzato è si un contenitore sociale, ma del peggio. Il più delle volte vi si rifugiano dei falliti sociali, persone che non riescono a realizzarsi nella vita, ma quella vera. All’interno del gruppo ci si sente più difesi, si ha un forte senso di appartenenza e si crede di poter fare tutto perché tutto è concesso se sei un ultras. Hai la sensazione che in quella curva sia ammesso tutto con una sorta di impunità generale. Comunque, per tornare alla domanda, non esistono ultras buoni, non possono proprio perchè la definizione stessa di ultras non lo permette. Ovviamente mi riferisco a gruppi organizzati in modo serio, perché ci sono centinaia di gruppetti che si fanno chiamare ultras ma in realtà non lo sono.
Una settima fa la Roma è stata accolta nella contestazione becera più totale. Lunedì è venuto fuori che l’esterno palermitano Garcia sarebbe stato minacciato dagli ultrà rosanero. E ieri, lo abbiam visto tutti, durante la festa dell’Atalanta un carro armato ha sbriciolato una macchina bresciana ed una romanista. Il calcio italiano non vuole proprio cambiare?
Esatto, non vuole.
Roma, Brescia, Atalanta, Genoa, Livorno, Lecce, Bari. Sono solo alcune tra le società “al soldo” del pianeta ultrà. Galliani al Milan ha rotto faticosamente con la Sud, e Lotito è ormai scortato da anni. Secondo quanto ed in che modo i presidenti sono responsabili nella “libertà” degli ultras?
Lo sono in parte minima, perché se anche provassero a combatterli poi sarebbero abbandonati e lasciati soli dal sistema. E’ il sistema in tutta la sua completezza che non funziona.Comunque non si può generalizzare sui presidenti, ci sono quelli bravi e quelli no, che invece hanno da guadagnarci sul fenomeno.
Quando un manipolo di manigoldi blocca una partita di calcio (ed i suoi interessi milionari) e un’intera squadra di serie A (col patròn in prima fila) si fa umiliare pubblicamente consegnando tutte le maglie al capo-curva, in segno di resa, abbiamo davvero toccato il fondo?
Boh… non credo… al peggio non c’è mai fine. Fuori dall’Italia ci sono situazioni anche peggiori. Se per caso non vi è mai capitato di vederlo  vi consiglio la serie di documentari “curve pericolose” su Discovery Channel, rappresenta abbastanza bene le varie realtà, anche se io direttamente ho visto cose anche peggiori che ovviamente puoi vedere solo “da dentro”. Quindi, dicevo, fuori dall’Italia è anche peggio.
Pensa che le misure anti-violenza adottate dai vari governi in questi anni – dalla tessera del tifoso, ai biglietti nominativi, fino ai tornelli – siano state sufficienti per smontare il fenomeno ultrà?
A lei pare che abbiano funzionato? Sono state solo trovate mediatiche, buffonate. Anche perché se si presentano 400 o più ultras in un qualsiasi paese e sono senza tessera cosa fai? Li lasci incazzati neri in giro per la città? C’è un equilibrio tra sport e ordine pubblico che è molto difficile da gestire.
Se dipendesse da lei, come risolverebbe il problema secolare della violenza negli stadi?
Con i carri armati e l’esercito! (sorride, ndr). Scherzo, ma neanche troppo…Serve una rivoluzione: prima di tutto ci vuole la volontà e l’intesa da parte di tutti gli attori in gioco per risolvere il problema, poi serve un sovvertimento culturale sul concetto di tifo, poi serve il pugno duro contro chi infrange le regole, ma duro per davvero. Non servono decreti o leggi nuove, quelle ci sono già, basterebbe applicarle. Ovviamente questi buoni propositi fanno a “cazzotti” con il resto del paese, ciò che circonda il calcio e il tifo non è migliore, la situazione del paese è sotto gli occhi di tutti. E’ utopistico oggi pensare che si possano risolvere i problemi. Il concetto di tifo organizzato secondo me deve sparire, non ha senso. I tifosi devono capire che la squadra non è loro, non possono esistere i concetti di diritti/doveri. Si deve tendere al modello americano, le persone devono poter assistere ad uno spettacolo: pagano un biglietto, hanno il loro posto comodo a sedere, si vedono la partita tifando in maniera civile e quando è finita se ne vanno a casa. Se gli è piaciuta applaudono altrimenti fischiano. Fine, tutto il resto non ha senso. Il primo che esce da questo percorso viene punito.Li vedi i capi ultras oggi allo stadio? Che senso ha stare a petto nudo a dicembre con -3, spalle al campo ad urlare come un pazzo e non vedere la partita? Se ci pensa è tutto ridicolo. Cosa ne pensi del fatto che una curva intera di 8.000 persone deve stare in piedi per 2 ore a vedere la partita solo perché lo vogliono gli ultras? Non ci si può sedere… ti rendi conto? 8.000 in piedi perché lo vogliono in 80?
Molto chiaro. Concludiamo invece parlando di calcio giocato. Immagino sarà ancora tifoso nerazzurro. Come vede l’Inter targata Mazzarri?
Male. Non certo per colpa di Mazzarri, che stimo tantissimo. Il problema dell’Inter non sono gli allenatori o i giocatori, sono altre cose.
Grazie Aris. E, mi raccomando, continui a sostenere il nostro progetto “Ultrà vattene”.
Prego. Mi raccomando voi, non portate i bambini allo stadio.
 
