Il ritorno e la verità della Millacci.

By on 29 agosto 2013

La lettera in Pdf

Annalaura ritorna. E svuota il sacco. Con tutta la (sua) verità. Dopo aver tirato giù la claire al suo profilo Facebook, lunedì scorso la rialza di getto, con una lettera-post fiume per far chiarezza su tutto, e su tutti. La chiusura temporanea dell’account FB fu dovuta esclusivamente alle “minacce da fan e persone non a conoscenza dei fatti in modo completo“. Così, dopo un lunghissimo (e miscugliatissimo) preambolo retorico in cui la Millacci frulla dentro di tutto, dalla rivendicazione del suo modus operandi nel denunziare via-social, al legittimo oscuramento del proprio profilo,  alla sua non-necessità di sentire il bisogno di diferndersi pubblicamente (“ho detto di no a moltissime riviste, anche a pagamento“), fino al ribadire a più riprese (ostentandolo pure) di considerare le proprie scelte “scomode” ed “anticonformiste”, ecco che Annalaura arriva finalmente al nocciolo delle questioni pendenti.

Le botti, i lividi e la sera della lite. La Millacci rivendica con assoluta forza il suo sacrosanto diritto ad essere uscita proprio la famigerata sera dei (presunti) cazzotti ricevuti al Di Cataldo. Dopo una polemicuccia un po’ sterile nei confronti dell’ex compagno (“queste foto sono state tirate fuori con la complicità di chi lo supporta per scagionarlo“, della serie Monsieur La Palisse) Annalaura metti i puntini sul 18 giugno. Il suo volto non era sfregiato nè tumefatto. Aveva solo del sangue che le usciva dal naso e dalla bocca, dove invece presentava alcune ferite post-ceffoni. Dunque poteva ed era assolutamente in grado di uscire, dopo una bella lavata ed un buon trucco. E voleva uscire a tutti i costi, per far capire al suo ex che lei era più forte anche di sberle e schiafi. Che aveva orgoglio e  personalità. Ma soprattutto, per non dargliela vinta. A lui e alla sua maniacale e persecutoria violenta gelosia.

Avvocato e dintorni. Dopo la difesa della figlia Rosalù dalla “gente ignorante e pettegola“, affermando lo stato di ritrovata serenità di lei e della bimba dopo la departita del padre, la “rivoluzionaria” Millacci – non avara di polemiche verso il Belpaese (“non vorrei mai vivere libera in un Paese che libero non è“) – va a sbrogliare anche la matassa legata al presunto abbandono della difesa dal parte del suo avvocato Lorenzo Puglisi. Annalaura smentisce per ogni categoria che sia stato lui ad abbandonare il caso. Anzi, il contrario. Fu proprio la Millacci a destituirlo dall’incarico dopo che il Puglisi presenziò come ospite ad Uno Mattina (Rai1), contravvenendo a quelle che erano sempre state le volontà della donna, quelle cioè di evitare in ogni maniera la benchè minima esposizione mediatica, sia televisiva che a livello di carta stampata. Poi la donna inizia un’accorata e sentitissima filippica di stampo giudizial-moralista. La bionda visual artist difende a spada tratta la propria scelta nel non aver ingaggiato appositamente un avvocato penalista (“In questo processo io non sono indagata ma sono la vittima e non capisco da cosa devo difendermi!!!”) che  – suo dire – le sarebbe costato una super follia assurda e assolutamente non giustificata, perchè era un po’ come “comprarsi la sua innocenza“. La lettera termina con un vero e proprio j’accuse lapidario sullo stato ben poco egualitario in cui verserebbe la giustizia italica: “Purtroppo in Italia La giustizia si paga e anche tanto, e se poi ci sono di mezzo i media ha questi costi? E’ assurdo, viviamo in un paese assurdo“. Chiosando con una sentenza che non lascia spazio ad alcun barlume di speranza: “E’ il sistema che è sbagliato, corrotto, privo di valori, comandato dal danaro e pericoloso perché intimorisce e scoraggia chi i soldi non li ha“.

Tralasciando le discutibilissime e opinabilissime teorie sull’universo Stato di casa nostra, e l’enfasi anti-sistema e un po’ banal-lagnoso-rivoluzionaria, la lettera-verità postata dalla Millacci rappresenta senza dubbio un punto a favore alla tesi della donna. Ogni perplessità ed ogni dubbioso e scricchiolante “perchè” ha la sua risposta più che plausibile. Ci sta che chiuda il profilo FB per minacce (anche se poi riaprirlo è un po’ cadere in contraddizione). Ci sta che abbia sollevato l’avvocato causa intervista alla Rai (nò altri l’abbiam contattato, il Puglisi, ma senza ottenere risposte). E ci sta pure la ricostruzione dell’accaduto di quell’ormai celebre 18 giugno. Lei riceve sberle e schiaffi sul viso, tanto da sanguinare al naso e dentro la bocca (aveva – suo dire – degli impianti dentali provvisori che ne hanno amplificato le lacerazioni interne). Ma poi non si abbatte e, con uno scatto di orgoglio e tenacia, decide di uscire per non mostrarsi debole al cospetto del suo carnefice. Mostrandosi superiore, a lui e alle sue botte.

