Tarallucci e giustizia.

By on 20 settembre 2013

— a cura di Simon —

Quando con la redazione di mlon13.com ci siamo accordati per “Giustizia de nò altri”, ho subito pensato che, in un paese dove i media negli ultimi vent’anni hanno trattato quotidianamente dei problemi giudiziari di Silvio Berlusconi, avrei facilmente trovato argomenti interessanti per la rubrica.

La trattativa Stato-Mafia, il caso Ruby, la condanna definitiva per i diritti Mediaset, il maxi-risarcimento Cir e la decadenza di Berlusconi sono solo un esempio di cosa questa rubrica avrebbe dovuto trattare in questi mesi. Avrei potuto scrivere di società off-shore a matrioska per frodare il fisco, retroattività della legge penale, proporzionalità del risarcimento civile e altri tecnicismi dai quali non si può prescindere per una cosciente discussione sul tema numero uno della giustizia italiana: Silvio Berlusconi. Ma ormai che senso ha analizzare il perché di condanne a Berlusconi in un paese dove almeno la metà degli italiani non ha fiducia nel nostro sistema giudiziario? Finiremmo per parlare di politica e non di giustizia. Quindi, niente Berlusconi. Parliamo di Giuliano Amato.

Il 12 settembre il Presidente della Repubblica ha nominato Giuliano Amato giudice della Corte Costituzionale, organo supremo in materia costituzionale in Italia. Il compito della Corte Costituzionale è verificare se le leggi emanate in Italia contengono disposizioni contrarie ai principi sanciti nella Costituzione. In soldoni, la Corte ha il potere di bloccare qualsiasi legge fatta dal Parlamento se ritenuta incostituzionale anche per un qualsiasi cavillo. Il potere di cui sono investiti i giudici della Corte Costituzionale è quindi immenso.

All’età di 75 anni Giuliano Amato si trova a rivestire un ruolo fondamentale per il processo di riforma del Paese. Dopo essere stato Presidente del Consiglio, Ministro dell’Interno, del Tesoro e presidente dell’Autorità Garante della concorrenza, incarichi per i quali ha cumulato pensioni per un totale di 31.000 euro lordi al mese, Giorgio Napolitano gli ha fatto un altro regalino, l’ennesima pensione che cumulerà (toccando quota 64.000) .  Sorge spontaneo chiedersi perché proprio lui, perché non scegliere un giovane-non-pensionato-d’oro e perché proprio Amato che è il più significativo esponente della cosiddetta casta.

Domande lecite, ma il dato interessante è un altro. Finalmente la Corte Costituzionale avrà un altro giudice del Nord. Fino a prima della nomina di Amato, su 15 giudici se ne contavano 4 dalla Campania, 5 dal Lazio, 3 dalla Sicilia, 2 dalla Lombardia ed un dalla Toscana. Solo tre giudici su quindici provenivano dal nord, ora il numero sale a quattro, essendo Amato torinese.

 La Corte Costituzionale è composta per la stragrande maggioranza da giudici provenienti da quella parte dell’Italia che più vive di aiuti statali. Il Sud vive dello Stato italiano il quale ha utilizzato l’impiego pubblico come ammortizzatore sociale per almeno quarant’anni.  Come si può sperare nelle riforme se l’organo istituzionale preposto alla loro approvazione è composto da persone che culturalmente provengono da quella parte d’Italia a cui meno interessa riformare il paese.

È indiscusso che le riforme in questo paese debbano passare per una consistente riduzione della spesa pubblica attuabile anche attraverso il licenziamento di dipendenti pubblici che si trovano maggiormente nel sud d’Italia (tra cui i giudici stessi della Corte). Questi dipendenti garantiscono la sopravvivenza della burocrazia, il cancro dell’Italia. Per far funzionare la burocrazia sono necessari tanti dipendenti pubblici, viceversa per assumere pubblico impiego è necessario burocratizzare il paese. È come un cane che si morde la coda, e da qualsiasi parte la si guardi è necessario licenziare dipendenti pubblici per alleggerire lo Stato e riformare il paese.

Tutte le volte che la legge sull’abolizione delle provincie arriva sul tavolo dei giudici della Corte Costituzionale, puntualmente viene cassata per incostituzionalità. Si pensi all’introduzione del regionalismo elefantiaco della riforma del 2001 e a tutte le bocciature di ogni forma di federalismo, fiscale e non.  La Corte Costituzionale è il paradigma della meridionalizzazione delle amministrazioni pubbliche che nel Sud d’Italia vengono gestite come durante il Regno Borbonico, lo strumento con cui un gruppo di persone ha accumulato privilegi e garanzie a discapito del popolo (è notizia di ieri che il Parlamento della Sicilia ha bloccato la spending review che prevedeva una riduzione dello stipendio dei membri dell’Assemblea da 13 a 11 mila euro al mese).

Non che la presenza di Giuliano Amato porti ora una ventata di riformismo nelle scelte giudiziarie della Corte, ma lo spunto può essere interessante per una discussione sui veri problemi dell’Italia che non sono le puttane e le frodi al fisco di Berlusconi.