 
 
 

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114 Comments

  1. ciro

    18 luglio 2013 at 09:05

    Però, proprio bello sto pezzo! roba forte questa. bravi.

  2. Roma99

    18 luglio 2013 at 09:19

    L’iniziiazione con uno che si stagliuzza il collo?! Mah, che esca sto ultrà pentito che voglio conoscerlo.
    Non si può generalizzare così. Non tutto il mondo del tifo organizzato è da cacciare nel rusco. Non fate i populisti.

    • Aris

      18 luglio 2013 at 11:02

      Ciao Roma99, io ho raccontato la mia storia, se non ci credi alla mia iniziazione non so che fare, è un problema tuo.

      • Carlo

        9 aprile 2015 at 14:07

        Mah, mi sembra un’intervista così banale e scontata…. ci sono cose reali, come la violenza che viene accettata, ma anche lati positivi, come la fraternizzazione tra ragazzi che tifano per una squadra, tutti insieme, non sempre per cercare lo scontro fisico con l’avversario, spesso per amore incondizionato per dei colori. La violenza è ovunque, il calcio è solo un ambiente in cui, i pochi violenti a cui non interessa la squadra ma più il denaro che si può ottenere, andrebbero arrestati per i loro atti di violenza, d’infamità, basterebbero poche leggi sull’esempio britannico o tedesco, dove se delinqui (e si tratta di delinquenti estremisti), ti prendono, ti sbattono in galera “senza passare per il via”. In Italia non succede. I bambini portiamoli allo stadio, solo così si isolano i violenti puri… Carlo (ex ES Lazio)

      • Carlo

        9 aprile 2015 at 14:07

        Mah, mi sembra un’intervista così banale e scontata…. ci sono cose reali, come la violenza che viene accettata, ma anche lati positivi, come la fraternizzazione tra ragazzi che tifano per una squadra, tutti insieme, non sempre per cercare lo scontro fisico con l’avversario, spesso per amore incondizionato per dei colori. La violenza è ovunque, il calcio è solo un ambiente in cui, i pochi violenti a cui non interessa la squadra ma più il denaro che si può ottenere, andrebbero arrestati per i loro atti di violenza, d’infamità, basterebbero poche leggi sull’esempio britannico o tedesco, dove se delinqui (e si tratta di delinquenti estremisti), ti prendono, ti sbattono in galera “senza passare per il via”. In Italia non succede. I bambini portiamoli allo stadio, solo così si isolano i violenti puri… Carlo (ex ES Lazio)

  3. giulio

    18 luglio 2013 at 09:39

    problema della violenza negli stadi esiste da secoli. Giusto chiamarli pentiti, perchè sono un’associazione mafiosa. Ma la vedo dura. Inter merda

    • Mazzetto

      18 luglio 2013 at 10:22

      Secoli? Ma dai, i primi gruppi ultras sono nati hai tempi del mago Herrera.
      Comunque Giulio, a parte l’imprecisione temporale, hai ragione però io mi sarei anche rotto i maroni di vedere il calcio condizionato da questi invasati.

      • giulio

        18 luglio 2013 at 12:54

        Ti voglio bene, Mezzetto. Anche se sei un povero stronzo.

  4. gianni87

    18 luglio 2013 at 09:47

    Il calcio senza curve e senza tifo farebbe davvero schifo, anzi vomitare altrochè. Poi mi sembra che sto Aris sia un nome di fantasia.
    Ultras Cento ole! mai violenti, sempre presenti.

    • Ariatti

      18 luglio 2013 at 10:19

      Ultras Cento?!?! Ma dai, non ti senti un pò ridicolo?

      • gianni87

        18 luglio 2013 at 10:37

        in 500 a vignola per l’eccellenza… mi sa che il ridicolo che sei te Ariatti, che parli a raglio
        Definire chi va in curva scarti sociali come lo definiamo? Stronzata? O razzismo?

        • Ariatti

          18 luglio 2013 at 10:58

          Definire ultras come scarti sociali io la definirei la verità. Nulla di più e nulla di meno.

          • gianni87

            18 luglio 2013 at 16:32

            Ha parlato il vate della daunia. Razzista pauperato.

        • gianni87

          18 luglio 2013 at 12:51

          scarti da sopprimere o da uccidere?! viva la democrazia. Magari allora potremmo far lo stesso con te, che dici? Ti prendiamo e ti scartiamo.
          Tranquillo, non scappare già coniglio. Io le merde le evito, non le pesto.

          • Ariatti

            18 luglio 2013 at 15:51

            Senti Gianni, ne riparliamo quando diventi grande ok? Buona giornata.

  5. ales

    18 luglio 2013 at 10:10

    Interessante. A malincuore devo ammettere che l’unica soluzione per tornare ad una normalità di sport è quella di abolire ogni gruppo organizzato. E ripartire con nuove leggi e nuovi stadi di proprietà.

  6. Dino82

    18 luglio 2013 at 10:10

    Mi pare che non si parli di un calcio senza curve e senza tifo, ma di uno stadio pieno di gente che tifa in modo civile. La battaglia è giusto, qualche sfigato non può rovinare uno sport seguito da milioni di persone, paganti.

  7. Ariatti

    18 luglio 2013 at 10:18

    Concordo con il pezzo, gli ultras hanno rotto veramente i maroni. Per colpa loro io, ma anche tanti altri, ho smesso di andare allo stadio. Fanculo, trovatevi degli interessi e levatevi dal cazzo, vogliamo goderci il calcio.

