Dopo le dichiarazioni di Laura “taleban” avverse alle mamme che servono a tavola e contro quegli ignobili giornalisti che perseverano ineducatamente nel chiamarla “Signor Presidente“, ecco che su Twitter impazza già l’hashtag #Boldriniproblem, nuovo calderone social che include tutti i cinguettii-sfottò che riprendono gli immani e fondamentalissimi “problemi” della Presidente Boldrini (senò non si gira).

Nò altri, così per rinfrescare la memoria sulle baggianate patologica provenienti dai banchi scortatissimi di Montecitorio, vorremmo ribadire alcuni punti (13 ovviamente) che ri-argomentano che non trattasi nè di ossessione (la nostra, non la sua), nè tanto meno di  accanimento fine a lei stessa.

  1. Le donne in Italia sono emancipate quanto e più degli uomini, e lei (la Presidenta Boldrini) ne è la prova vivente più lampante.
  2. Svolgere attività nel campo della pubblicità-moda-spettacolo è lavoro nobilissimo, oltre che assai remunerante.
  3. Le donne che fanno spot per viaggi turistici, yogurt, automobili e computer lo fanno in totale e cosciente autonomia. Mica vengono messe al muro da un plotone di maschi assatanati e sfruttatori.
  4. Fare spot, sfilare o essere show girl non solo non è e non deve essere considerato offensivo, moralmente spregevole e riduttivo dell’essere donna ma, anzi, è l’ulteriore prova dell’assoluta ed acclarata emancipazione del genere (come lo chiama Lei) femminile.
  5. Chiedere alle donne di non posare più “svestite” o con abiti succinti è – questo sì – denigratorio e discriminante. Un po’ come gettare al vento secoli di durissime e sanguinosissime lotte femminili.
  6. Se una persona si rivolge alla Boldrini con “Salve signor Presidente” lo fa perchè la rispetta e per la carica istituzionale che ricopre, mica perchè vuole offenderla.
  7. Sollevare ad un convegno ufficiale la questione ed il “problema” vitale del femminismo associato all’articolo determinativo IL-LA è, oltre che folle e patologico, questione di pura e vergine lana caprina.
  8. Fare il Presidente della Camera non include il compito di “erigersi a paladina dei diritti femminili dell’intera umanità”. Impegno ed incarico di cui non ve ne è la necessità, ne’ tanto meno la richiesta.
  9. Fare il Presidente della Camera non significa dover per forza e per protocollo intervenire e cinguettare quotidianamente su tematiche che affliggono l’intero universo mondo. Perchè, oltre a stracciare i maroni all’universo mondo, si risulta banali, retorici, ma soprattutto zerocredibili.
  10. Che caspita c’entra il femminicidio con la mamma che serve a tavola per la sua allegra ed amata famigliuola comodamente seduta?
  11. Perchè preparare la cena per il proprio marito e per i propri figli dovrebbe sminuire o svergognare la figura della donna? E’ pensare ed affermare ciò che denigra ed offende la “femmina”, che al contrario è libera, capace e desiderosa di poter far da mangiare ai propri cari. Come e quando le pare e piace. E magari – che cavolo ne sa o ne vuol sapere Lei, Presidenta – lo fa proprio per se’ stessa, perchè adora cucinare, e gode come una matta nel soddisfare i palati della propria famiglia.
  12. Ostinarsi così ossessivamente e con tale ferocia patologica su femminicidio e omofobia non fa altro che sortire l’effetto tragicamente e pericolosamente opposto di quello sperato. Chiedere e creare leggi ad-personam per gay, lesbiche e donne è solo un inutile ed inapplicabile esercizio di discriminazione di razza. Significa considerare tali esseri umani di serie B o C, come fossero handicappati o subnormali. Significa istituire un’aggravante non necessaria, e oltretutto manco richiesta.
  13. Se – signora Presidente – alla Camera si annoia a presiedere sedute, sgridare i grillini, interrompere indignata chi paragona deputati Pd a quelli Pdl, si trovi un hobby sociale e moralmente dignitoso per una donna integerrima e orgogliosamente femminista come lei. Oppure se ne stia zitta, a meditare e riflettere in assoluto silenzio. Che è meglio. E nun rompesse più li cojoni a chi fà pubblicità alle supposte o a chi fà il soffritto o cucina la pajata in santa pace.

E di Banderas e della sua pubblicità sui biscottini non diciamo nulla, non esprimiamo solidarietà femminista, non ne chiediamo una tutela? Non pensate che venga sminuito il suo essere macho e sex-symbol mostrandosi a far la sfoglia o a assaggiare i Flauti come una qualsiasi massaia de nò altri?

Il Parlamento ha eletto una di SEL, non Madre Teresa di Calcutta (Silvia Cirocchi)

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