La Millacci non lo denunzia. Ma è una cagata pazzesca.

By on 2 settembre 2013

Come preannunciato e, in attesa degli agognati esami che dovrebbero dipanare un minimo la matassa della vicenda più aggrovigliata d’estate, ecco che arriva puntuale un nuovo nuovissimo trafiletto targato “Una Storia poco Chiara“. E ci perviene ovviamente attraverso il libro-sociale più frequentato del pianeta. Annalaura Millacci sabato 31 posta sul suo ri-nato profilo Facebook, e anticipa il sequestro delle foto della fatidica festa del 18 giugno da parte del PM che si sta occupando del caso che per ora vede indagato il solo Di Cataldo.

All’indomani (domenica, ndr) è il Corriere (cartaceo) a ributtare benzina sul fuoco della Millacci (qui il link dell’archivio online). Il titolone a pagina 19 la dice tutta: “L’ex non denuncia Di Cataldo: Volevo solo essere creduta“, in cui le firme di via Solferino (Frignani e Ribaudo, ndr) mettono l’accento e le perplessità sul fatto che nè l’ex cantante, ma soprattutto la bionda visual-artist, non abbiamo sporto denuncia alcuna. Un pò come dire: “Tanto tuonò, che rimase il sole“.

Ma chiaramente il botta e risposta del weekend targato Millacci non poteva e non voleva finire certamente qui. Così, dopo aver demolito da capo a piè l’intero apparato giudiziario italico oltre che il sistema-Paese del Belpaese, Annalaura va all’attacco frontale del più classico paravento e capro espiatorio nazionale, scagliandosela nientepopodimenochè contro lor signori giornalisti. Rei, secondo la rossa-bionda, di essere – oltre ai soliti noiosissimi mistificatori della realtà – veri e propri ignoranti patentati. “Giornalisti ignoranti, niente di più“. Irrompe lapidaria la Millacci aprendo il suo post ante-pranzo domenicale. “NON DENUNCIERO’ MASSIMO DI CATALDO? Allora non avete proprio capito!” segue la donna, utilizzando una forte accezione napoletanesca che serve (immaginiamo) da accrescitivo della denuncia (con la “i” in bella vetrina). L’esortazione si rivolge a chi (Giornalettismo.com, ndr) aveva ripreso il pezzo del Corriere rimarcando la “stranezza” della mancata denuncia della Millacci verso il prorio “carnefice”.

Annalaura sentenzia lapidaria e con certezza ermellina che non avrebbe alcun senso denunziare se già lo ha fatto la Procura, iscrivendo la parte avversa nel registro degli indagati. Nulla di più falso. Come ci spiega confidenzialmente il nostro collaboratore-esperto di giustizia Simon. “Non c’entra un bel nulla. Non vi è alcuna correlazione tra l’apertura delle indagini verso un soggetto e la possibilità di denunciare della “parte lesa”. La denunzia la si può effettuare ugualmente. Anzi, a livello difensivo è consigliabile farla sempre, per poter sostenere ed accrescere ulteriormente le proprie ragioni. La denuncia è un atto che avviene per far pervenire al magistrato la notizia di reato. Non vi è assolutamente alcun limite nel numero di denunce. Tutt’altro, più denunce vengono fatte e maggiore è la probabilità che il magistrato presti “attenzione” al caso”. Ergo, tecnicamente e giuridicamente le affermazioni della Millacci sono da derubricare alla voce boiata pazzesca.

Come del resto la piega che sta prendendo questa vicenda. E come gli ettolitri di acqua calda scoperti solo oggi dagli autorevoli e lapalissiani della carta stampata italica più autorevole. Mentre nò altri già all’indomani del primo post-denuncia targato Millacci (correva il 23 luglio), eravamo stati i primi a mostrare (e dimostrare) alcune forti perplessità ed illogicità sul caso Massimo-Annalaura, pubblicando alcune foto assai serene e felici della visual-artist nell’intorno temporale del giorno X. Tant’è, anche se da ieri pare davvero di esser ripiombati a quel giorno. Senza un colpevole, senza un testimone, e senza uno straccio di denuncia. Tanto tuonò, che venne il sole.

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