  8. Simon

    18 luglio 2013 at 10:35

    Concordo con Roma 99. Non si può generalizzare così. Il tifo organizzato ha anche aspetti positivi. Se poi il modello da seguire è quello dello sport americano c’è da mettersi le mani nei capelli. Mi dispiace per le esperienze del nostro ultras. Io, che vado in Curva a Bologna da 19 anni e per 5/6 anni ho fatto trasferte nei campi di serie A, B e C, non ho mai tirato una pietra, fatto a botte, devastato autogrill, stadi o città. Essere ultras non è essere violenti. I deficienti ci sono dappertutto.

    • ales

      18 luglio 2013 at 10:40

      questo è prorpio uno dei pochi caso dove bisogna per forza generalizzare. Finchè si dice che esistono ultras buoni, finchè si fa i buonisti del cazzo, finchè non si fa un cazzo di veramente concreto, non si sconfiggerà mai questo cancro.
      Se ci pensi, è così.

      • Simon

        18 luglio 2013 at 10:48

        Non faccio il buonista, è che in Italia quando si vogliono prendere provvedimenti si prendono sempre quelli sbagliati che colpiscono le persone sbagliate, aumentando il malcontento. Il problema non sono i tifosi, ma lo stato che non fa rispettare le leggi. Se lancio un motorino allo stadio non mi succede nulla, se lo faccio a casa mia mi trovo la polizia in casa. E’ colpa dei tifosi? Le pene generalizzate non funzionano mai e non hanno mai funzionato. Se hai un cancro al fegato cosa fai? Trapianti tutti gli organi? Mah…

    • Aris

      18 luglio 2013 at 10:54

      Ciao Simon, io ho generalizzato la mia esperienza, che ti assicuro è piuttosto vasta, credo molto più della tua, senza intenzione di offenderti; anche perchè a quei livelli gli ultras del Bologna non è che fosserò tenuti in considerazione più di tanto. Da come scrivi mi sembri più un tifoso che un ultras, ma nota bene… è un complimento.
      Non basta andare in curva per considerarsi un ultras.
      Ribadisco che il modello americano non per me un sogno da realizzare, ma uno schema da seguire per uscire da questo stato degli stadi divenuto ormai insopportabile.

      • Simon

        18 luglio 2013 at 12:51

        Ma io non sono un ultras, non mi sono mai definito tale, non lo sono mai stato e non voglio esserlo. Vado allo stadio da 20 anni, e dico che qualcosa del tifo organizzato va salvato.

  9. Ariatti

    18 luglio 2013 at 10:57

    Non si è mai visto un ultras esperto di legge. Ti definisci ultras ma non lo sei. Non difendere ciò che non conosci.

    • Simon

      18 luglio 2013 at 11:01

      io non mi sono mai definito ultras. Io non sono ultras. Sai leggere?

      • dino82

        18 luglio 2013 at 11:19

        sei solo un buonista del cazzo. difendi l’indifendibile.

  10. ariatti

    18 luglio 2013 at 11:05

    Allora sei non sei un ultras di che cazzo stiamo a parlare con te??!?! Come se io mi mettessi a parlare di processi e avvocati con te e mi ergessi paladino di Ghedini. Mi capisci caro ragazzo… non è cattiveria, ma forse è meglio se non ti ergi a paladino del mondo ultrà..

    • Dino82

      18 luglio 2013 at 11:07

      Paladino o Palladino? Quello del Parma o quello del gnocco?

      • ales

        18 luglio 2013 at 12:41

        Dino, te chi sei? Un ultras? parlaci di te, visto che fai tanto quello che sbraita, ma poi non sa neanche parlare

    • Simon

      18 luglio 2013 at 11:12

      Ah! Perché solo gli ultras possono parlare di ultras? E solo i politici possono parlare di politica? Ma cosa stai dicendo? Tu di processi con me hai parlato, quindi caro Ariatti se non vuoi parlare con me non commentare i miei post e non rompermi le palle. Per chiarezza io non mi ergo a paladino del mondo ultras, dico solo che ci sono alcune cose del tifo organizzato che andrebbero salvate. Se non vieni allo stadio perchè in curva si sta in piedi, fatti l’abbonamento nei distinti.

      Inizio a pensare che non sai leggere molto bene. Oppure sai leggere e non capisci, il che mi fa pensare che non sei un fulmine di guerra. Credo sia più la seconda…

      • ariatti

        18 luglio 2013 at 11:17

        Possibile che con te non ci si possa mai confrontare senza essere offesi? Io non sarò un fulmine ma tu te la tiri un pò troppo. Non ho studiato come te, allora? Vuoi che mi uccida? DEvo forse scusarmi per questo?
        Nei distinti non ci vado perchè non ho i soldi per andarci.
        Sentiamo quali sono le cose che vuoi salvare del tifo organizzato, vai, cercherò di leggerti con attenzione, dimmele. forza sù.

        • robby

          18 luglio 2013 at 12:57

          ariatti torna a lecce a fare quelle figure dello spareggio!
          Sei solo un provocatore celebroleso.
          Parla di qualcosa in concreto, invece di dire sempre cazzo cazzo cazzo.
          Lo dici perchè forse ti piace?

          • ariatti

            18 luglio 2013 at 13:47

            Robby non ti capisco, stai sostenendo le mie stesse idee però mi critichi. boh…
            Dico cazzo perchè mi appassiono a queste discusssioni e mi lascio un pò andare. Visto che ti interessa… no, non mi piace, ho altri gusti. Ma se anche fosse… sarebbe un problema per te? Cosa fai discrimini?