La polemica Amato-FattoQuotidiano

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14 Comments

  1. andrea

    20 settembre 2013 at 11:54

    che vi sia un enorme problema di di spesa pubblica buttata in PA è fuori discussione. Ma che una percentuale maggiore di nordisti all’interno di un sistema giudicante (tra l’altro totalmente inutile)possa migliorare le cose, mi pare un’enorme stronzata. Se poi il nordista è quel pappone di Amato…
    Il punto è che in un momento storico come questo (ma anche mai) non puoi nominare un castero come Amato. Napolitano ha fatto un’enorme pisciata.
    Saluti

    • Simon

      20 settembre 2013 at 15:01

      Sono d’accordo che nominare Amato sia stata una cazzata e che non cambierà nulla. Ho preso spunto dalla sua nomina per parlare invece della meridionalizzazione della amministrazione pubbliche. Sono convinto che meno meridionali nei posti pubblici porterebbero a dei vantaggi, ma non per questioni di razza o altre stronzate simili, ma per ragioni culturali. Perché in Campania un ospedale paga una siringa 4 euro mentre gli ospedali del Veneto e dell’Emilia Romagna 70 centesimi nonostante abbiano tutti gli stessi fornitori?E perchè in Calabria ci sono più invalidi che in tutta la Toscana, l’Emilia e la Liguria messe assieme?

      • andrea

        20 settembre 2013 at 15:34

        Come fai a scindere le due cose? Prima dici che meno meridionali non portano vantaggi (tradotto: danneggiano) e poi dici che non è discorso razziale? Un pò, se ci pensi, lo è.
        Se la Sicilia ha più dipendenti che Backingam Palace è sì problema culturale, ma soprattutto di sistema di potere. Lì si è sempre fatto così, e sempre faranno così, a meno di blitz.
        Ma questo nulla ha a che vedere con le persone “terrone”. Che, se messe in gestioni pubbliche romane, si comportano medesimamente ai nordisti. Anzi, con l’arsusa di riscatto e giustizia e di spreco che hanno, magari sono pure meglio dei polentoni.
        E poi, Falcone e Borsellino erano del nord? Il tuo fine è onorevole, ma la prospettiva assolutamente errata, provinciale e campanilistica.

        • Simon

          20 settembre 2013 at 17:06

          Stiamo sostenendo la stessa identica cosa. Non è una questione di essere terroni, è un problema culturale e la cultura di una persona è plasmata dai luoghi, dagli usi e dai costumi di dove questa persona vive e proviene. Quando dici che la “Sicilia ha più dipendenti che Backingam Palace è sì problema culturale, ma soprattutto di sistema di potere” ti contraddici perchè il sistema di potere di cui parli è frutto della cultura meridionale, cultura che ha prodotto un parasistema di potere aka MAFIA.

          Falcone e Borsellino non c’entrano, erano due comete in un cielo buio e cupo, non a casa si è visto che fine hanno fatto.

  2. ricky

    20 settembre 2013 at 12:14

    D’accordo mille per mille. L’esempio lampante è quell’analfabeta che ha condannato il Berlusca, tale giudice Esposito.
    Esempio classico dell’immobilismo massone italiano.

  3. fuliculi

    20 settembre 2013 at 15:35

    Io sono del sud, vivo qui da 2 anni. Ma non sopporto sprechi, mafia e casta.
    Pensi che sarei un danno irreparabile se facessi il giudice della Corte?

    • Simon

      20 settembre 2013 at 17:08

      No, non saresti un danno. Però scommetto che lavori nel privato e non nel pubblico, giusto?

      • fuliculi

        20 settembre 2013 at 20:35

        lavoro nel privato, sì. Ma non c’entra nulla.
        Comunque tu la giri, ne stai facendo un problema razziale. Altrimenti, oltre a lasciare il sud sempre alla mercè di finanziamenti a pioggia mafiosa, non dai neppure la possibilità a migliaia di ragazzi di fare quello che vorrebbero fare. Il loro lavoro onestamente. Pubblico o privato che sia.

  4. taormina

    20 settembre 2013 at 15:55

    uèla è tornato l’avvocato delle cause perse.. E anche sta volta ha detto la sua baggianata…
    Quindi, scusi ermellino, a queli regioni italiane bisognerebbe appartenere per legge per poter far parte dei giudici della corte costituzionale? L’Emilia è inclusa?
    Così mi regolo.

    • Simon

      20 settembre 2013 at 17:17

      Carissimo taormina,
      Tutte le regioni sono incluse: basta proporzionare la rappresentanza dei giudici della corte in base agli abitanti, un po’ come succede in Parlamento (dove i parlamentari della Basilicata e della Val D’Aosta non saranno mai superiori di numero a quelli del Veneto e del Lazio).
      Solo che questi principi non vengono applicati negli organi dove i membri non vengono eletti ma nominati, così che la casta politica possa continuare a farsi i fattacci propri.

      • taormina

        20 settembre 2013 at 20:38

        Proporzionare?! Come vuole il Berlusca nella par condicio? COsì sempre i soliti partiti avranno la maggior parte dello spazio pubblicitario? MA va là dai.
        Serve il merito. CHe sia del nord, del sud, del centro, nero giallo o blu.
        Semplice.

  5. rolando

    20 settembre 2013 at 15:57

    Siete tutti degli ipocriti. Sapete bene che Simon ha ragione da vendere. Tutti lo pensate ma nessuno ha il coraggio di ammetterlo

  6. giulio

    20 settembre 2013 at 16:19

    Vero. Razza di ipocriti. Simon l’esperto (ma de chè?) dice la sacrosanta verità. Meglio un morto in casa che un napoletano alla corte di giustizia.

  7. Alienware

    20 settembre 2013 at 21:46

    Simon Vattene.