Hanno vinto loro. Gli ultrà, gli ultras, i facinorosi, i delinquenti patentati travestiti da tifosi che comandano e ci lucrano pure, negli stadi, alle spalle di società inermi ed accondiscendenti. In un inerme Paese delle banane. E’ finita e finirà così, ma non non ve n’erano dubbi. Tra la ridicola farsa dei cori razzisti – nulla più e niente meno di intonare un “napoletano di merda” piuttosto che “la madre di Giulietta è una puttana” piuttosto che il reiteratissimo “Materazzi figlio di puttana” – le discutibili chiusure di stadi e curve sancite da suor Uefa, e le patetiche rincorse azzuffate dei Presidentissimi che si appellano e ricorreranno in ogni sede appellandosi al cavillo della territorialità italica che potrebbe salvare quanto meno il resto delle tribune.

Non potevano che spuntarla lor violenti signori ultra-deficienti dei gruppi organizzati (a delinquere). Che adesso si mettono addirittura a far lingua in bocca tra loro minacciando il boicottaggio della domenica. Ora, toccati dritto al cuore in quel vergognoso diritto acquisito di comandare una massa di pecore e gestire furtivamente gli introiti di società molli e colluse. Ora, che questi figuri sentono che loro professione fancazzista (che li fa vivere e campare) viene scalfita e addirittura messa in discussione, che ti vanno a fare? Il gemellaggio solidale tra tutte le “tifoserie” italiche, da nord a sud, dalla A alla Lega Pro, in una buffa e pantomimica profusione di affetti volta a salvaguardare il dovere del sopruso, del ricatto, e dell’anarchia a forma di stadio.

Così, ecco che si mettono da parte molotov, cesoie e bombe carta, e tutti assieme appassionatamente, buffoni e ignoranti, alla difesa padronale e – diciamolo pure – arci mafiosa del territorio conquistato a forza di violenza e di idiozia allo stato brado. Milanisti a braccetto con interisti, napoletani con veronesi, spallini con bolognesi, reggini con messinesi, laziali con romanisti, e pure bresciani con atalantini. Tutti a tenersi la mano e a limonare come adolescenti in calore nel nome di quell’ipocrita e assurda solidarietà pallonara. Che non c’entra una beneamata mazza. E che fa rima solo con stupidità. Come quando, pochi mesi fa, alcuni gruppi ultras si radunarono in quel di Ferrara per sostenere la madre del povero Aldrovandi. Non lo fecero né per solidarietà  nè tanto meno per chissà quale elevato sostegno morale. No – cari ingenui e creduloni beoti delle curve – era solo un modo come un altro per dare addosso od insultare gli odiati celerini. Vigliaccamente. Vergognosamente. Stupidamente.

E allora svegliatevi, voi civili veri ma appecoronati tifosi delle gradinate, e dissociatevi una volta per tutte da questa minoranza-manica di minorati mentali e schedati di professione. Per riappropriarvi del tifo, quello vero, quello passionale, quello a squarciagola. Ma senza violenze e ridicole imposizioni da commandos. Senza dover dar conto ad uno sparuto gruppetto di strafatti e alcolizzati che non son altro che disgraziati e mentecatti rifiuti della società. Che trovano l’unico spiraglio di vita nello spadroneggiare armati tra una balaustra ed un gradone, tra un serramanico e una Beck’s incendiaria. Ma che, presi uno ad uno, da soli in fondo ad una via, diventano piccoli piccoli. Praticamente invisibili. E fanno tanta pena, oltre a una leggera tenerezza.

E anche voi, allora e soprattutto voi, società sfruttate e tenute al cappio da un centinaia di balordi che conoscete perfettamente, ribellatevi e prendete al balzo l’occasione-Uefa della “chiusura per razzismo”. E fatela finita con la commistione illegale di questi gradassi e fannulloni criminali. Che decidono le sorti degli allenatori, mangiano e vendono alle vostre spalle, e vi disossano pure con quegli innumerevoli danni e multe che fanno segnare ogni domenica sul vostro conto. Della serie, dopo il danno, pure la beffa, e poi anche il puffo. Galliani e, soprattutto, Lotito, seppur non con poche grane e patemi, ce la stanno facendo. Ad avere il controllo totale ed esclusivo sulle proprie società. Senza scendere a compromessi camorristici con la falange-ultrà, che prima ti chiede i biglietti, e poi si piglia pure merchandising e poltronissime.

Cambiare si può. Ma solo staccandosi totalmente e definitivamente da quei malavitosi tentacoli della becera e distruttiva bestia del tifo organizzato. Senza se, senza ma, e senza cadere nello stolto ed ingenuo tranello della distinzione tra l’ultrà buono e quello cattivo. Magari con qualche tamburo, striscione e fumogeno in meno. Ma con uno stadio ed un palcoscenico degno dello spettacolo più bello del mondo. E poi che sarà mai, suvvia. Vi pare forse che ad Anfield Road o al Celtic Park manchino di passione, tifo e caldissime coreografie? Maddai.