          • robby

            18 luglio 2013 at 14:04

            ariatti, è che te non fai altro che dire parolacce, e mi irriti. Non posso dirlo?! A occhio e croce mi sembri juventino…leccese

        • luigi

          18 luglio 2013 at 22:28

          Simon sarà un buonista, ma te se proprio un pezzente ariatti

  11. Simon

    18 luglio 2013 at 11:52

    Innanzitutto, non ti ho mai offeso e non me la tiro. I tuoi commenti non hanno nessuna connessione logica con quello che scrivo e quindi mi viene da pensare che tu non legga attentamente e scrivi per slogan e frasi ad effetto. Ales, ad esempio, ha fatto un commento sensato al quale ho risposto tranquillamente.

    Eppoi, le provocazioni fanno parte della battaglia dialettica, se non ti stanno bene e sei permaloso mettiti in un angolino, ascolta e basta. Io ho solo risposto a tono ai tuoi “cazzo”, “caro ragazzo”, “cosa stiamo a parlare con te” e vi discorrendo.

    Mi dispiace un sacco che ti sei offeso per quel “fulmine di guerra”, evidentemente ho colto il segno.

    Tu non sai quanto e cosa ho studiato quindi non sai di cosa parli e se vuoi ucciderti puoi farlo, il suicidio alle volte può essere un gesto nobile. E non importa comunque scusarsi.

    Se non hai i soldi per andare nei distinti puoi sempre andare in curva a San Luca dove l’abbonamento costa come in curva Andrea Costa, non ci sono ultras, si sta a sedere e si portano i nipotini allo stadio.

    Le cose che salverei del tifo organizzato sono gli striscioni, i cori (anche gli sfottò), le coreografie, i colori, le sciarpette e le sciarpate, le fanzine, i tamburi e la carica che i tifosi danno alla squadra. Non a caso i calciatori vanno ad esultare sotto la curva, non sotto i distinti e la tribuna.
    Io negli stadi inglesi e americani ci sono stato più volte ed, in tutta onestà, mi fa cagare vedere lo stadio dove gli unici colori sono quelli delle pettorine degli stuart e dove non sei libero di cantare e saltellare (su sto cazzo). Gusti personali. Libero di non essere d’accordo e discutiamone ma non venirmi a dire che non devo parlare di ultras e fare l’offeso se ti rispondo a tono, a quel punto sei tu che te la tiri.

    • dino82

      18 luglio 2013 at 12:08

      Questo spara cazzate mondiali… vuoi mettere le sciarpate, i cori e la carica dei reds (liverpool) con quelle del Bologna Football Club. Dai va là, bèn a cagher idiota.

      • robby

        18 luglio 2013 at 14:08

        perchè te saresti un tifoso che va sempre ad Anfield Road? lo dubito sai
        Cmq forza Bologna

        • dino82

          18 luglio 2013 at 16:51

          Sono un appassionato di calcio che è stato in Inghilterra spesso… e volentieri sono andato a vedermi le partite. Tra cui il Liverpool ben 3 volte. Non è difficile sai, basta prendere un aereo.

          • robby

            18 luglio 2013 at 17:05

            Ma va. Sentiamo, che scalo hai fatto per andare a Liverpool?

          • dino82

            18 luglio 2013 at 17:22

            Robby ma sei scemo o cosa? Mi fai una domanda, la cui risposta la trovo in 3 secondi su internet? Boh, ti sei reso ridicolo con questa domanda. Però, visto che ti interessa te lo dico. Io sono sempre andato a Londra, per lavoro, ed a Liverpool ci sono andato in treno (da Londra ovviamente)

          • robby

            18 luglio 2013 at 18:08

            come volevasi dimostrare, non solo non hai mai visto Liverpool e Londra, ma probabilmente non sei andato neanche in Fiesole.
            Non c’è nessuno scalo, povero fenomeno dei miei coglioni. Torna davanti a Sky che è meglio

          • Mazzetto

            18 luglio 2013 at 18:13

            Robby, ti ha detto che ci va in treno… sei fulminato?

          • robby

            18 luglio 2013 at 18:47

            Va in treno perchè non sa che cazzo dire. Non c’è nessuno scalo, bambocci. Te, come lui.
            Liverpool.. Al massimo sarai stato al mulino dietro Reno. Al massimo.
            Io non mi faccio grande inventando puttanate. Fulminati dei miei coglioni.

      • bagni

        18 luglio 2013 at 16:49

        Dino, mi fai un crodino?

    • Aris

      18 luglio 2013 at 12:21

      Ciao Simon, apprezzo tantissimo il tuo sforzo di difendere il tifo e la passione per la proprio squadra, però mi sembri un pò fuori tema. Io sto parlando di questioni ben diverse dalle bandiere, le sciarpe e i cori, sto parlando di ambienti e di organizzazioni ultras “serie”, anche se la parola serie non è proprio quella giusta. Sono cose diverse, si capisce che sei un bravo ragazzo, un vero tifoso, amante del calcio, quello vero, però l’intervista era su argomenti diversi, più problematici e delicati.

      • Simon

        18 luglio 2013 at 12:58

        Ciao Aris, ti ringrazio per il bravo ragazzo. Io capisco cosa dici e concordo, ma demonizzare il tifo solo perchè ci sono gruppi di ultras violenti e drogati sarebbe come dire che tutti i Siciliani sono mafiosi perchè in Sicilia c’è la Mafia. Secondo me è possibile evitare le violenze consentendo ai tifosi di portare dentro gli striscioni con scritto “Juve Merda”.