Ci può star tutto, non vi è dubbio. E anche le nostre 8 domande ad Annalaura – dopo la ricostruzione della Millacci – decadono una dopo l’altra. Tutte meno che una. Quella che riguarda, senza forse e senza ma, la questione più rilevante, fisicamente, moralmente, penalmente. E pure giornalisticamente. Quella dell’aborto. La donna a riguardo dice poco. Quasi nulla. Non più di una riga e mezzo (“E l’aborto poi non è avvenuto immediatamente dopo la colluttazione ma gradualmente nei due giorni successivi! In modo naturale senza raschiamento”) per fugare le proprie eventuali resposabilità nell’aver affrontato una serata post-trauma che sarebbe stata, oltre che assai bizzarra, anche molto poco credibile. Ma nessun accenno al feto “scaricato” sulla vasca, e a quei terribili scatti che rappresentano un’accusa terribile e gravissima ai danni dell’ex compagno. Che le avrebbe causato la perdita del feto. La morte, cioè, di una seppur minuscola vita umana. Mica bau bau micio micio.

Ora, ce ne rendiamo conto, e pure la signora Millacci si renderà conto che l’accusa di procurato aborto è qualcosa di enormemente serio. E che questa è stata rivolta esplicitamente da Annalaura in uno dei suoi primi post di denuncia verso il Di Cataldo. Le parole, e gli scritti, sono chiarissimi: “Questa volta le botte me le ha date al punto da farmi abortire il figlio che portavo in grembo“. Come al contrario pare essere ben poco dettagliata e assai evasiva la ricostruzione dell’aborto stesso. La Millacci dice di averlo avuto nei due giorni successivi, naturalmente e senza dolori. E lo afferma con la stessa estrema naturalezza. E scientifica certezza.

Ma, però, perchè. E come, soprattutto. Le domanda di fine agosto, a distanza di oltre due mesi dal fattaccio, sono queste, categoriche e anche impegnative: “Come fa lei, signora Annalaura, a definire con sì tanta certosinità che l’avvenuto aborto è stato causato inequivocabilmente dalle (presunte) botte del signor Di Cataldo? Tutto o quasi il castello accusatorio e l’indagine ai danni del cantante verte su tale abominio. Anche per questo, e col senno del poi, non le pare che pubblicare su FB foto così shockanti sia stato come voler appiccicare da subito al Di Cataldo l’etichetta del mostro e del colpevole, senza aver in mano alcun tipo di prova che fosse stata prima vagliata e certificata dalle autorità giudiziarie ufficiali? Poi, ci potrebbe spiegare meglio la dinamica della collutazione? Per ora si è limitata a dire che non aveva il volto sfregiato nè tumefatto. Quindi, da ciò che dice, parrebbe che non siano volati pugni e calci tali da procurarle un aborto. Ci potrebbe allora spiegare a grandi linee come sia potuto accadere ciò, e in quali altri punti oltre al viso l’ha picchiata con violenza tale da farle perdere il feto?  E ancora, infine: come fa a venirci a raccontare che pensava che, dopo averla postata, la querelle sarebbe rimasta solo ed esclusivamente tra le mura dei vostri amici? Maddai. Suvvia. E dire che dovrebbe essere una grande esperta di comunicazione sociale…”

La sensazione è che la Millacci sapesse eccome dove e come voleva andare a parare, anche perchè posta la denuncia proprio il giorno in cui Di Cataldo riceve il “premio Lunezia”, e che la correlazione diretta tra l’aborto e le presunte botte ricevute sia ancora tutta da dimostrare. Ma, tant’è, sono solo sensazioni. E per ora non possono che rimanere tali.

In attesa allora delle risposte di Annalaura ai nostri quesiti, e soprattutto dei primi riscontri medici che dovrebbero essere resi noti nei primi giorni di settembre, vi diamo come sempre l’appuntamento alla prossima nuovissima  puntata de “Una Storia poco Chiara“.

P.S. – dopo l’amicizia concessaci dal Wright Grimani su Facebook, ora anche a nò altri è visibile la risposta che l’amico della Millacci diede al Di Cataldo il 10 agosto scorso. Per onor di cronaca, ecco la sua lettera integrale.

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3 Comments

  1. luttwak

    2 settembre 2013 at 11:12

    Millacci vattene!

  2. giulio

    2 settembre 2013 at 11:13

    Ripeto che io lei me la farei. E anche di gusto.

  3. gianni87

    2 settembre 2013 at 11:18

    Lei che lo denuncia il giorno dell’uscita del suo nuovo album? mi sa molto sporca