        • ales

          18 luglio 2013 at 13:59

          E’ qui che cozzi. Permettere uno striscione più o meno offensivo (Juve merda non lo trovo offensivo…)comporta l’esistenza totale del gruppo organizzato, al cui interno si creano ovviemente e naturalmente cellule di idioti violenti e omicidi. E poi, non è luogo comune, nel gruppo uno si identifica, e nel branco uno si sente invincibile e si scatena.
          Capisco che il filo è sottile, ma vedrai che un giorno lo capirai.

          • Simon

            18 luglio 2013 at 16:04

            Caro Ales, molto probabilmente sono più vecchio di te. ho capito benissimo di cosa parli, semplicemente non sono d’accordo.

    • ales

      18 luglio 2013 at 12:39

      Simon, devi uscire da questa ottica perchè, nolente o volente, se permetti le sciarpe, i tamburi, e la carta igienica, dopo non riesci a controllare più nulla. E poi passi direttamente alle spranghe.
      Pensaci, forse quando crescerai (non so quanti anni hai) ma lo capirai davvero.

    • robby

      18 luglio 2013 at 13:01

      la tua buona fede è indubbia. come penso anche l’ardore del tifo genuino come lo vivi, e lo sogni.
      Io adoro far cori e andare in curva, ma è giusto come dice il “pentito” fare uno scatto in più, per salvare il pallone, gli stadi, e anche alcune giovani e innocenti vite umane.
      Ho visto i video allegati all’intervista, e mi son venuti i brividi.
      ti abbraccio

  12. ariatti

    18 luglio 2013 at 12:05

    nell’angolino non ci vado, non sono in punizione e non sono un coniglio, adesso ti rispondo cercando di non usare parole forti, visto che ti scaldi tanto…
    Parli di curva san luca? Ma tu non ci sei mai stato probabilmente allo stadio… non ti sei mai accorto che proprio a fianco ci sono i tifosi ospiti? spesso quando sono in tanti e non ci stanno addirittura li trovi proprio dalla tua parte, a pochi metri o spesso sono bolognesi che tifano per gli altri e li hai seduti proprio al tuo fianco. Passi per gli insulti e le provocazioni, ma a volte ci sono lanci di oggetti da paura, ti arriva in testa di tutto. Possibile che uno come te non se ne sia mai accorto?
    Poi… anche io sono stato in inghilterra (ebbene si, anche io) e ti assicuro che la carica alla squadra, i corie i saltellisustocazzo ci sono anche lì, molto più belli e forti dei nostri, quindi proprio non capisco di cosa stai parlando… Mancheranno gli striscioni, ce ne faremo una ragione credo, penso che il problema degli stadi sia molto più importante che 2 striscioni e 3 bandierine.

    • Aris

      18 luglio 2013 at 12:24

      Ciao Ariatti, non prendertela con Simon, se ci pensi bene avete tutti e due lo stessa passione e lo stesso desiderio di vedere un calcio diverso, migliore e privo di violenza.

      • ariatti

        18 luglio 2013 at 13:49

        Come faccio a non prendermela Aris? Questo qui fa il fenomeno, si mette su un piedistallo e spara cagate mondiali?!?! Dai sù.
        Forse ho esagerato con lui, se è così posso anche chiedere scusa.
        Caro Aris, ho apprezzato molto la tua intervista. Grazie.

        • giulio

          18 luglio 2013 at 16:57

          Dai Ariatti, prima lanci la mano poi la ritiri?! non fare il coniglio, altrimenti mi scadi a livelli di Albano

          • ariatti

            18 luglio 2013 at 17:05

            No Giulio, quando si sbaglia… va riconosciuto. Forse ho esagerato con il povero Simon, lui non è come te.

    • sandro

      18 luglio 2013 at 12:47

      hai fatto bene a parlare di San Luca. Ricordo un Bologna-Lecce degli anni 90, BOlogna per restare in B, Lecce per la A. TUtto settore ospiti bombato di giallorosso. Ero con mio padre e due amici, avevo 15 anni. Un’ora prima dell’inzio lancio dal settore ospiti di una bomba carta a non più di 10 metri sotto di noi. Botto tremendo. Le orecchie hanno fischiato per mezzora. Gente a terra ferita. Tutta San Luca fu spostata nei distinti. Poi si scoprì che una donna perse l’udito e un uomo con dita smaciullate.
      Non andai più allo stadio.

  13. p. corioni

    18 luglio 2013 at 14:11

    Non sapete di cosa parlate. Gli ultras salvano anche delle società. Vedi Spezia, vedi Bergamo.
    Non sapete, e te Aris, mi sa che non sai cosa significhi davvero la grande socialità e solidarietà degli ULTRAS. Quelli con la U maiuscola.
    saluti
    Peppe

    • Aris

      18 luglio 2013 at 15:57

      Ciao Corioni, su questo hai ragione, nel senso che parecchie volte gli ultras hanno organizzato grandi manifestazioni di solidarietà, quella vera.
      Però… non c’è bisogno di essere ultras per fare del bene, nel senso che non c’è una relazione di dipendenza diretta tra le due cose.
      Sugli ultras che salvano le società… preferisco non commentare più di tanto, non è certo compito dei tifosi gestire società di calcio. Secondo me, vale per ogni settore, ognuno deve fare il suo “mestiere”, punto. Senza eroismi e senza vittimismo.

      • Simon

        18 luglio 2013 at 16:16

        Aris,
        forse è proprio questo il punto che ci divide. Lasciando perdere i violenti (che numericamente tra tutti i tifosi sono una minoranza), io credo che i tifosi fanno la squadra nel senso che una squadra ha più popolarità più è ampio il bacino di tifosi che ha al suo seguito. Poi ci sono le società che gestiscono le squadre (una dirigenza ci vuole in tutte le cose) che il più delle volte non fanno niente per i tifosi mentre i tifosi fanno tanto per le società (pagare biglietti e abbonamento). Allora, io credo che i tifosi debbano partecipare più attivamente alla gestione della squadra. Come non lo so, e forse è impossibile ma sognare è lecito.

        • Mazzetto

          18 luglio 2013 at 16:59

          No Simon, è proprio qui che non ci sei… La squadra è di chi mette il grano, cioè il presidente, tu sei un tifoso e basta, il tuo biglietto o il tuo abbonamento sei libero in qualsiasi momento di non farlo, è una tua scelta, non è un matrimonio. Loro devono offrire uno spettacolo e tu devi decidere se andare a vederlo o meno. Fine, tutto il resto è aria fritta. Lo so anche io che è tutto bello quello che dici, colori, bandiere, canti e baracca… ma ormai si è creata una situazione di violenza che è troppo grande. Purtroppo spesso si deve soffrire per guarire e rinunciare a qualcosa, credo sia questo il caso.
          Lo vedi anche da questo spaccato di blog, tranne due ragazzini invasati di 14 anni, ormai sono tutti stanchi e schifati dal tifo organizzato.

          • giulio

            18 luglio 2013 at 17:07

            fino all’ultima riga stavi anche andando bene Mazzetti, ma poi scadi sempre nell’oblio e nell’offesa. Perchè non vai a fare un corso di galateo? Magari ad Anfield road.
            Cmq sono d’accordo con te, stronzo.

          • Mazzetto

            18 luglio 2013 at 17:12

            Accidenti!! C’ero quasi riuscito allora, manca poco dai.
            Il fatto che sei d’accordo con me è un fatto commovente, pernon dire incredibile (non stai bene Giulio?) vado subito a farmi uno sganzone per festeggiare. A dopo.

          • p. corioni

            18 luglio 2013 at 17:20

            Parli e scrivi senza sapere. Il fatto che in Italia gli ultras sopperiscono alla carenza di società e soldi. Caro mio il fenomeno da divanetto.
            Chiedilo in B, in C o nei dilettanti. E poi, se vuoi saperlo, portar via dai sobborghi squallidi ragazzi e ragazze che altrimenti si drogherebbero, è un vanto sociale non da poco.
            ULTRAS CENTO OLE’

          • dino82

            18 luglio 2013 at 17:24

            Guardi troppa tv Corioni. Te lo dico con affetto, senza polemica.

          • p. corioni

            18 luglio 2013 at 17:33

            Ah io… Ti parlo di esperienza vissuta, se vuoi te la racconto di persona. Volentieri.

          • Mazzetto

            18 luglio 2013 at 18:08

            Si dai Corioni… raccontaci qualcosa che possa in qualche modo riqualificarti. Rimango in attesa.

        • ariatti

          18 luglio 2013 at 17:09

          Simon ciao. E’ qui secondo me il vero errore del tuo pensiero, se posso dire quello che credo. Tu dici “lasciando perdere i violenti”… ma non si può, perchè è quello il risultato del tifo organizzato, quei 200 imbecilli per ogni tifoseria che rovinano tutto. Il nodo della questione è quello: la violenza/ignoranza di pochi che distrugge il gioco di tutti. Ma non lo dico io, lo dicono le statistiche sul calcio italiano.

          • giulio

            18 luglio 2013 at 17:48

            hai vinto il mongolino d’oro, Mezzetto.

          • Mazzetto

            18 luglio 2013 at 18:07

            perchè Giulio? spiegati, dai nèn…

          • p. corioni

            18 luglio 2013 at 18:12

            non ho bisogno di riqualificarmi, magari ti gonfio così ti riqualifico bene il cervello. Ma non ne varrebbe la pena.
            E’che non provate nemmeno ad entrare nelle cose e nel concreto ultras. Siete e te sopratutto sei un gran superficiale.

          • giulio

            18 luglio 2013 at 18:14

            Fatto?! Così anche per oggi puoi dir di aver trombato eh?!! porcellone.
            tvtb

          • Mazzetto

            18 luglio 2013 at 18:16

            Allora è vero che siete cattivi… sei già passato alla minaccia di violenza.

          • Mazzetto

            18 luglio 2013 at 18:17

            Io non pago per principio, al massimo faccio da solo. Però rispetto la tua scelta, sono per la libertà.

          • Mazzetto

            18 luglio 2013 at 18:18

            Sto ancora aspettando un tuo racconto, dai, forza ultras di Cento.

          • p. corioni

            18 luglio 2013 at 18:45

            Se vuoi ne parliamo di persona. Ripeto, molto volentieri. Non sono violento. Sono ultrà.
            ti abbraccio

          • utraspievenondicento

            19 luglio 2013 at 09:49

            Lo dicono le statistiche? Un modo un po’ strano per giudicare un fenomeno mondiale no? Viene a far qualche trasferta, e capirai che non si sgozzano persone nè distruggono vetrate nè si provocano i celerini.

          • giulio

            19 luglio 2013 at 13:47

            Tutti pagano Mazzetti, anche tu. Non fare la verginella

          • Ariatti

            19 luglio 2013 at 14:11

            Io la penso come Giulio e pago. Spesso volentieri anche…

        • robby

          18 luglio 2013 at 19:00

          SEI SCAPPATO CONIGLIO ULTRAS? siete quelli lì alla fine

          • dino82

            19 luglio 2013 at 10:28

            Non ti preoccupare Robby, sei molto grave ma si può guarire.

          • robby

            19 luglio 2013 at 12:26

            Certo non solo malato di immaginazione inglese come te. Stanotte cos’hai sognato di essere stato al maracanà?

          • robby

            19 luglio 2013 at 14:23

            non avevamo dubbi che pagassi Ariatti. Ce l’hai proprio la faccia da puttaniere del cazzo. Scusa, ma sugli scogli cosa ci facevi, davi via quel poco che ti è rimasto?

        • robby

          19 luglio 2013 at 12:06

          Cos’è il nostro insegnante di curva non parla più?! qua qua qua qua

          • Mazzetto

            19 luglio 2013 at 12:23

            Di sicuro non ho voglia di incontrare di persona uno come te, sei troppo “diverso” da me, credo non sapremmo di cosa parlare io e te. Però visto che ti vantavi di avere esperienze incredibili sul tema… sto ancora aspettando che scrivi qualcosa…

          • p. corioni

            19 luglio 2013 at 12:30

            complimenti Mazzetto, un vero esempio di altezzosità morale.
            Comunque, è stato bello.
            Ultrà puro, senza violenza, ma senza paura!

          • Mazzetto

            19 luglio 2013 at 14:27

            Immaginavi fossi un quaquaraqua. Chiudi la discussione ed in conclusione non hai raccontato nulla di nulla. Ferrarese.

        • luttwak

          19 luglio 2013 at 12:55

          Come fai a lasciar perdere i violenti? Come fai. Allora stiamo parlando di fuffa. Tra l’altro, col vostro atteggiamento vi state comportando voi da veri violenti.

          • Ariatti

            19 luglio 2013 at 14:06

            luttwak non rompere i maroni e torna in Romania. Ma tu chi c—o sei? Noi ci insultiamo finchè ci pare, la violenza vera non è qui. Zavaglio.

          • luttwak

            19 luglio 2013 at 14:18

            Noi.. perchè sei tu che tieni le fila di tutto? L’essere romeno non mi darebbe il permesso di parlare? Sei davvero greve. Ed edificante.

          • Ariatti

            19 luglio 2013 at 14:25

            parlare puoi parlare, ma non com me.
            Adesso basta però, mi stai stancando.

          • p. corioni

            19 luglio 2013 at 14:36

            meglio quaquaraqua che scimunito, come te. Con tutto il rispetto agli scemi.
            ECCOLO LI, ECCOLO LA’, SANDRA MILO E TUTTI I SUOI FANS!!

  14. ales

    18 luglio 2013 at 16:45

    Ecco Simon, questo è il punto nodale. Il tifoso deve essere sì parte integrante della società, chi dice di no anzi. Vedi Barca e Madrid, che campano anche grazie a 200.000 soci. Vedi le realtà tedesche, in primis Il Dortmund, dove i tifosi assiepano le gradinate sempre in 90.000, e partecipano alle attività della società, senza però gestirle loro (c’è anche da dire che nella Ruhr oltre alle miniere non c’è davvero un cazzo). Oppure, esempio più unico che raro, il St.Pauli, gloriosa società di Bundes ora scivolata in seconda, dove il tifo “di sinistra” è indentificato come una famiglia.
    Ma queste sono eccezioni.
    Il modello è quello inglese. Grandi plateee, pubblici strepitosi (non mi dirai mica che all’Anfield Road o all’Old Trafford non si sente il calore del pubblico?!) e le società che hanno stadi di proprietà e veri e propri marchi commerciali con cui gestiscono tutto, dal merchandising al ristorande. E i tifosi gongolano.
    In Italia, come è successo in Spagna, si deve tornare al concetto genuino e primordiale del tifo puro, con sciarpe, maglie e magari anche cartoncini. Ma senza quella bufala ridicola del tifo organizzato che al suo interno nasconde solo focolai di violenti, devastatori e stupidi invasati.

  15. Ciro

    18 luglio 2013 at 18:24

    Hai ragione Ales. Forza Napoli.

    • robby

      18 luglio 2013 at 18:48

      Al massimo potrai cantare Napoli corea…

      • ciro

        19 luglio 2013 at 10:35

        Hai qualcosa contro i napoletani?

        • robby

          19 luglio 2013 at 12:05

          si, mi fate ribrezzo.

          • ciro

            19 luglio 2013 at 12:20

            Apprezzo la tua sincerità, però non c’è da essere orgogliosi di quello che dici. Anzi, dovresti vergognarti.

          • robby

            19 luglio 2013 at 12:43

            parlo in termini calcistici, e da curva. Non di razza.
            Capisci a mia?!

          • Ariatti

            19 luglio 2013 at 14:07

            adesso si capisce, prima non si capiva nulla. Come spesso accade quando scrivi tu.

  16. luttwak

    18 luglio 2013 at 22:40

    Penso che con la cagnara che state facendo siete di più tutti voi degli ultras. Che incitate più che in curva. Vergogna. Violenti. Spettacolo ignobile. Blog da chiudere

  17. dino82

    19 luglio 2013 at 10:30

    Ecco, è arrivato uno che adesso ci insegnerà come si sta al mondo. nklt

    • luttwak

      19 luglio 2013 at 12:03

      Non insegno e non millanto, a differenza vostra. E non invento di esser stato in posti che manco in cartolina.
      Poi non offendere, ok?

      • Ariatti

        19 luglio 2013 at 14:08

        luttwak tu hai una fidanzata mora per caso?

        • luttwak

          19 luglio 2013 at 14:16

          Sì, la tua. Scusa se te l’ho detto in quest’occasione.

          • Ariatti

            19 luglio 2013 at 14:23

            non puoi essere fidanzato di tua madre, è illegale.

          • luttwak

            19 luglio 2013 at 14:28

            cioè siamo fratelli?

  18. Ariatti

    19 luglio 2013 at 14:32

    Si, ti chiedo scusa adesso per tutte le botte che ti ho sempre dato e per quella volta che ti ho fatto cadere. Adesso però basta, questo livello così basso della discussione non mi si addice, non ci riesco.

    • luttwak

      19 luglio 2013 at 14:43

      hai iniziato tu questa sgodevole discussione. Io rispondo solo. Educatamente.
      Tu brucerai nella tua violenza verbale.
      Ma io ti perdono, perchè non sai quello che dici.

  19. Mazzetto

    19 luglio 2013 at 14:34

    luttwak ciao, cercando di tornare seri, io vorrei invece sapere il tuo pensiero sull’argomento. Perchè critiche agli altri ne hai fatte, però non ci hai detto cosa pensi tu. Puoi?

    • luttwak

      19 luglio 2013 at 14:41

      La storia ci insegna che la violenza negli stadi esiste da tempi oscuri. E non si può certo eliminare col vostro populismo. Servono atti concreti. Come gli idranti, i furgonati, e pure gli auto-blindo. Serve polso, e durezza. Serve però anche che lo Stato torni a fare lo stato. E che i tifosi tornino ad essere tifosi. E che le società rifacciano le società. Serie.
      Un caro abbraccio, amico. Ma vacci piano con la sambuca.

  20. Mazzetto

    19 luglio 2013 at 15:06

    Quindi, perchè tutti tornino a fare il proprio ruolo per te l’unica strada è quella della violenza contro violenza. non pensi che possa addirittura peggiorare così la situazione?

    • luttwak

      19 luglio 2013 at 15:09

      Non lo penso. Penso che lo Stato debba iniziare ad intervenire senza esitazione, non goffamente. Ma lascio la parola ai posteri. Si vedrà, Mazzetto. Si vedrà. Ma soprattutto, chi vivrà vedrà.
      Addio.

  21. alex

    24 gennaio 2015 at 09:07

    Ho letto questo pezzo per caso, girovagando su internet. Con tutto il rispetto (sempre dovuto, perchè ognuno deve avere la libertà di esprimere le proprie sensazioni), ritengo che, forse forse, non hai mai avuto dentro di te, VERAMENTE, l’animo ultras. Io oggi ho 39 anni, di cui più di vent’anni passati a seguire ovunque la mia squadra, prima col mio gruppo, poi con una combriccola di amici. E’ fuor di dubbio che l’esuberanza dei 20 anni non è nemmeno lontanamente paragonabile a quella che si prova in età più avanzata. Certi atteggiamenti, certe azioni avventate non le faccio più nemmeno io, ma di sicuro…….NON RINNEGO assolutamente nulla o non mi chiamo pentito per niente. Se mi chiedi oggi: “andresti a cercare la rissa?”, ti rispondi no. Al contrario, se mi chiedessi: “se rimani coinvolto in una rissa, ti ci metti?”, ti rispondo ASSOLUTAMENTE SI!! Se certe cose le ho fatte, se per più di vent’anni ho dedicato la mia vita alla squadra, alla curva, al gruppo, significa che avevo/ho realmente dentro dei prìncipi ben saldi, valori irrinunciabili; non era solo apparenza o voglia di protagonismo.
    L’età avanza, e altre cose, inevitabilmente, assumono la priorità nella tua vita, ma il senso di appartenenza alla squadra prima, agli ultras poi, rimane intatto, privo di contaminazioni o influenze esterne. Il rispetto (non alla mia persona, di questo m’importa relativamente), la solidarietà, la generosità, il coraggio non sono valori che si comprano al supermercato, si sviluppano, e con un’educazione senza macchia (e di questo devo dare atto ai miei genitori di essere stati esemplari), e da frequentazioni ed esperienze fatte in un certo ambiente sociale, nel mio caso la curva. Rinnegare, pentirsi, lo ritengo un atteggiamento troppo superficiale, dettato da un senso di insoddisfazione generale e nel quale si cerca rifugio quasi a lavarsi la coscienza. Magari sono stato troppo duro, però sono sempre molto diretto quando esprimo i miei concetti, in modo che non siano intaccati da fraintendimenti. Sono una persona normalissima, nell’ambito familiare, sociale e lavorativo sono voluto bene da tutti, non certo “marchiato” per le beghe che ho avuto per lo stadio, non sarà certamente qualche denuncia o daspo preso a offuscare la mia persona. Sono molto più vero e vivo io, e tantissimi altri ultras italiani, di tante controfigure politicamente corrette. Il problema è la mentalità generale di questo paese, così chiusa e abituata a ragionare SOLO per luoghi comuni. ULTRAS A VITA!!!!